Don Luciano, la ragazzina conferma tutto

Don Luciano, la ragazzina conferma tutto
30 gennaio 2010
| Giovanni Ciolina

Avrebbe avuto un unico attimo di esitazione al momento di riconoscere l’orto di proprietà del prete da una foto scattata in notturna. La presunta vittima di attenzioni morbose da parte di don Luciano Massaferro ha invece rievocato puntualmente, e secondo un racconto già fornito alla psicologa del Gaslini e alle compagne della parrocchia, i tre contatti sessuali avuti con il sacerdote alcuni mesi fa. Ha finito stremata, stanchissima, il suo interrogatorio, ma ora è fuori dai giochi, almeno sotto il profilo processuale.

È stato eseguito ieri l’incidente probatorio nell’ambito della vicenda su presunte violenze sessuali subite dalla parrocchiana e per le quali don Lu è in carcere da un mese e la testimonianza della giovane è ormai prova dibattimentale. La situazione è stata quindi cristallizzata.

La ragazzina, assistita dall’avvocato Mauro Vannucci, che proprio ieri ha depositato la nomina di difensore della parte offesa, in veste della mamma della minore, ha ribadito la sequenza e le modalità dei tre episodi di cui sarebbe rimasta vittima.

Episodi avvenuti sullo scooter del prete, in canonica e nella baracca di collina e durante i quali don Luciano Massaferro avrebbe costretto la ragazzina a toccargli le parti intime.

«Dall’incidente probatorio – commentano gli avvocati Mauro Ronco ed Alessandro Chirivì che difendono il sacerdote -sono emerse palesi, stridenti, numerose ed insanabili contraddizioni».

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/30/AMEtCkKD-conferma_luciano_ragazzina.shtml

sabato 30 gennaio 2010
IERI POMERIGGIO L’INCIDENTE PROBATORIO SUL CASO DEL PARROCO DI ALASSIO ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE

Don Luciano Massaferro parroco di Alassio

In una stanza la verità della bambina
Nessun commento dalla Procura. I difensori di don Lu:
emerse molte contraddizioni
Nei suoi undici anni mai è stata adulta come ieri pomeriggio, nemmeno quando avvenivano, o lei immaginava, i fatti che hanno portato in carcere a Chiavari don Luigi Massaferro, il parroco quarantacinquenne di Alassio. In una stanza asettica, ripresa da una telecamera, la bambina ha ripetuto a uno specialista il racconto che già aveva fatto alla psicologa del Gaslini. E oltre la telecamera – come dietro uno specchio magico – c’erano il giudice per le indagini preliminari, Emilio Fois, il pm Alessandra Coccoli, i difensori del sacerdote Mauro Ronco e Alessandro Chirivì con il loro consulente.
Piccola e forse stupefatta dell’attenzione che la circonda e la preme da dicembre, la bambina sapeva che il suo racconto in qualche modo era valutato, giudicato – giudicata lei stessa – dal mondo degli adulti.
Non era affannata, non spaventata. Con lo sforzo dei semplici di fronte a un’impresa della memoria o la quiete dei candidi di fronte a ricordi sentiti per certi, si è ancora una volta inoltrata sui sentieri sfociati in pagine giudiziarie: «Lo toccavo… », «Mi diceva…». Un pomeriggio al rallentatore, senza pressioni, senza metterle fretta, misurando la sua aderenza alla realtà del momento e a quella del ricordo.
A fine giornata gli avvocati Ronco e Chirivì hanno rilasciato una dichiarazione lapidaria come una parola fine: «Sono emerse palesi, stridenti, numerose e insanabili contraddizioni nei racconti della presunta persona offesa, tali da minarne definitivamente ed irrimediabilmente la sua credibilità e attendibilità».
Il capo della Procura savonese, Francantonio Granero, abito grigio e sorriso appena accennatodietro la scrivania del suo ufficio, non ha commentato, si è limitato a un’osservazione più di stile che di contenuti:
«Mi pare palese una scelta di processo condotto rapidamente attraverso le dichiarazioni ai media più che con gli strumenti che la legge fornisce per dibattere il caso dentro questi uffici e aule». Nulla da dire sull’esito
dell’incidente probatorio con la bambina protagonista: «Ho parlato con la collega Coccoli, che ha seguito il pomeriggio e mi ha riferito molto serena».
Per la gente di Alassio, per i parrocchiani fedelissimi difensori di don Luciano la giornata di ieri è una sorta di anticipo di sentenza di proscioglimento.
Non è così veloce. Mentre il parroco aspetta l’ok per la visita almeno del suo vescovo, la Procura e il Gip devono ancora mettere in fila molti pezzi della vicenda.
C’è il computer con i file dell’hard disk cancellati. Di per sé non è determinante, accende interesse se inserita tra le deposizioni di don Lu, tra quelle che le accuse considerano non soltanto contraddizioni ma anche dichiarazioni spontanee («a una parrocchiana psicologa chiesi di seguire la piccola», «i vicini mi dissero che era una famiglia litigiosa e aggressiva») smentite agli uomini della Squadra Mobile dalle stesse persone chiamate in causa.
E per la bambina c’è ancora un passaggio tra occhi, registratori, voci degli specialisti. Come disposto dal gip Fois ci sarà quella che sbrigativamente viene definita «perizia psichiatrica ». Più o meno: non è un’imputata per la quale stabilire se capace o no di intendere o volere. E’ una presunta parte lesa, in un’età in formazione.
Se ieri si è misurato, con tatto, il suo narrare, il nuovo appuntamento sarà una sorta di «diagnosi» generale della sua «attitudine a testimoniare». La credibilità. Dato oggettivo, non giudizio fra angelo violato o spudorata mentitrice. Vuol dire un altro passo in una inevitabile, progressiva solitudine nel mondo adulto. Un nuovo passo, difficile più per la sua inconsapevolezza giudiziaria che per tutti gli altri.

Marco Neirotti

Da ww.LaStampa.it del 30 Gennaio 2010

http://www.alassiofutura.com/2010/01/ieri-…probatorio.html

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