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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Scandalo in Vaticano, un vescovo sotto processo canonico per pedofilia

Scandalo in Vaticano, un vescovo sotto processo canonico per pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Agosto 2017
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Per la prima volta il Vaticano potrebbe condannare e ridurre allo stato laicale un alto prelato, monsignor Apuron, accusato di aver molestato dei chierichetti negli anni Settanta.

Per la prima volta nella storia il Vaticano potrebbe condannare un vescovo accusato di pedofilia: se ritenuto colpevole, potrebbe essere dimesso allo stato laicale, subendo la più grave sanzione per un religioso comminata dalla Chiesa. A finire sotto processo è Anthony S. Apuron, di 72 anni, l’arcivescovo di Guam, una isola dell’Oceano Pacifico. Apuron era, forse, l’uomo più potente dell’isola: “avere problemi con Apuron voleva dire avere problemi con Dio” ha detto uno dei suoi accusatori.

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Le norme canoniche sono chiare: solo la Congregazione per la Dottrina della Fede può indagare su arcivescovi e vescovi, per questo il processo deve tenersi a Roma. Norme che sono state rafforzate, a tutela delle possibili vittime, sotto il pontificato di Benedetto XVI e che vengono seguite anche da papa Francesco. Al momento, non si conosce lo stato né la tempistica della procedura, che avrà conseguenze esclusivamente sotto il punto di vista canonico e non civile, cioè non comporterà una condanna al carcere a danno dell’arcivescovo. La conclusione del processo era attesa per l’inizio dell’estate, ma sembra che i tempi si siano allungati.

Monsignor Apuron, che tuttora è a capo dell’arcidiocesi di Agana anche se il Vaticano lo ha già privato di ogni potere reale, deve rispondere di decine di accuse di stupro ed abuso sessuale nei confronti di chierichetti, avvenuti soprattutto negli anni Settanta. Oltre cento i casi finora denunciati a Guam, una isola con circa 180mila abitanti, in cui l’85 percento della popolazione è cattolica ed in cui si trovano 26 parrocchie. La Chiesa cattolica, dunque, ha un enorme potere nell’isola pacifica. Quattordici i religiosi coinvolti dalle accuse. Finora monsignor Apuron ha negato ogni implicazione personale, dicendo no a qualsiasi ipotesi di accordo con le presunte vittime o di patteggiamento nelle numerose cause civili che lo riguardano.

Negli scorsi mesi papa Francesco ha spedito a Guam il cardinale Raymond Leo Burke per effettuare delle investigazioni. E’ evidente che il risultato del processo canonico influirà enormemente nella direzione che prenderanno le cause civili che, in realtà, vanno molto a rilento perchè un giudice dopo l’altro, in un territorio così piccolo, ha dovuto rinunciare a presiedere la corte avendo legami diretti con l’Arcidiocesi, con l’arcivescovo o con le vittime.

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Qualsiasi sia la conclusione del processo, monsignor Michael Jude Byrnes, che sta sostituendo Apuron nelle sue funzioni, ha già spiegato che è impossibile che quest’ultimo torni alla guida della Chiesa di Guam. “Sarebbe un disastro” ha detto, riferendosi al fatto che ormai il danno di immagine all’Arcidiocesi ha raggiunto dimensioni enormi. “Sono convinto – ha continuato – che questa arcidiocesi non riuscirà a trovare pace finchè non sarà chiaro che Apuron non è più il vescovo.” In realtà, i tentativi di far rimuovere Apuron dal Vaticano sono stati infruttuosi: a Roma si pretende che ci sia una formale condanna prima di costringerlo a farsi da parte.

Intanto, negli scorsi giorni, è scoppiato uno scandalo nello scandalo. Uno degli inviati del Vaticano a Guam per indagare sul caso Apuron, è stato a sua volta accusato di molestie sessuali. Si tratta di padre Justin Wachs, che nel 2014 avrebbe toccato le parti intime di altro uomo e gli avrebbe inviato messaggi dal testo spinto. Padre Wachs, che aveva l’incarico di incontrare gli abitanti di Guam che avevano accusato Apuron si è subito dimesso dall’incarico ed è rientrato a Roma. “E’ una orribile rottura del patto di fiducia, questo potrebbe gettare il processo canonico in uno stato di limbo. – ha detto il rappresentante di una associazione che cura gli interessi di vittime di pedofilia, il Survivor Network of those Abused by Priests – Come si può credere che sia un processo giusto se questi sono gli uomini che se ne devono occupare? Alle vittime era stato detto che gli uomini che li interrogavano in assenza dei loro avvocati erano degni di fiducia.”

http://www.fanpage.it/scandalo-in-vaticano-un-vescovo-sotto-processo-canonico-per-pedofilia/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.