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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Verità sulla setta Forteto, basta silenzio

Verità sulla setta Forteto, basta silenzio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Agosto 2017
in Toscana
Reading Time: 6 mins read
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Non fabbricava solo formaggi, ma era teatro di abusi sessuali su minori. La cooperativa Forteto dopo tutti gli orrori commessi è ancora viva e vegeta e fattura milioni. Mentre i politici dormono, il Papa riceve in udienza le vittime della setta. Verità sul Forteto, basta silenzio.

Il Senato a maggio ha dato il via libera all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti avvenuti nella setta, ma ora il voto passa alla Camera. Le vittime sono in attesa inoltre di sapere la data della discussione alla Cassazione. Nel frattempo il Forteto continua indisturbato a produrre e ad esportare i propri formaggi in tutto il mondo.

Insomma, l’incredibile vicenda della cooperativa agricola Il Forteto continua a infliggere dolore anche oggi. Sono moltissime le vittime che non hanno ricevuto nemmeno un euro di risarcimento e Roberto Fiesoli, detto “il profeta”, capo della setta, nonostante la condanna a sedici anni di galera, è a piede libero.

Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione vittime del Forteto

Notizia di questi giorni è l’incontro di Papa Francesco previsto per il 30 agosto con le vittime del Forteto, un passo avanti in questo mare di silenzio, o quanto meno un primo segnale di riconoscimento ufficiale della tragedia. Sputnik Italia per fare il punto sulla situazione ha raggiunto Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione Vittime del Forteto.

— Il Papa incontrerà le vittime del Forteto. Sergio, avete chiesto voi l’udienza, com’è andata?

— La notizia per noi è meravigliosa, è il frutto di un percorso che abbiamo iniziato un paio di anni fa con una lettera al Papa, poi con un incontro con il Cardinale Betori e poi con la recente visita di Bergoglio nel Mugello a Barbiana dove ha fatto scuola Don Lorenzo Milani.

In quell’occasione avevamo scritto al Cardinale di ricordarsi di noi per farci partecipare alla visita del Santo Padre. Ci hanno risposto che il Papa non avrebbe avuto in quel caso abbastanza tempo da dedicarci, poi ci hanno scritto che si sarebbero impegnati ad organizzare una visita privata. Noi volevamo molto far sapere al Papa che anche Don Lorenzo Milani e quel luogo erano stati contaminati dal Forteto, basta pensare ai libri scritti al Forteto dove si parla di continuazione dalla scuola di Barbiana al Forteto stesso.

La scuola di Barbiana, dai lavori elettrici al giardinaggio, per un certo periodo era stata gestita dal Forteto. Rodolfo Fiesoli, detto il profeta, era presente nell’istituzione Don Milani nel Cda. Ci sembrava opportuno un segnale di condanna e di distanza, questa storia la racconteremo direttamente a Roma.

— È comunque un segnale positivo che il Papa parli con voi?

— È molto importante perché si tratta di un riconoscimento. Se il Papa ci vuole vedere, vuol dire che la Chiesa riconosce la nostra denuncia. Io spero che poi ci sia un movimento anche sul fronte politico. La benedizione spirituale è importante per le persone che hanno subito i drammi del Forteto, dall’altro canto spero che i politici, i quali hanno dormito finora, si sveglino e facciano qualcosa.

— Sul fronte politico che cosa si è fatto?

— C’è stata una sentenza di primo grado con condanna a 17 anni e mezzo per Rodolfo Fiesoli. In secondo grado i condannati sono diventati dieci, la condanna al Fiesoli è diventata più corta di un anno, la sostanza è stata comunque consolidata. Un anno fa è uscita la seconda commissione regionale che ricondanna la vicenda e si pone l’obiettivo di individuare le responsabilità politiche e istituzionali a causa delle quali per 40 anni non è successo niente nonostante le denunce, la sentenza europea del 2000 dei diritti dell’Uomo, la sentenza dell’85 contro il Fiesoli per abusi specifici su minori. Fra i reati del Fiesoli: masturbava disabile alla presenza di minorenni. È scritto nero su bianco nei reati al primo processo. Dopo la sentenza a questo signore sono stati mandati quasi 100 bambini dalle istituzioni. Questa è una vergogna incredibile e nessuno riesce a spiegarsi il perché.

— A che punto sta la Commissione Parlamentare a la Cassazione?

— Dopo la sentenza di secondo grado di luglio 2016 siamo ancora in attesa di sapere la data della discussione alla Cassazione. Stanno dormendo e so che il Forteto si è preso i migliori cassazionisti d’Italia da un punto di vista di parcelle, che verranno pagati con il sangue di chi è stato privato di ogni diritto in quella vicenda. Siamo in attesa e speriamo si muova qualcosa dopo la pausa estiva. Non abbiamo nemmeno la data della discussione.

Sul fronte politico c’è stato un risultato positivo di recente al Senato, dopo il diniego del 2015 della mozione Bergamini che chiedeva il Commissariamento, appoggiato fra l’altro da tutte le forze dell’opposizione. A maggio al Senato dopo un faticoso percorso è stato votato a favore, penso al lavoro del questore M5S Bottici che ha fatto una sorta di pressing a Grasso. È arrivato l’ok unanime del Senato e ora manca la Camera, speriamo il Papa porti fortuna.

— Il Forteto è tuttora vivo e vegeto, l’azienda continua a produrre formaggi e a venderli in giro per il mondo. Chi compra questi formaggi non può nemmeno immaginare in che luogo siano stati prodotti, una setta dove venivano fatti abusi sessuali su minori. È paradossale, no?

— È un paradosso. I mercati internazionali che prendono i prodotti dal Forteto, dall’Oceania, Stati Uniti, gli Emirati penso non siano a conoscenza della genesi dell’azienda, che è andata avanti nonostante gli orrori emersi nella sentenza. Non sappiamo con esattezza che cosa avviene ora in quel luogo, sappiamo che i minori non vengono più affidati. Sappiamo che non si può scindere la realtà cooperativa dalla comunità-setta, questo lo dice la sentenza.

Non mi risulta che mai sia uscita da parte della Lega delle Cooperative una presa di distanza netta sugli orrori pregressi, mi risulta che i condannati e i falsi testimoni vivano ancora nella Cooperativa, non so a che titolo. Il movimento delle cooperative sia esso Lega che Confederazione non ha mai chiesto un incontro con l’associazione vittime del Forteto.

So che all’interno della Cooperativa è nato qualche bambino, cosa che seconda la filosofia del Forteto era proibita. Lì le donne e gli uomini non si potevano guardare, perché la donna era considerata il male del mondo, i rapporti potevano essere solo omosessuali. Non è mai nato un bambino (salvo un paio d’incidenti di percorso tra giovani sfuggiti al controllo), venivano presi dall’esterno. Va detto, parliamo di un branco di malati di mente socialmente pericolosi ed è la politica che, leggendo le sentenze, deve far sì che la comunità venga sciolta.

— Il Fiesoli è sotto arresto o è in libertà?

— Non si sa esattamente perché, non siamo super esperti di diritto, ma Fiesoli non è in prigione. Nonostante la condanna a 16 anni e 10 mesi hanno ritenuto che Fiesoli potesse essere libero. Lui può fare e vedere chi vuole fino alla sentenza definitiva. Si è stabilito in un paesino vicino al Forteto, si sta accreditando molte persone, le capacità manipolatorie certo non gli mancano, recentemente ha aiutato un parroco a prendere le offerte in una chiesa, anche questo andrà detto al Papa.

— Qual è il messaggio che vorresti lanciare da parte delle vittime del Forteto? Qual è la vostra speranza?

— Noi speriamo in un riconoscimento pubblico da parte delle istituzioni. Vogliamo le scuse da parte delle istituzioni. Bisogna che i media nazionali ne parlino, molta gente ancora non sa se queste storie sono vere o meno, non vanno a leggersi le sentenze. Le istituzioni devono farsi carico delle persone che hanno vissuto quest’esperienza e che sono state messe lì dalle istituzioni, un luogo dove non dovevano stare.

Dopo la sentenza definitiva dell’85 al Forteto non dovevano mandare neanche un bambino. I bambini che hanno vissuto al Forteto oltre ad avere una vita distrutta, hanno problemi nell’autodeterminarsi ed organizzarsi una vita futura. C’è bisogno di aiutarli da un punto di vista psicologico. Il Forteto ha rovinato la vita a cento bambini e in totale a più di mille persone.

— Che cosa vorreste esattamente?

— Servono risorse per aiutarli. La straordinarietà della vicenda Forteto, la sua pervasività, il maltrattamento istituzionale ormai appurato, rendono necessario un altrettanto straordinario rimedio istituzionale, ad oggi l’assessore alla sanità Saccardi ha per due anni aperto un bando per la riparazione e il sostegno alle vittime. Solo che siamo alla fine del secondo anno che scade ad ottobre, le risorse sono sempre poche ed a oggi non abbiamo certezza se continuerà.

Questa cosa ci fa riflettere e ci chiediamo perché il Presidente Rossi così come gli enti locali hanno scelto di non chiamare come responsabile civile la cooperativa. Eppure la corte ha condannato in solido anche l’azienda, perché come scritto in sentenza, erano la faccia della stessa medaglia.

Le poche parti civili che l’hanno fatto sono state risarcite, ma si sa se non si chiede non si può ottenere. Forse con quelle risorse la Regione Toscana avrebbe potuto aiutare le vittime per il tempo necessario, ed anche sciogliere la comunità. Moltissimi non hanno nemmeno avuto il diritto ad un euro di risarcimento per sopraggiunta prescrizione. Lo Stato a mio avviso dovrebbe farsene carico, dovrebbe chiedere scusa e dovrebbe pagare per gli errori fatti dai suoi rappresentanti o far pagar quest’ultimi, invece si fanno le carriere.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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