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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Raccagni » «Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

«Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Aprile 2014
in Lombardia, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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 Bergamo, seminario degli orrori. Già altre vittime hanno denunciato abusi. Era a Endenna dall’ottobre del 2011. In terapia da otto anni. «Una ferita che sanguina da una vita»

«Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa.

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di Fabio Paravisi Donatella Tiraboschi

La Messa sembrava finita, invece no. Mancava ancora un ultimo gesto, poche parole da leggere su un foglio. Un macigno che pesava sul cuore del sacerdote da 30 anni. Don Alessandro Raccagni ha allontanato i chierichetti e poi ha letto quel foglio, e ogni parola era come una fucilata al cuore di chi stava ascoltando. Parole che parlavano di molestie subite in seminario, di una ferita che sanguina da una vita e, ancora, di un silenzio che doveva essere spezzato. Don Alessandro ha lasciato la sua parrocchia di Endenna e anche il sacerdozio, lasciando dietro di sé molti dispiaceri, tanti dubbi e una comunità «orfana» che chiede verità. Don Alessandro, 44 anni, parroco di Endenna dal 4 ottobre 2011, aveva finora tenuto dentro di sé il dramma e l’angoscia. Lo straziante ricordo delle molestie che dice di avere subito nel Seminario di Città Alta a metà degli anni Ottanta, un periodo in cui il giovane Alessandro era ancora minorenne (a quell’epoca il rettore del seminario era monsignor Roberto Amadei). Da allora ha trovato il coraggio di raccontarlo a uno psicologo che lo segue da otto anni e al padre Guido, che gli è stato vicino negli ultimi difficili mesi. Il prete indicato come responsabile degli abusi si sarebbe ritirato in pensione in un quartiere alla periferia di Bergamo, senza che nessuno gli abbia mai chiesto conto di ciò che avrebbe fatto.

È stato lo stesso don Alessandro, nei mesi scorsi, a decidere di scendere a Bergamo più volte e a parlare del problema con i vertici della Curia, manifestando anche la sua intenzione di lasciare l’abito sacerdotale se non avesse avuto le risposte che voleva. Risposte che evidentemente non sono arrivate, visto che alle 18 di sabato 15 marzo don Alessandro è salito all’altare per celebrare la Messa con quel foglietto in tasca. In uno dei banchi sedeva il padre, venuto da Cividino per dargli sostegno nel momento più difficile della sua vita. La grande chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, che ospita anche una teca con il cranio di San Barnaba, era piena. Al termine della funzione il parroco ha chiesto ai chierichetti di andare in sacrestia a cambiarsi, poi ha estratto il foglio e ha cominciato a leggere.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

«Sembrava che stesse parlando in termini generali, di vicende che succedono nella Chiesa e nel mondo», ricorda Daniela Ravanelli, che era seduta in uno dei primi banchi. Il parroco ha raccontato di ferite che ci si porta dietro e da cui non si riesce a guarire, di ragazzi che vengono abusati da persone di cui hanno fiducia, e di un seminarista che ha subito molestie senza che i responsabili siano stati puniti. E poi ha annunciato la sua intenzione di lasciare il sacerdozio. «Appena abbiamo capito che parlava di se stesso è calato il gelo, siamo rimasti tutti in silenzio», racconta ancora la donna. La stessa scena si è ripetuta il giorno dopo alla Messa delle 11. A chi gli chiedeva chiarimenti, il parroco avrebbe spiegato di non aver voluto parlare della vicenda finora per non dare un dolore alla madre, e di essersi deciso solo dopo la morte della donna, lo scorso 8 dicembre. Poi don Alessandro ha raccolto le sue cose e si è trasferito a casa del padre, a Cividino.

Quella stessa domenica la Curia ha nominato un amministratore parrocchiale (si tratta di don Cesare Micheletti, prevosto di Brembilla e a capo del Vicariato di Brembilla-Zogno) che si occuperà di gestire gli affari di quella che con i suoi 1.200 abitanti è la seconda parrocchia di Zogno fino alla nomina del nuovo parroco, prevista per settembre-ottobre. Dopo qualche giorno di sgomento, la comunità di Endenna ha reagito. Il Consiglio parrocchiale ha convocato una riunione alla quale hanno partecipato in tantissimi e alla fine è stato deciso di scrivere a Bergamo. «Non alla Curia, ma proprio al vescovo in persona – specifica uno dei responsabili -. È stato deciso di lasciare partire un parroco, e noi vogliamo capire perché. Così come vogliamo anche capire, ascoltando entrambe le versioni dei fatti, quale sia la verità». In 300 hanno firmato una lettera che è stata affissa sotto il porticato della chiesa parrocchiale. Gli abitanti di Endenna vogliono sapere che cosa di preciso la Curia e il vescovo stesso abbiano intenzione di fare per accertare le responsabilità dei fatti. Per questo il diretto interessato (che al telefono dice di essere ormai solo «Alessandro») non vuole parlare dell’accaduto: «Non vorrei con le mie parole pregiudicare il lavoro che i parrocchiani stanno facendo in questi giorni».

Commento asciutto da parte della Curia: «Non abbiamo ricevuto la lettera che don Alessandro ha letto in chiesa, se la riceveremo risponderemo – dice il segretario generale don Giulio Dellavite -. Ma per il momento non commentiamo la vicenda. Dovremo procedere a opportune verifiche e valutazioni».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.