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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Sesso con minorenne, archiviata la posizione di don Marino per gli abusi dopo i 14 anni

Sesso con minorenne, archiviata la posizione di don Marino per gli abusi dopo i 14 anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Giugno 2016
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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Per il Giudice del Tribunale di Larino, Daniele Colucci «la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino». Queste una parte delle motivazioni che hanno indotto Colucci ad archiviare la posizione dell’ex parroco di Portocannone Marino Genova, accusato di abusi di atti sessuali nei confronti della minorenne. In particolare è stata archiviata la posizione riguardante gli anni che vanno dai 14 in poi. A nulla son valse le perizie di parte portate in aula lo scorso 2 febbraio. «E’ un errore giudiziario, oltre che un torto morale, di proporzioni enormi», è il commento dell’avvocato della vittima, Arturo Messere.

di Alessandro Corroppoli

Portocannone. «Don Marino Genova non era uno psicologo, non poteva conoscere la psicologia della Vitale e quindi non abilitato nel somministrare il Minnesota». Con questa motivazione, il giudice del Tribunale di Larino, Daniele Colucci, ha archiviato ilfilone processuale che ha visto protagonista l’ex parroco di Portocannone nel periodo in cui Giada Vitale aveva già compiuto i 14 anni. Archiviazione che ha dato ragione, quindi, alla pubblica accusa che ne aveva chiesto l’archiviazione, sostenendo che non si poteva dimostrare la non consensualità nel periodo in cui Giada aveva tra 14 e 16 anni. Contrariato l’avvocato difensore della Vitale, Arturo Messere. «Questo è un clamoroso errore giudiziario oltre che un torto alla mia assistita».

I processi che vedevano imputato don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, erano due: uno relativo al periodo in cui Giada Vitale aveva meno di 14 anni, e l’altro relativo agli anni successivi. Entrambi con la stessa accusa: atti sessuali con minore. Lo scorso 26 gennaio, presso il Tribunale di Larino è stata celebrata la prima udienza dibattimentale del processo principale, che prende in esame i presunti abusi di natura sessuale avvenuti quando la presunta vittima era praticamente una bambina. Prima che un minore compia 14 anni, infatti, non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. Giada Vitale perciò, che ha denunciato il sacerdote quando ha compiuto 17 anni, sarebbe una vittima dell’istinto erotico di un adulto indipendentemente dalle circostanze e dalle modalità dell’approccio. Processo che continuerà il prossimo 19 luglio, sempre a Larino.

Dieci giorni fa invece, dopo l’udienza del 2 febbraio, è arrivata l’archiviazione da parte del giudice Daniele Colucci per il secondo filone processuale. Quello riguardante quando la Vitale aveva già compiuto 14 anni. La vicenda era stata riaperta con una perizia atta a dimostrare la estrema vulnerabilità della ragazzina anche dopo il compimento del quattordicesimo anno di età, dovuta a gravi lutti familiari e a una situazione personale di grande fragilità. Il 2 febbraio del 2016 in aula era stata portata la documentazione per chiedere il processo sempre per atti sessuali con minore anche in relazione agli anni successivi, considerando che «il consenso ad atti di natura sessuale da parte di un minorenne in questo caso non può essere ravvisato in alcun modo», dichiara il consigliere regionale, ed ex tutore pubblico dei minori,Nunzia Lattanzio, da sempre vicina a Giada Vitale.

«E’ un errore perchè non è stata capita la continuità dell’abuso sessuale ricevuto e la completa soggiogazione della mia assista nei confronti del prete», commenta Messere. Così, nonostante le perizie portate in aula abbiano confermato tutte le difficoltà e la non maturità sufficiente della Vitale a comprendere cosa stesse facendo, per il Giudice di Larino «la mia assistita era in grado di poter scegliere, e quindi partecipare in maniera consapevole all’atto sessuale – conclude Messere-. Questo, ripeto, è un errore giudiziario e ripartirò da qui il prossimo 19 luglio quando in aula dibatteremo del periodo nel quale la mia assistita aveva meno di 14 anni».

La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali.Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”.

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=22261

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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