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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Aprile 2017
in World
Reading Time: 4 mins read
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Un’ex alunna del collegio per sordi della città mendozina di Luján de Cuyo ha aggiunto tre accusati alla lista di preti, suore ed impiegati pedofili. Il “fratello” Giuseppe Spinelli nella mira?

La settimana scorsa ci sono state novità nella causa giudiziaria per la quale sono già detenute cinque persone accusate di avere commesso abusi sessuali ed altri maltrattamenti su una ventina di bambine e bambini tra i 4 ed i 17 anni nell’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

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Come abbiamo già informato, giovedì una giovane di 23 anni (che ha studiato lì fino all’anno 2006) ha dato testimonianza davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana ed ha confermato che ha sofferto ripetute violenze da parte di tre uomini nell’Istituto. Secondo quanto emerge dalle sue dichiarazioni, uno di questi uomini potrebbe essere un sacerdote o qualcuno molto relazionato con la gerarchia cattolica, poiché al momento di commettere gli attacchi sessuali vestiva come un prete.

Questa nuova dichiarazione ha provocato un nuovo giro nella causa, elevando a nove il numero delle persone imputate di avere commesso gli abusi o meglio di essere partecipanti necessari di essi. Questi tre nuovi accusati si aggiungono ai preti  Nicola Corradi ed Horacio Corbacho e gli impiegati del Provolo Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez (tutti detenuti -Corradi agli arresti domiciliari-) e alla suora giapponese Kosaka Kumiko, latitante da varie settimane.

Los nombres de los tres nuevos acusados no trascendieron públicamente e incluso algunos medios dijeron, basándose en “fuentes judiciales”, que la joven no los recordaría. En lo que sí coinciden las versiones es en que la víctima detalló los rasgos físicos de sus atacantes e incluso aseguró que uno de ellos utilizaba vestimenta religiosa.

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Il pubblico ministero Stroppiana ha detto al quotidiano Clarín, dopo avere ascoltato la testimonianza della giovane di 23 anni, che il suo compito ora è “analizzare questa nuova testimonianza ed ottenere altre prove per procedere ad ulteriori imputazioni”. Per questo nella mattina di venerdì si è diretto alla sede del Provolo (attualmente chiusa), accompagnato da rappresentanti delle parti e da una macchina scavatrice.

Dopo avere rimosso la terra da un giardino della proprietà (indicato dalla giovane come il luogo dove ha visto seppellire corde, catene e materiale pornografico più di dieci anni fa) il pubblico ministero ha detto che non si sono ottenute prove. Tuttavia la testimonianza della vittima ha apportato molte precisazioni e dati rilevanti. Per caso, ha identificato in un’ispezione oculare una soffitta nella quale era stata condotta per una sessione di tortura sessuale dai tre uomini accusati. Questa soffitta, si precisa, non è la stessa che era già stata identificata come “la casetta di Dio” da altre vittime.

Chi è e dove sta il “fratello Giuseppe”?

Il prete italiano Nicola Corradi oggi passa i suoi giorni detenuto in una casa di Mendoza. Ed è molto difficile che possa schivare il processo penale che lo vede protagonista di decine di abusi sessuali e torture fisiche e psicologiche.

Ma Corradi, oggi di 82 anni, abusava bambine e bambini da almeno 50 anni, quando nella sede madre del Provolo di Verona ha cominciato ad avere sotto la sua tutela decine di bambini sordi. Varie delle sue vittime italiane, già adulte, lo hanno denunciato nel 2009 davanti al Vaticano insieme ad altri preti e “fratelli” (così si denomina uno dei gradini inferiori a quello di sacerdote nella categoria ecclesiastica).

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Tra questi “fratelli” si trovava Giuseppe Spinelli, il quale come Corradi ed altri pedofili dovettero partire verso le sedi del Provolo d’Argentina quando le successive lamentele e rumori per i loro abusi sessuali hanno cominciato a macchiarli dentro le loro congregazione.

Secondo varie fonti, Spinelli si è trasformato nella mano destra di Corradi nella sede del Provolo di La Plata, dove sono caduti direttamente dall’Italia nel decennio del 70. Anni dopo, verso la fine degli anni 90, entrambi si istallarono nella sede di Luján de Cuyo che cominciava le sue funzioni come istituto per sordi e ipoacustici.

Negli ultimi anni Spinelli ha acquisito un costante basso profilo nel Provolo di Mendoza, al punto che molte persone vicine all’istituzione assicurano di non conoscerlo né averlo mai visto. E c’è chi assicura che il suo ostracismo sarebbe causato da un debole stato di salute che quasi lo porta alla morte una decina di anni fa.

Tuttavia, nessuno può affermare con sicurezza se Spinelli è ancora in Mendoza, o se è tornato qualche volta a La Plata o anche se è andato a passare i suoi ultimi anni nella sua Verona natale (anche questa ultima è poco probabile a causa del fatto che le denunce che lo hanno scacciato da lì non si dimenticano). Inoltre, nessuno può assicurare fino ad ora che Spinelli sia ancora vivo.

Di fronte alle nuove denunce di una giovane ipoacustica di 23 anni sugli abusi sessuali sofferti nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, alcune domande si impongono.

Visto che la sua permanenza nella sede di Luján de Cuyo coincide temporalmente con la recente denuncia della giovane di 23 anni, è Giuseppe Spinelli (o il “fratello Giuseppe”, come si è fatto sempre chiamare in Argentina) uno dei nuovi accusati?

Sarà arrestato Spinelli, sia per i suoi crimini sessuali commessi in Italia o per avere coperto e chissà commesso questi stessi crimini in Argentina?

Se non è tra gli accusati, ha qualcosa da dire su tutto questo Spinelli o pensa di portarsi tutta la sua memoria ed il suo vissuto alla tomba?

Una cosa è certa. Abbia o no violato bambine e bambini in Argentina e sia o no ancora nel paese, Giuseppe Spinelli è oggi un pezzo importante di questo puzzle di terrore.

Bisognerà vedere se il Potere Giudiziario (che già accumula 1.500 fogli in un faldone al rosso vivo) è a tempo per trovarlo, domandargli del suo passato ed il suo presente e tirargli fuori anche solo dei ritagli di verità.

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Guarda il documentario Non abuserai (il comandamento negato nella Chiesa di Francesco)

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-nuevas-denuncias-contra-viejos-abusadores

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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