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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La diocesi che protegge i preti pedofili

La diocesi che protegge i preti pedofili

A Treviri il vescovo Stephan Ackermann e i vertici ecclesiastici hanno fatto la guerra ai sacerdoti che si battevano per denunciare le molestie sessuali compiute dai religiosi cattolici.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2012
in World
Reading Time: 6 mins read
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Mantenere i segreti e insabbiare lo scandalo invece che rivelare le molestie dei preti pedofili. Sembra questa la vera missione della diocesi diretta dal vescovo Stephan Ackermann, il responsabile della Cei tedesca per lo scandalo degli abusi commessi dai sacerdoti cattolici.  Nella diocesi di Treviri alcuni sacerdoti accusati di molestie sessuali sono stati coperti dal porporato secondo le rivelazioni di Der Spiegel, che evidenzia come anche i religiosi che vogliono chiarire questo scandalo siano condannati al silenzio dai vertici ecclesiastici, e perseguitati con metodi paramafiosi.

IL PRETE CONTRO LA CHIESA – Padre Klauss Gorges è un prete di cinquantasei anni che ha servito la Chiesa per moltissimi anni. Una volta svolgeva la sua missione con gioia ed entusiasmo, mentre oggi è sconvolto ed intimidito dall’atteggiamento dei suoi superiori. Il motivo di questo stato emotivo è molto chiaro: padre Klaus ha provato a chiarire tre casi di pedofilia avvenuti nella sua parrocchia a St. Martin a Köllerbach, ma gli è stato praticamente impedito di farlo. Il sacerdote è indignato per il comportamento dei decani e dei suoi superiori, indignato per le azioni del vescovo di Treviri Stephan Ackermann e per quelle dell’ordinariato. Padre Gorges, che ha un’impostazione conservatrice, ha sfogato tutta la sua delusione in una lettera scritta ai vertici della Chiesa cattolica. In questa missiva  il sacerdote rimprovera alle gerarchie ecclasiastiche di non voler insabbiare e non chiarire lo scandalo della pedofilia, e chiede di fare pulizia all’interno della diocesi di Treviri. Nella Chiesa è piuttosto inusuale che un prete critichi così aspramente i suoi superiori in modo pubblico. Ma padre Gorges non è solo nella sua critica. Da quando  Der Spiegel ha riportato i ripetuti casi di sacerdoti noti pedofili impiegati come se nulla fosse all’interno della diocesi retta da Stephan Ackermann, il vescovo di Treviri ha subito molte accuse a livello mediatico e non. La Chiesa cattolica continua a non trovare la pace auspicata, perché nel rapporto con lo scandalo degli abusi sessuali ha imparato molto meno di quanto dice di aver fatto all’esterno. E non solo a Köllerbach. In una lettera aperta i fedeli di un’altra parrocchia si sono lamentati per il comportamento di Ackermann, che “finora non ha effettuato nessun chiarimento sui casi” né nei confronti dei cattolici né nei confronti delle vittime. Colloqui individuali sono stati negati, collaboratori della Chiesa intimiditi, così come misure di chiarimento procrastinate nel tempo oppure del tutto impedite. “Questi modi di agire scandalosi e profondamente non cristiani devono finire una volte per tutte”, protestano i fedeli cattolici.

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LA CONFESSIONE PER MOLESTARE – Padre Gorges è stato nominato parroco della comunità di S. Martin nel 2007. Il sacerdote appartiene alla fratellanza di Pietro, un ordine molto conservatore, ed ovviamente le sue posizioni non dispiacevano alla diocesi per il suo nuovo incarico. Nella primavera del 2010 il religioso ha appreso fatti concreti su tre suoi colleghi responsabili di terrificanti molestie sessuali. Uno di questi aveva abusato di una bambina di cinque anni, un altro invece si era approfittato ripetutamente di una ragazzina minorenne. La giovane aveva detto durante la confessione che il proprio padre la molestava sessualmente, e il religioso l’aveva abusata ricattandola su questa rivelazione. Gorges aveva immediatamente informato la direzione della diocesi di Treviri su questi misfatti compiuti da sacerdoti. Proprio in quel periodo il vescovo Ackermann era stato nominato dalla Cei tedesca responsabile per i casi di abusi sessuali compiuti da preti cattolici.  Un chiarimento sugli episodi denunciati da padre Gorges però non c’è mai stato, e il religioso è stato sollevato dal suo incarico dallo stesso Ackermann. Al posto di inchieste sulle sue scoperte solo silenzio. La stessa cosa è capitata ad un altro sacerdote di una parrocchia vicina dello stesso comune, Guido Ittmann. Il religioso era stato informato da padre Gorges sugli abusi compiuti da loro colleghi, e si era messo all’opera per cercare prove per una denuncia formale. Un fratello di una vittima aveva confermato gli abusi subiti dalla sorella e  la versione di padre Gorges. Padre Ittmann ha così presentato un esposto alla magistratura nell’estate del 2010, ma la diocesi di Treviri ha preferito non aiutarlo, coprendo il caso.

METODI MAFIOSI CONTRO CHI LOTTA CONTRO I PEDOFILI – Anche la ragazza vittima delle attenzioni sessuali dei sacerdoti ha denunciato i due religiosi insieme a suo padre, ma il vescovo di Treviri ha preferito affidarsi alla prescrizione dei reati, evitando qualsiasi chiarimento sul caso, e pure una difesa della vittima. Al contrario la diocesi ha messo sempre più sotto pressione i preti che tentavano di portare alla luce vicende sconvolgenti commesse da veri e propri mostri in tonaca. Padre Ittmann ha ricevuto lettere anonime, nelle quali era minacciato di violenza fisica. Sconosciuti hanno depositato davanti alla sua porta un sacco colmo di animali morti, mentre cadaveri di pipistrelli sono stati collocati nell’acquasantiera della sua chiesa. Nella parrocchia da lui guidata sono pure state messe in giro voci per le quali il religioso avrebbe dovuto chiedere scusa per misfatti compiuti in passato. Niente di vero, ma la diffamazione anonima ha colpito come si era prefissata di fare. Dopo un anno e mezzo di mobbing e di inutili richieste d’aiuto alla diocesi il sacerdote si è dato per vinto, e a Pasqua del 2011 padre Ittmann ha lasciato Köllerbach. Il vice vicario generale lo ha informato in forma scritta che le sue rivelazioni avrebbero dovuto essere formalizzate alla luce del suo congedo.

LA DIOCESI PREFERISCE I MOLESTATORI – Già a marzo del 2010, così ha riportato il sacerdote, l’allora responsabile del personale della diocesi di Treviri, e incaricato dello scandalo degli abusi, Rainer Scherschel, aveva telefonato a Guido Ittmann per informarlo che “è stato deciso di tenere fuori dalla diocesi le storie di molestie sessuali di Köllerbach. Per questo il sacerdote avrebbe dovuto attenersi alla decisione dei vertici ecclesiastici e smettere ulteriori indagini sui casi. Padre Ittmann racconta a Der Spiegel, che gli era praticamente caduto il telefono dalla mano.” Non potevo assolutamente comprendere, che questa era davvero la reazione della diocesi ai sospetti di abusi sessuali compiuti dai sacerdoti.” Il “Noi” espresso dal vice vicario Rainer Scherschel si riferiva ovviamente alla decisione del vescovo di Treviri Ackermann.  Il vescovo avrebbe  smentito un suo interessamento nei casi di Köllerbach in un colloquio personale avuto con padre Ittmann. Stephan Ackermann gli avrebbe detto che si era comportato nel modo giusto, ma il vescovo di Treviri si è apparentemente dimenticato che ha un obbligo di assistenza anche nei confronti delle vittime dei preti pedofili della sua diocesi, che sono state da lui completamente ignorate. La diocesi di Treviri ha preferito non commentare queste rivelazioni. Dopo che le vittime e i preti che tentavano di aiutarle sono stati intimiditi, i rappresentati dei vertici ecclesiastici di Treviri hanno minimizzato i misfatti della parrocchia di Köllerbach, definendoli come semplici dicerie, per le quali non ci sarebbero stati indizi concreti. In verità uno dei presunti colpevoli di abusi avrebbe ammesso le molestie in un’inchiesta interna tenuta finora segreta e svoltasi in presenza dell’arcivescovo Robert Brahm nel 2011. Ma questo religioso è ancora attivo nella parrocchia dove ha compiuto le molestie tenute nascoste. Anche questa informazione non è stata né confermata né smentita dalla diocesi di Treviri.

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PONZIO PILATO VIVE A TREVIRI – La reazione del porporato è piuttosto burocratica, perché la diocesi di Treviri si dichiara semplicemente non competente per i fatti successi a Köllerbach. “All’epoca dei fatti né i preti accusati né le vittime degli abusi erano in qualche modo collegabili al vescovo di Treviri, e siccome nessuna richiesta d’aiuto formale è stata fatta, non era possibile “ per la direzione della diocesi effettuare colloqui o offerte d’aiuto”. Padre Ittmann e padre Gorges si trovano ora sotto pressione. Il presunto autore delle molestie influenza in modo molto importante la vita nella comunità di Köllerbach. Uno dei sacerdoti accusati è stato già condannato nel 200 a Friburgo e nel 2011 in Svizzera per abusi sessuali. L’altro prete invece dice ancora Messa a Treviri nonostante  il divieto comminatogli per un precedente caso di molestie. In un colloquio telefonico con Der Spiegel ha preferito non fare commenti sulle accuse nei suoi confronti, rimarcando solo che sui fatti di Köllerbach non è mai stato interrogato dalla diocesi, con la quale non ha più rapporti dal 2007.I preti che hanno scoperchiato il caso invece si sono scoperti impotenti di fronte al vescovo Ackermann. Padre Ittmann si è ritirato nella sua diocesi natale, come parroco ausiliario, e soffre per la pressione della sua Chiesa. “Non può essere vero, che l’incaricato per i casi di pedofilia nasconde sotto il tappeto gli abusi che si verificano a casa sua”. Anche padre Gorges è scoraggiato dalla vicenda. “Le circostanze emerse sono mostruose e infangano la Chiesa”. In realtà Stephan Ackermann è competente per il suo potere pastorale. Infatti i due sacerdoti accusati non avrebbero un superiore chiaramente definito, e di conseguenza le loro azioni cadono sotto la responsabilità del vescovo sotto al quale operano al momento, ovvero nella diocesi all’interno della quale lavorano. Anche il terzo prete accusato ricade sotto la competenza di Ackermann, poiché svolge il suo incarico in una comunità della diocesi. Ma un giorno dopo la pubblicazione della lettera di padre Gorges è arrivata una telefonata, che gli ha comunicato il divieto di esprimersi sugli abusi di Köllerbach. E’ questo il chiarimento della Chiesa cattolica secondo Der Spiegel.

http://www.giornalettismo.com/archives/238150/la-diocesi-che-protegge-i-preti-pedofili/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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