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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bari » Pedofilia, il cardinale Barbarin accusato di aver insabbiato violenze di un prete sugli scout

Pedofilia, il cardinale Barbarin accusato di aver insabbiato violenze di un prete sugli scout

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Agosto 2018
in Scout
Reading Time: 2 mins read
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Città del Vaticano – «Abbi il coraggio di dimetterti». Mentre in Italia il dossier pedofilia rimane sottotraccia e silente, visto che non è mai deflagrato a livello nazionale nonostante i diversi casi che in questi anni hanno interessato tanti tribunali civili (Savona, Milano, Napoli, Brindisi, Taranto, Potenza solo per citarne alcuni), in Francia esplode con forza e si riapre il caso del cardinale Barbarin, accusato di avere insabbiato il caso di un prete pedofilo. Il dibattito nazionale è stato aperto da un sacerdote, Piere Vignon, della diocesi di Valenza che ha lanciato sui social una petizione per domandare all’arcivescovo di Lione di dare le dimissioni proprio per come in passato ha gestito il caso del pedofilo padre Preynat.

L’iniziativa di Vignon è la risposta diretta alla lettera che il Papa ha inviato «Al popolo di Dio» due giorni chiedendo maggiore energia per debellare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Barbarin è già finito nei guai con la giustizia civile  per non avere denunciato il prete orco, anche se l’arcivescovo si è sempre difeso sostenendo di avere fatto tutto quello che era in suo potere. Barbarin sarebbe venuto a conoscenza delle violenze sugli scout solo nel 2007 anche se i fatti incriminati si riferiscono ad un periodo precedente (tre il 1986 e il 1991). Le associazioni delle vittime non gli risparmiano feroci critiche per come ha  gestito la denuncia.

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Nel 2016 Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il cardinale Barbarin. Pochi giorni dopo l’udienza l’arcivescovo di Lione ha rilasciato una intervista in cui spiegava che il pontefice gli dava fiducia dicendogli che non doveva dimettersi. Barbarin riferiva: «È vero, mi ha detto in generale Francesco,  che non è facile giudicare i fatti decenni dopo, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo campo, non può esserci prescrizione».

Barbarin sarà chiamato a comparire in tribunale assieme al cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Due anni fa il tribunale di Lione aveva archiviato la posizione di Barbarin ma altre vittime hanno presentato un secondo ricorso, con il conseguente passaggio ancora da definire in aula.

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_francia_vaticano_barbarin-3927169.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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