Contrordine: i mosaici di Marko Rupnik a Lourdes vanno coperti definitivamente. Il vescovo di Tarbes e Lourdes Jean-Marc Micas ha smentito il rettore della Basilica del Rosario Michel Daubanes che, tre settimane fa, aveva annunciato che i mosaici dell’ex gesuita abusatore sarebbero stati coperti soltanto per i giorni della visita del papa, il 26 e 27 settembre. Monsignor Micas, unico tra i vescovi ad essersi esposto sullo spinoso tema della rimozione delle opere di Rupnik, al momento ancora sotto processo ecclesiastico per abusi sessuali nei confronti di una trentina di donne, ha infatti dichiarato a La Dépêche che «i discussi mosaici dell’ex gesuita Ivan Marko Rupnik saranno tutti coperti e rimarranno tali anche dopo la visita (del papa)». Non solo: la commissione istituita da Micas e Daubanes nel 2023 per decidere il da farsi ha ingranato la marcia e proporrà soluzioni alternative ai mosaici a marchio Rupnik. Parola del vescovo Micas:
«I mosaici resteranno coperti dopo il pellegrinaggio del Santo Padre. Al termine di esso verrà avviata una nuova riflessione. L’attuale commissione sarà ampliata, coinvolgendo in particolare artisti e teologi, per riflettere sul futuro della facciata della basilica.
Di opere di Rupnik ce ne sono ovunque nel mondo ma si parla sempre di quelle di Lourdes: questo fatto evidenzia la dimensione simbolica del messaggio di Lourdes in rapporto alle vittime di violenza sessuale. E ci dà una responsabilità unica».
Un colpo di scena che non ha mancato di suscitare reazioni positive nel mondo cattolico e di riaccendere qualche speranza nelle vittime di Rupnik, che vedono nella decisione del vescovo di Tarbes e Lourdes un segno di attenzione della Chiesa e soprattutto la possibilità che il processo a Rupnik si celebri davvero e si concluda infine con una condanna.
Come interpretare questo cambio di passo? La prima considerazione da fare mi pare di puro buon senso: accogliere il papa in visita apostolica a Lourdes davanti agli occhi neri del Cristo di Rupnik sarebbe stato troppo imbarazzante e avrebbe esposto Prevost ai fischi e alle critiche di chi accusa la Chiesa di non far nulla per le vittime. Lasciare il papa predicare sullo sfondo dei mosaici dell’abusatore seriale sotto processo canonico avrebbe fatto passare il messaggio che papa Prevost protegge Rupnik esattamente come faceva il suo predecessore Francesco.
Coprire i mosaici della vergogna era quindi un passo obbligato. Coprirli soltanto per la visita papale, per poi affrettarsi a togliere i pannelli e restituirli alla vista dei pellegrini appena il papa avesse lasciato Lourdes, suonava però troppo ipocrita e devono essersene accorti persino in diocesi se il vescovo Micas ha pensato di correggere il tiro dopo l’iniziale proposta del rettore Daubanes.
Anche perché durante la sua visita apostolica in Francia, il papa incontrerà alcune vittime di abuso sessuale: i dettagli non sono ancora stati resi pubblici ma sappiamo dal programma che un incontro si svolgerà proprio a Lourdes nel pomeriggio di domenica 27 settembre. Sarebbe stato troppo stridente ripetere le solite parole di comprensione e incoraggiamento davanti alle opere di Rupnik, che più di ogni altro in questi ultimi anni è diventato il simbolo dell’incapacità della Chiesa di prendere una posizione chiara sugli abusi clericali.
Insomma, l’occultamento dei mosaici sulla facciata della Basilica del Rosario è soltanto un’operazione di immagine o il segno, come sperano le tante persone che sono state abusate dall’ex gesuita, che la sorte di Rupnik è ormai segnata, ecclesiasticamente parlando? Difficile pensare che sia una fuga in avanti del vescovo Micas, che pure non ha mai nascosto il desiderio di fare piazza pulita delle ingombranti opere dell’artista sloveno, tanto che papa Francesco lo aveva persino convocato, a fine giugno 2024, per dirgli di darsi una calmata. Pochi giorni dopo, il 2 luglio, Micas si era dovuto limitare a togliere l’illuminazione notturna ai mosaici ma era evidente che non sarebbe finita lì. Infatti, il 31 marzo 2025 (quando papa Francesco era ormai in fin di vita) aveva cominciato a coprire quelli sulla porta d’ingresso e ora, complice la visita papale, è pronto a completare l’oscuramento delle opere.
Per capire siamo di fronte alla preparazione del set che accompagnerà non solo la visita papale ma anche la dimissione dallo stato clericale dell’artista abusatore si dovrà aspettare la fine del processo. Ricordiamo che al momento l’ex gesuita è ancora a tutti gli effetti un sacerdote della Chiesa cattolica, dato che, dopo la sua espulsione dalla Compagnia di Gesù nel luglio 2023, è stato prontamente incardinato nella diocesi di Capodistria.
Un altro elemento da non dimenticare è che le vittime di Rupnik, nel nome delle quali è stata istituita la commissione diocesana a Lourdes e oggi si coprono i mosaici della Basilica, non sono state ammesse nel processo che pure le riguarderebbe in quanto parti offese. Ma si sa, la giustizia ecclesiastica funziona diversamente da quella civile e la parte lesa – le persone che dall’imputato sono state ferite, violentate, la cui vita è stata spesso definitivamente stravolta – non ha nemmeno il diritto di conoscere l’esito del processo canonico.
Infine, per avere un quadro più preciso della situazione al momento attuale, è bene sapere che per un’autorità ecclesiastica che agisce coprendo i mosaici di Rupnik, ce ne sono decine che non solo non muovono un dito in questa direzione ma anzi, continuano a diffonderne le opere. Un esempio è proprio di questi ultimi giorni al meeting di Rimini, dove si è visto un Cristo di Rupnik “vegliare” sulle reliquie di Teresa di Lisieux:

Per non parlare di tutti gli altri santuari e chiese nel mondo – sono più di duecento – in cui le opere di Rupnik (mosaici, affreschi e quadri) sono tuttora esposte, se non addirittura ancora in fase di realizzazione, come ad Aparecida, in Brasile – anche con il beneplacito di papa Leone (tutta la storia l’abbiamo raccontata qui).
L’incontro del papa con le persone vittime del 27 settembre a Lourdes è ancora strettamente riservato ma la stampa francese ha confermato che è stato organizzato con l’Association des victimes de Notre Dame de Bétharram, un’associazione che si è costituita per denunciare le centinaia di abusi e violenze commesse dalla Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, una cittadina a pochi chilometri da Lourdes. Si tratta di abusi di pedofilia, commessi su bambini, non nei confronti di donne adulte: nessuna vittima di Rupnik, quindi, incontrerà il papa. Insomma, la tradizione di ignorare le donne che hanno denunciato il potente sacerdote e artista, iniziata da Francesco, viene confermata da Leone.
(Foto: particolare del mosaico della Basilica di Lourdes)
https://federicatourn.substack.com/p/i-mosaici-della-vergogna-imbarazzano








