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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Lo Stato finanzia gli oratori ma non chiede il certificato antipedofilia

Lo Stato finanzia gli oratori ma non chiede il certificato antipedofilia

Firmato un protocollo d'intesa fra il ministro per lo Sport Abodi e il presidente della Cei Matteo Zuppi: gli oratori sono un «presidio insostituibile» ma chi vigila sui volontari?

Federica Tourn by Federica Tourn
10 Luglio 2026
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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La notizia è passata inosservata e si capisce facilmente perché: qualche giorno fa il governo ha deciso una grande iniezione di denaro pubblico per strutture possedute e gestite dalla Chiesa. Stiamo parlando degli oratori, che hanno ricevuto come finanziamento extra ben 50 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, il principale strumento con cui lo Stato italiano finanzia interventi per ridurre i divari economici e sociali nel Paese, che si vanno ad aggiungere ai 19,5 milioni di euro già previsti per il quadriennio 2025-2028.

Per sostenere le attività sportive e «valorizzare la funzione educativa degli oratori» nei territori più marginalizzati, infatti, il 1° luglio è stato firmato un protocollo d’intesa tra il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi. Questi 50 milioni saranno utilizzati per riqualificare gli impianti sportivi degli oratori e per generiche attività ludiche e ricreative e le parrocchie contribuiranno con una quota trascurabile di cofinanziamento del 15 per cento.

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Nonostante la Cei riceva ogni anno dallo Stato circa un miliardo di euro dal cosiddetto “otto per mille”, il governo ha sentito il bisogno di un’iniezione aggiuntiva di denaro pubblico perché gli oratori, secondo quanto ha dichiarato Abodi, sarebbero centrali nel modello sportivo italiano, «autentici presìdi educativi, sociali e di comunità». Tanto centrali e determinanti che il ministro è fiero di dichiarare che con questo protocollo si stabilisce un record: «Per la prima volta nella storia repubblicana – ha spiegato – destiniamo risorse così significative a questo patrimonio della nostra nazione: investire negli oratori significa investire nei bambini, negli adolescenti e nei giovani, offrendo loro luoghi sicuri e gratuiti dove crescere attraverso lo sport, costruendo relazioni e alimentando il senso di comunità. Insieme alla Conferenza Episcopale e alla rete delle Diocesi trasformiamo il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, riconosciuto dalla nostra Costituzione, in opportunità concrete per il presente e il futuro delle giovani generazioni e per la coesione nei territori».

Siamo di fronte al salto di un secolo. Il governo elimina il ruolo dello Stato laico dalla sua prospettiva e delega alla Chiesa il compito di occuparsi di bambini e ragazzi, soprattutto ora che sono liberi dalla scuola, in virtù di un’asserita e non comprovata virtù degli oratori «quali presìdi educativi, sociali e aggregativi», di cui riconosce «il ruolo strategico nel contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile, attraverso la promozione della pratica sportiva e dei corretti stili di vita».

Quasi 70 milioni di euro di fondi pubblici per luoghi di aggregazione confessionali: una cifra significativa per spazi che forse sono gratuiti (o quasi) ma che vengono definiti un po’ troppo sbrigativamente «sicuri». Quello che non viene mai detto, infatti, è che per le migliaia di volontari che animano oratori, campi grest estivi e attività parrocchiali non c’è l’obbligo di richiedere il cosiddetto “certificato antipedofilia”, cioè la garanzia che l’operatore che si sta occupando di tuo figlio ha la fedina penale pulita quanto a reati sessuali.

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Secondo il decreto legislativo 39 del 2014, che recepisce una direttiva europea del 2011, i datori di lavoro sono obbligati a verificare che le persone persone condannate per reati sessuali non possano svolgere attività professionali che comportano contatti con minori. Questo obbligo vale per i dipendenti ma non sussiste per i volontari, che quindi possono fare attività con i minori senza il controllo del certificato penale.

Eppure i volontari degli oratori e dei grest estivi, che sono a contatto con bambini e bambine tutto il giorno, non sono una componente marginale degli oratori ma l’ossatura, la spina dorsale che regge tutta l’impalcatura delle attività parrocchiali.

Quanti sono? Difficile dirlo: i numeri del Foi, il Forum oratori italiani, sono un po’ datati ma si stimano circa 150mila volontari impegnati nei seimila oratori italiani, fra animatori adolescenti, giovani educatori, catechisti, allenatori sportivi, accompagnatori, operatori di attività ricreative e altri adulti che collaborano in vario modo alle attività.

E quanti sono i minori che frequentano gli oratori estivi? Anche qui non è facile fare i conti ma i numeri sono alti: secondo un articolo di Vita, nel 2018 sono stati due milioni i bambini e ragazzi che hanno preso parte alle attività degli oratori estivi, assistiti da 350mila volontari adolescenti.

Secondo invece quanto riporta Agensir il 1° luglio scorso, lo stesso giorno della firma del Protocollo fra governo e Cei, nella sola diocesi di Milano quest’estate si contano 25mila volontari adulti e un migliaio di altri educatori per 250mila ragazzi:

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un migliaio di oratori aperti fra giugno e luglio per offrire accoglienza, gioco, escursioni, momenti educativi, spiritualità a 250mila ragazzi. 42mila gli animatori adolescenti, 3mila giovani educatori. Ma anche 25mila volontari adulti e circa mille figure educative tra sacerdoti, consacrate ed educatori professionali. Sono i numeri degli oratori estivi della diocesi di Milano.

Prima di riempire di denaro gli oratori, «autentici presìdi educativi, sociali e di comunità», come ha detto il ministro Abodi ringraziando il cardinale Zuppi, il governo avrebbe fatto bene a garantirne la sicurezza, estendendo il “certificato antipedofilia” anche alla schiera di volontari che li tengono in piedi stando tutto il giorno con i bambini. Il problema è che per la Cei imporre questa regola di buon senso violerebbe «la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa» garantita dall’articolo 2 del Concordato del 1985. Ovviamente la Chiesa potrebbe di sua iniziativa esigere il certificato antipedofilia dai suoi volontari, ma diciamo che non è nello stile della Cei.

Delegare alle parrocchie, oltre allo sport e alla ricreazione, anche la protezione dei minori da aggressioni pedofile potrebbe rivelarsi imprudente: la cronaca insegna che i precedenti non sono propriamente rassicuranti.

(Foto di Erika Giraud su Unsplash)

https://federicatourn.substack.com/p/lo-stato-finanzia-gli-oratori-ma

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Federica Tourn

Federica Tourn

Federica Tourn è giornalista professionista; come freelance si è occupata soprattutto di migranti, religioni, diritti umani, mafie, femminismo. Ha scritto reportage da diversi paesi, dalla Siria al Libano, dalla Bosnia all’Ucraina; ha collaborato fra gli altri con Diario, D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Marie Claire, Famiglia Cristiana, Pagina99, Eastwest, FQ Millennium, Huffington Post UK, Geographical. Insieme ad altre donne, nel 2007 ha pubblicato per l’editrice Claudiana La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi e nel 2020 per le edizioni Aut Aut ha scritto Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Su Jesus cura le rubriche “Ecumene” e “Le Straniere”. Per Domani dal 2022 si occupa dell’inchiesta sulla violenza nella Chiesa cattolica. Nel 2020 ha vinto la prima edizione del  “Piazza Grande Religion Journalism Award”, organizzato dall’Iarj, l’Associazione internazionale di giornalisti religiosi, e nel 2023 la seconda edizione del Premio Mimmo Cándito-Per un giornalismo a testa alta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.