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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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di Francesco Bonazzi

In una delle scene più azzeccate del “Caso Spotlight”, il film sulla pedofilia nel clero americano che ha vinto l’Oscar, il cardinale di Boston convoca il nuovo direttore del locale Globe, ebreo e per questo sospettato di muoversi per pregiudizio religioso, e gli regala un catechismo per adulti. Insomma, lo invita a convertirsi e a non rompere le scatole. Eppure, anziché fare proselitismo in mondo tanto arrogante, sarebbe bastato aprire quel catechismo per ripassare alcuni concetti semplici e chiari: “Non commettere atti impuri” (sesto comandamento) e “Chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina” (Matteo, 18,6). Le regole spesso ci sono già, basta rispettarle. E le regole negli Stati Uniti sono importanti. Da quelle parti barare e mentire sono crimini (da noi decisamente un po’ meno). Forse sarà per questo che lo scandalo della pedofilia dall’altra parte dell’Oceano è una ferita ancora aperta. Una ferita che ha prodotto un film molto bello come questo, scritto da Tom Mc Carthy e Josh Singer, e che ha costretto la Chiesa cattolica a rinnovarsi (e a svenarsi). La vicenda raccontata dal film è venuta fuori nel 2002 ed è stato grazie a un’inchiesta da manuale, di quelle come si facevano sulla carta stampata quando i giornalisti avevano il tempo di lavorare su un caso anche per diverse settimane.

COPERTURE – Il Boston Globe, con un team di “inchiestisti” chiamato appunto “Spootlight”, riesce a inchiodare 90 sacerdoti dell’arcidiocesi e accusa il cardinalBernard Francis Law di aver coperto i preti pedofili. Alla fine Law verrà trasferito a Roma, dove fino al 2011 è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Non esattamente una diminutio. Ma si sa, la misericordia è una virtù. Il problema degli abusi sui minori nella Chiesa nord-americana, tuttavia, non riguardava solo il New England. Nel 2004, nel pieno degli scandali sulla pedofilia, la conferenza episcopale Usa affidò uno studio mirato al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York per tentare di dare dei contorni più precisi al fenomeno. Ebbene, l’indagine confermò la fondatezza di 6.700 accuse nei confronti di 4.392 preti statunitensi tra il 1950 e il 2002, ovvero circa il 4% del totale. Gran parte dei casi erano stati maneggiati dalle varie diocesi nella massima segretezza, con risarcimenti diretti alle famiglie in cambio del silenzio totale. Ma dopo l’inchiesta del Boston Globe furono in molti a prendere coraggio e a uscire dall’ombra e dalla vergogna.

SBANCATI – Qualche flash. La diocesi di Fairbanks, in Alaska, ha dovuto pagare un risarcimento a 150 vittime, per fatti avvenuto tra il 1950 e gli anni Ottanta, e alla fine ha dichiarato bancarotta. Per gli stessi motivi, ha finito per portare i libri in tribunale anche la diocesi di Milwaukee, nello stato del Wisconsin. Decine di casi sono emersi a Filadelfia, in Pennsylvania, e a Chicago la Chiesa ha patteggiato (o versato su condanna) circa 80 milioni di dollari, per un totale di circa 250 casi di pedofilia. A Los Angeles sono stati scoperti 113 sacerdoti, che nel 2007 sono “costati” alla loro diocesi la cifra-monstre di 660 milioni.

LE SCUSE – Appena vinto l’Oscar, Michael Sugar, produttore de “Il caso Spotlight”, si è rivolto al Vaticano: “Papa Francesco, è ora di proteggere i bambini e di restaurare la fede”. Diciamolo, per la Chiesa di Roma questo film di enorme successo è un pugno nello stomaco perché riaccende i riflettori su uno scandalo planetario e riapre ferite ricucite a fatica e con esborsi di denaro notevoli. In ogni caso, è giusto ricordare che già due papi hanno risposto sulla pedofilia negli Usa. Ad aprile del 2008, Benedetto XVI andò a Washington in visita a George Bush e disse: “Proviamo una profonda vergogna e faremo tutto il possibile perché questi fatti non si ripetano più”. Quanto a Bergoglio, ha fatto cose impensabili fino a qualche anno fa. Lo scorso 27 settembre, a Philadephia, ha voluto incontrare alcune vittime di preti pedofili e poi ha arringato duramente i vescovi: “Sappiate che mi vergogno per questi abusi, Dio piange. E i responsabili dovranno renderne conto”. Poi, certo, l’industria del cinema americano non fa mai sconti al Vaticano, dal Padrino parte terza, ad Angeli e Demoni fino a questo Spotlight da Oscar, passando per i meno noti Philomena di Stephen Frears e il durissimo Dogma di Kevin Smith.

L’ammissione di Pell. In Australia fatti tremendi

di Giorgio Ferrini

Nelle stesse ore in cui “Il Caso Spotlight” conquistava la statuetta dorata dell’Oscar per il miglior film, c’era un cardinale che deponeva proprio in un processo sui casi di pedofilia. Non è stato mediaticamente fortunato George Pell, scelto da Papa Francesco come suo ministro dell’Economia per dare un segnale di rinnovamento e trasparenza nelle segrete stanze vaticane, ma ancora inseguito dall’onda lunga degli scandali sessuali avvenuti quando guidava l’episcopato australiano. Scandali  che ovviamente non dispiacciono più di tanto ai suoi avversari tra le Mura leonine (vedi articolo a fianco). Pell, 75 anni a giugno, ha testimoniato in videoconferenza dall’Hotel Quirinale di Roma davanti alla Commissione d’inchiesta australiana sulla risposta delle istituzioni agli abusi sessuali su minori avvenuti negli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della prima di quattro deposizioni, che andranno tutte in scena in questi giorni, a partire dalle 22. Subito dopo la seduta di esordio, il porporato si è fatto ricevere da Bergoglio, al quale ha spiegato la propria linea difensiva.

MEA CULPA – Nella prima deposizione Pell non si è nascosto dietro a un dito. “La Chiesa cattolica ha commesso errori tremendi, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi e ha deluso i fedeli”, ha ammesso l’ex arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney, ora prefetto degli Affari economici del Vaticano. Dopo di che  ecco quasi uno slogan:  “Non sono qui a difendere l’indifendibile”. In quei giorni la Chiesa era “fortemente propensa” a prendere per buone le smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione”, ha continuato Pell, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat, in cui era viceparroco e assistente del vescovo Ronald Mulkearns.

TRASFERIMENTI – Alla sua prima deposizione hanno assistito 14 vittime di abusi sessuali. Il cardinale ha ammesso che la maniera in cui il prete pedofilo Gerald Ridsdaleè stato trasferito da una parrocchia all’altra, invece di essere denunciato alla polizia, è stata una “catastrofe” che gli ha consentito di continuare ad abusare di ragazzini. Ridsdale oggi è in carcere dopo essere stato condannato per 138 capi d’imputazione ai danni di ben 53 vittime. Che cosa c’entra con lui Pell? Solo una coincidenza: avevano condiviso l’alloggio quando erano giovani sacerdoti appena ordinati. Va detto che la modalità delle deposizioni è stata scelta per via delle condizioni di salute che  in questa fase non consentono a Pell di affrontare un lungo viaggio. Ma come ha raccontato Andrea Tornielli su Vatican Insider, il cardinale s’è comunque trovato in compagnia, visto che in albergo c’erano alcuni seminaristi australiani e una delegazione delle vittime che aveva organizzato una colletta per godersi la diretta italiana dell’audizione.
Il ministro dell’Economia è divenuto sacerdote nel 1966 ed è diventato ben presto uno dei consiglieri di Mulkearns, accusato di aver sistematicamente insabbiato le denunce di pedofilia che toccavano  alcuni preti della sua diocesi. Non solo, l’ex vescovo avrebbe perfino nascosto dei documenti compromettenti, ovviamnente per il “buon nome” della Chiesa tutta. Va detto che invece a Pell viene solo addebitato di aver ospitato, in una zona dell’arcidiocesi della quale era responsabile, un sacerdote pedofilo. In Australia è però ritenuto da molti uno che “non poteva non sapere”,anche se lui ha sempre negato di essere stato a conoscenza tanto degli abusi quanto dei trasferimenti prudenziali di pedofili.

Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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