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Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni: “Abusi umilianti”. Una macchia sul pontificato di Bergoglio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Marzo 2019
in World
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Mai prima d’ora un capo dicastero della Curia romana era stato condannato per abusi sessuali su minori. L’uomo chiamato a Roma da Papa Francesco ha presentato appello. Il giudice: “La sua condotta permeata di una sconcertante arroganza”. Da Lione al Cile, la sua vicenda non è l’unica che sta scuotendo la Chiesa cattolica

Il cardinale George Pell è stato condannato a sei anni di carcere per pedofilia. Nel giorno in cui ricorre il sesto anniversario di pontificato di Papa Francesco, il tribunale australiano ha pronunciato la sentenza nei confronti dell’ex prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede. Il cardinale è stato ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Pell, attualmente elettore in un eventuale conclave, è il più alto in grado nella Chiesa cattolica giudicato colpevole di pedofilia. Mai prima d’ora, infatti, un capo dicastero della Curia romana, seppure in congedo per potersi difendere nel processo, era stato condannato per abusi sessuali su minori.

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Tra l’altro, fino all’ottobre 2018 Pell ha fatto anche parte del Consiglio di cardinali che aiuta Bergoglio nella riforma della Curia romana. Una nomina che il Papa aveva fatto appena un mese dopo la sua elezione al pontificato, chiamando poi Pell a Roma per affidargli il prestigioso incarico di prefetto della Segreteria per l’economia. La condanna arriva poche settimane dopo il summit sulla pedofilia voluto da Bergoglio in Vaticano e al quale hanno partecipato tutti i presidenti delle Conferenze episcopali.

Il porporato, attualmente detenuto nell’Assessment Prison di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. “La sua condotta per crimini efferati – ha affermato nella sentenza il giudice della contea di Victoria, Peter Kidd – è stata permeata di una sconcertante arroganza. Considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta. Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciatedurate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazioneche ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”.

Pell ha presentato appello e il nuovo processo inizierà a giugno 2019. Intanto il Vaticano ha già annunciato che “dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. Un procedimento simile a quanto avvenuto recentemente con l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale dal Papa dopo essere stato condannato dall’ex Sant’Uffizio per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

La parabola di Pell si conclude, dunque, nel modo peggiore possibile con una macchia sul pontificato di Francesco. Già al suo arrivo nella Curia romana, il ranger, come lo aveva ribattezzato Bergoglio per i suoi modi decisi, era stato al centro di numerose polemiche. Pell fece spendere alla Santa Sede per la sua vita a dir poco lussuosa mezzo milione di euro in soli sei mesi. A lui il Papa aveva affidato la regia di tutte le riforme finanziarie del pontificato. Incriminato per pedofilia nel suo paese a metà del 2017, Pell aveva subito rassegnato le dimissioni. Ma Francesco le aveva respinte decidendo di congedare il porporato dai suoi incarichi in Vaticano affinché potesse tornare in Australia e farsi processare.

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Una nomina, quella di Pell nella Curia romana, che fin da subito aveva destato molto scalpore anche per un altro motivo. Nel 2010, infatti, Benedetto XVI aveva pensato proprio all’allora arcivescovo di Sydney per sostituire il cardinale Giovanni Battista Re nel ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi. Ma lo scandalo della pedofilia per Pell era già alle porte e i consiglieri di Ratzinger riuscirono a scoraggiare il Papa tedesco a procedere a questa nomina. All’epoca il sospetto era che il cardinale avesse coperto gli abusi di alcuni preti australiani. Mai che avesse commesso lui stesso reati di pedofilia.

Le vicende di McCarrick e Pell non solo le uniche che stanno scuotendo la Chiesa cattolica in queste settimane in merito agli abusi sessuali su minori. Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Il 18 marzo 2019 il porporato sarà ricevuto dal Papa al quale presenterà le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Proprio in Cile, Bergoglio ha dovuto azzerarel’episcopato a causa della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi. E non è escluso che in futuro lo scandalo degli abusi possa travolgere altri cardinali.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/13/pedofilia-il-cardinale-george-pell-condannato-a-6-anni-abusi-umilianti-una-macchia-sul-pontificato-di-bergoglio/5032914/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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