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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Como » «Le voci erano sempre più insistenti»

«Le voci erano sempre più insistenti»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Luglio 2016
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LUGANO – «Le voci sui comportamenti immorali del sacerdote erano sempre più insistenti, allora decisi di trasferirlo in un’altra parrocchia». Il vescovo emerito di Lugano Pier Giacomo Grampa era a capo della Curia quando, nel 2011, l’allora parroco di Magliaso fu condannato per pedopornografia. Ieri il 65enne, a processo alle Assise criminali (la sentenza è attesa per domani), ha ammesso di avere abusato più volte di una minorenne e di altri ragazzi. «Eravamo informati sulle sue tendenze – ammette oggi Grampa – ma cosa potevamo fare? In mancanza di una decisione della magistratura, non mi sono sentito di ergermi al di sopra della giustizia civile».

Il sacerdote in questione, però, era già stato condannato nel 1988 per “atti di libidine con fanciulli”.

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«All’epoca ero rettore del Collegio Papio di Ascona. Non ho alcuna conoscenza di quali decisioni siano state prese in merito»

Si arriva al 2001. In quell’anno la Curia ricevette delle lettere che mettevano in dubbio il comportamento del sacerdote. 

«Non le conosco. Posso dire che dopo il 2004, anno in cui fui nominato Vescovo, iniziarono a farsi sempre più insistenti le voci sulla sua condotta peccaminosa. Ci fu un’inchiesta della magistratura che si chiuse con un non luogo a procedere. A quel punto presi il provvedimento di trasferire questa persona dalla parrocchia di Bodio».

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Perché non sospenderlo, invece? 

«Lui si faceva forte del non luogo a procedere della magistratura. Ripensandoci oggi, avrei potuto iniziare allora il processo di sospensione dall’ordine religioso, ma lui diceva di sentire ancora forte la propria vocazione»

La sua moralità era però in discussione. La stessa comunità di Bodio se n’era accorta.

«Se ci ergiamo al di sopra della giustizia civile veniamo criticati, se non lo facciamo venivamo criticati. All’epoca il trasferimento in un’altra parrocchia sembrò un provvedimento adeguato».

Che fu adottato con la massima discrezione.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

«Non si fanno i comunicati stampa per i peccati».

E così arriviamo al 2011. Nella nuova parrocchia, il sacerdote…

«Fu beccato con le mani nella marmellata. A quel punto siamo intervenuti irrevocabilmente, decidendo per la sospensione. Da allora questa persona non è più un sacerdote, ha fatto quello che ha fatto come curatore della minorenne in questione, che gli era stata assegnata dall’Autorità regionale di protezione, un organo civile».

Per quanto riguarda la Curia, ci sono stati altri casi di trasferimenti da una parrocchia all’altra, per motivi analoghi?

«No, fu l’unico caso. C’è stato naturalmente il caso di Gordola dove si andò a processo. Ma nessun altro trasferimento di questo genere almeno dei dieci anni in cui sono stato vescovo»

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1098244/-Le-voci-erano-sempre-piu-insistenti-/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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