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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
17 Dicembre 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 6 mins read
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Di Francesco Zanardi

Facendo qualche riflessione, con un pizzico di meritata ironia voglio commentare quanto pubblicato sul sito CHIESADIMILANO.IT , in un articolo titolato “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”, nel quale la diocesi milanese dà una sua versione della vicenda che vede imputato con l’accusa di abuso di minore don Mauro Galli, un giovane sacerdote della diocesi che nel 2011 avrebbe abusato di un parrocchiano all’epoca dei fatti minorenne.

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Secondo “la verità dei fatti” esposti dalla Chiesa di Milano che, va detto, in questi mesi non ha mai replicato a un solo comunicato ufficiale della Rete L’ABUSO, si propone di fare chiarezza sull’articolo pubblicato da un quotidiano che non cita, probabilmente IL GIORNALE uscito per primo sul caso Galli e che a differenza di altri si è preoccupato di recarsi al processo e interpellare anche la presunta vittima.

Secondo CHIESADIMILANO.IT “L’articolo in questione omette dei fatti fondamentali per comprendere correttamente la vicenda. Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola “abuso” si manteneva distante dal racconto della vicenda.  E infatti solo nel luglio 2014 il legale della presunta vittima ha presentato la denuncia querela.”

Di qui ne deducono che: “Quindi né monsignor Mario Delpini, né monsignor Pierantonio Tremolada, né il cardinale Angelo Scola e altri responsabili dell’Arcidiocesi di Milano hanno coperto o insabbiato alcun reato.”

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Va detto che dopo tre anni di incontri e di denunce ben documentate dai nostri assistiti ma inascoltate dalla diocesi alla quale la presunta vittima e la famiglia da bravi cattolici si erano affidati, delusi, si rivolgono all’Autorità Giudiziaria ed è proprio da quei verbali che monsignor Mario Delpini in persona smentisce quanto scritto da CHIESADIMILANO.IT.

Nella deposizione, alla domanda: “conosce don Mauro Galli ?” monsignor Delpini risponde: “si lo conosco, appena nominato fu mandato a Rozzano (MI) presso la parrocchia di Sant’Ambrogio in qualità di diacono, non ricordo esattamente le date … mi sembra di ricordare gli anni 2010/2011, ricordo poi che verso il periodo di Natale 2011/2012 venne trasferito a Legnano presso la parrocchia di San Pietro dove ci rimase alcuni mesi, dopodiché fu ordinato presso l’ospedale Niguarda. IL TRASFERIMENTO DA ROZZANO A LEGNANO FU DECISO DA ME IN PERSONA a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano – Don Carlo Mantegazza – che mi aveva riferito di un ragazzo – di nome “Fausto” (nome di fantasia) – che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli. Don Carlo Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che “Fausto” (nome di fantasia) aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte. io sono quindi andato a Rozzano, ho convocato Don Mauro ”.

Ma la “verità dei fatti” secondo CHIESADIMILANO.IT continua perché poco più avanti, nel medesimo articolo nel quale sembrerebbe che nessuno avesse neppure immaginato lontanamente l’ipotesi di un abuso, si legge non solo che “nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto” ma che lo stesso “Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale”, ma dimenticano di dire che, naturalmente ai fini cautelativi, viene assegnato alla pastorale giovanile (sic).

Vien quasi da dire povero don Mauro, solo per aver dormito in un letto matrimoniale con un ragazzo è finito dallo psicologo… Chissà se in via cautelativa a Legnano gli hanno dato un letto singolo…

Ma non è finita, continuando a leggere “Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché.”

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Ma come? Poco sopra, nell’esposizione scrivono che “Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli” e adesso invece parlano del 2013 ?

…Passando alle altre testate, pressappoco simile a quello di CHIESADIMILANO.IT quanto riporta il giornale dei vescovi, Avvenire.

Pope Francis speaks with Italian journalist Andrea Tornielli aboard his flight from Rome to Havana in this Sept. 19, 2015, file photo. Tornielli conducted an interview with the pope on the topic of mercy. The interview is contained in a new book titled, “The Name of God Is Mercy.” (CNS photo/Paul Haring) See POPE-MERCY-INTERVIEW Jan. 11, 2016.

Più interessante invece la ricostruzione di Andrea Tornielli, per Vatican Insider, nel corpo ripresa con tutte le inesattezze di CHIESADIMILANO.IT ma alla quale si aggiunge un passaggio davvero originale che viene attribuito all’udienza dello scorso 12 dicembre.

Secondo il giornalista che non era presente, “Al processo è emerso che erano rimasti abbracciati. Ma sia la presunta vittima, sia il sacerdote, concordavano nell’escludere che fosse avvenuto un abuso e cioè che il prete avesse tentato un approccio sessuale molestando il ragazzo”.

Ero personalmente presente in aula lo scorso martedì e quello che è emerso è ben diverso, l’accusato, dopo aver abbracciato e palpeggiato il minore nelle parti intime, avrebbe tentato di penetrarlo senza però riuscirvi.

Durante l’udienza è stato più volte ribadito dai vari testi che fin da subito (dicembre 2011, gennaio 2012) il ragazzino era riuscito a dire che don Mauro lo abbracciava “da dietro”, sentiva il suo respiro sul collo, sentiva i suoi piedi che lo toccavano e che lui era paralizzato e non riusciva a muoversi. È stato ribadito che la mattina successiva ai fatti il ragazzo era in stato di shock e la scuola dovette chiamare sul posto di lavoro la madre perché andasse a prenderlo. È stato detto che nei giorni successivi a quella notte il ragazzino stava malissimo, si chiudeva spesso in bagno al buio, urlava, non era possibile avvicinarlo fisicamente, nemmeno la ragazzina che aveva allora poteva più abbracciarlo o avvicinarsi a lui. Difficile dire che “sia la presunta vittima, sia il sacerdote, concordavano nell’escludere che fosse avvenuto un abuso”. Concordavano cosa?

Sarebbe interessante sapere chi ha fornito quella dichiarazione a Vatican Insider, soprattutto il perché.

Sempre nella ricostruzione di Andrea Tornielli: “Dopo ulteriore riflessione l’autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili  a monsignor Mario Delpini ..… il 31 ottobre 2012, don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappella ospedaliera in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori”

Cosa si può intendere per “ulteriore riflessione”? Durante l’udienza è emerso che vi sono stati due incontri tra i familiari del ragazzino, un sacerdote della Parrocchia di Rozzano, e i vertici della Diocesi (il primo con mons. Pierantonio Tremolada e il secondo con mons. Mario Delpini: AGOSTO E SETTEMBRE 2012) al termine del quale mons. Delpini avrebbe dichiarato (ma è agli atti la documentazione) che non aveva fino ad allora compreso la gravità della situazione, nonostante la smentita del sacerdote della Parrocchia. Dunque nel 2012 sposta il don Galli a Niguarda, lontano dai minori, ma NON AVVIA ANCORA L’INDAGINE PREVIA come previsto dalle Linee Guida della Cei, anche in presenza di un presunto abuso.

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Altro particolare che emerge da entrambe gli articoli e che potrebbe aver persino violato l’accordo della riservatezza al quale ambo le parti sono vincolate, è la notizia che sarebbe stato don Mauro Galli a indennizzare la vittima e i suoi familiari escludendo la diocesi e la parrocchia, un particolare che in aula non è emerso in quanto la Corte, con prudenza, si è limitata a chiedere se ci fosse stato un accordo e la sola cifra, senza andare oltre.

Certo suona un po strano, nei verbali don Mauro si dichiara nullatenente, dove avrà mai preso quei soldi?

Forse è anche questa una delle tante imprecisioni di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”.

Zanardi


Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

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