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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Febbraio 2017
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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Inzoli non è un prete qualsiasi. E’ stato per trent’anni uomo di punta di Comunione e liberazione in Lombardia. Tra i fondatori di un’iniziativa importante come il Banco alimentare, rettore al Liceo linguistico Shakespeare di Cremona e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

Condannato a quattro anni e nove mesi per cinque episodi di pedofilia accertati (ma sono stati molti di più). I più piccoli tra le vittime avevano tra i 12 e i 13 anni, i più grandi tra i 14 e i 16.

Si comincia col non capire perché il tribunale abbia abbassato la pena richiesta dal procuratore (sei anni) malgrado il procuratore Roberto Di Martino avesse sottolineato: “Ci sono alcuni particolari terribili ! “.

Ma è sul versante ecclesiale che si scoprono i dettagli più inquietanti. I fatti giudicati in tribunale risalgono ad un periodo tra il 2004 e il 2008. Quando scoppiò lo scandalo e le autorità vaticane appurarono l’indiscussa verità delle accuse, papa Ratzinger dispose la sospensione a divinis di Inzoli.

Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno ripetutamente proclamato tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

Tra il 2004 e il 2013 ben 884 preti responsabili di abusi sono stati svestiti dell’abito talare come risulta da un rapporto vaticano al comitato Onu contro la tortura, presentato nel 2014. Quali sotterranee pressioni (Cl non è certo la piccola confraternita di una sperduta parrocchia di provincia) hanno fatto sì che sotto il pontificato di Bergoglio la pena radicale sancita da Benedetto XVI sia stata addolcita e trasformata per Inzoli in pena perpetua ad una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”, ridandogli però lo status sacerdotale ? In partica la “mano dura” venne applicata a Don Inzoli con fermezza vietandogli esclusivamente di dire messa in pubblico…..una cosa a dir poco atroce !!

Ma scavando ancora si scopre che da parte vaticana il nostro eroe non venne mai denunciato alle autorità civili le quali intervennero solo a seguito due esposti presentati dalle famiglie di alcune vittime.

Il procuratore inviò subito una richiesta di rogatoria internazionale alla Santa Sede per ottenere gli atti del processo canonico o in subordine di conoscere il nome delle persone coinvolte per poterle interrogare.

Tempo e fatica sprecati, dopo ben quattro mesi la richiesta viene seccamente respinta senza altra motivazione che: “Gli atti istruttori e processuali sono sub segreto pontificio !” Amen.

Fortunatamente la Procura, per altre vie, riesce a sentire una trentina di testimoni e a individuare un centinaio di episodi di violenza sessuale commessi dal prete di CL, reati per la maggior parte ormai prescritti, al di fuori dei più recenti cinque che consentono il rinvio a giudizio.

Per decenza non vengono qui riportati i particolari emersi !

Mentre la procura attende, inutilmente, la risposta alla rogatoria, Don Inzoli viene immortalato mentre partecipa ad un convegno anti-gay denominato: “Difendere la famiglia per difendere la comunità” patrocinato dalla Regione Lombardia, e le foto lo ritraggono in seconda fila dietro a Roberto Maroni e al “celeste” Formigoni (di cui pare fosse uno dei confessori).

Questo la dice più lunga del necessario su quale sia la “fermezza” con la quale il Vaticano intende procedere contro la pedofilia eccelsiastica.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.