La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi
Il gesuita spagnolo Alfonso Pedrajas, morto nel 2009, lascia un diario personale in cui confessa di aver abusato di oltre 85 ragazzi quando era missionario ed educatore in America Latina, in particolare in Bolivia. Tutto era conosciuto da parecchi anni ma non si è fatto nulla. La Compagnia di Gesù ha aperto le indagini dopo la denuncia de "El País".
(L.B., R.C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Da quando “El País” (Spagna), con documenti originali e diverse testimonianze, raccontò la spaventosa vicenda del presbitero pedofilo Alfonso Pedrajas Moreno, missionario gesuita, che nell’arco di 40 anni circa abusò sessualmente di oltre 85 ragazzi nei collegi della Compagnia di Gesù, in America Latina si sta scrivendo molto. La vicenda di questo prete, chiamato “padre Pica”, non si circoscrive solo alle narrazioni sconvolgenti – vere confessioni – di un sacerdote pedofilo seriale. I documenti manoscritti del gesuita, i file del suo computer, coinvolgono numerosi altri confratelli, suoi superiori, e quindi tracciano anche una sorta di mappatura della politica dell’occultamento degli abusi nell’arco di quattro decenni, dagli inizi degli anni ’60 fino al 2008. Ecco perché il caso di “padre Pica” è un’ulteriore dimostrazione del carattere sistemico della pedofilia clericale.
Padre Pedrajas, missionario in America Latina, ma …
In molti Paesi, fra cui l’Italia, la storia è stata sino ad oggi sconosciuta oppure silenziata. In Bolivia sono intervenute diverse volte, per chiedere perdono e promettere verità e giustizia, la principale diocesi coinvolta (Cochabamba), la Conferenza episcopale boliviana e la Provincia della Compagnia di Gesù.
Il gesuita Alfonso Pedrajas era nato in Spagna (Valencia) nel 1947. Fu missionario in America Latina (Perú, Ecuador e Bolivia) dove morì nel 2009 colpito da un cancro stomacale. Dopo un po’ di tempo, sono rientrati in Spagna alcuni dei suoi effetti personali, tra cui un computer che aveva affidato al suo ultimo compagno, e un diario personale in parte manoscritto (oltre 380 cartelle) nel quale racconta nel dettaglio tutti i suoi singoli abusi sessuali su ragazzi, giovani e anche novizi dei quali fu Direttore. Gli abusi narrati dal sacerdote sono esattamente 89 e l’ultimo che viene registrato in questo diario degli orrori – intitolato “La Storia” – è dell’ottobre 2008, poco più di un anno prima di morire e già gravemente malato. Il Diario di Alfonso Pedrajas comincia nel 1960 e gli eventi orrendi che si raccontano coprono un ampio arco di tempo, decenni, e ciò spiega il perché i gesuiti boliviani, che hanno ora aperto un’indagine ma che conoscevano i fatti da oltre 10 anni, sono stati costretti in questi giorni a sospendere diversi confratelli che in passato hanno avuto a che fare con “padre Pica” perché suoi superiori.
Fernando Pedrajas, nipote del gesuita pedofilo, legge il Diario e denuncia
La testimonianza del nipote del gesuita spagnolo, Fernando Pedrajas, è stata la chiave di volta per far crollare l’omertà su questi eventi coperti da un oblio voluto e organizzato.
Il giornalista de “El País”, Julio Núñez, ha raccontato martedì scorso nel programma “Que no me pierda” come si sono sviluppati gli eventi e come questa storia è arrivata nelle mani de “El País” dal nipote di “padre Pica”. Il giornale entrò in contatto con un lettore che aveva spedito una e-mail ai redattori che stanno da tempo seguendo e documentando i fatti di pedofilia in Spagna. Il lettore – sappiamo oggi che si trattava del sr. Fernando Pedrajas – diceva si essere in possesso di un diario personale di un suo parente, tale “padre Pica”, nel quale confessava numerosi atti di pedofilia. Aggiungeva di aver provato a denunciare suo zio, già morto, usando il contenuto del diario, ma senza successo. In sostanza nessuno gli aveva dato ascolto. Il nipote chiedeva al giornale di aprire un’indagine. Da quel momento, i giornalisti cominciarono a leggere le 383 pagine del file “La Historia”. Sembrerebbe quasi certo che l’ultimo compagno di padre Pica fosse a conoscenza del contenuto del diario e quindi che padre Pica fosse un pedofilo seriale. Dopo la morte di p. Pedrajas, il suo compagno inviò tutto alla famiglia a Madrid: computer, lettere, il diario, fotografie … Tutto però restò fermo in un magazzino. Un giorno, nel 2011, il nipote Fernando dovendo sgomberare alcuni spazi per lavori di restauro, scoprì il diario dello zio. Con questo materiale in mano – dopo un’attenta e sbalordita lettura – lo stesso 2011 fece la denuncia alla procura, alla Compagnia di Gesù, al Collegio gesuita di Cochabamba “Giovanni XXIII”, in Bolivia, del quale questo suo zio, “padre Pica”, era stato anche rettore. Alla fine, di fronte alle risposte ricevute – “reati prescritti”, “è morto e non si processano i morti” – Fernando Pedrajas prese la decisine di rivolgersi ai giornalisti de “El País”.
Perché nessuno fermò il prete Alfonso Pedrajas?
Julio Núñez, giornalista de “El País” racconta che alla fine dello scorso mese d’ottobre 2022, le comunicazioni tra Fernando Pedrajas e la Compagnia di Gesù “sono state interrotte a causa della mancanza di fiducia”. La Compagnia ha dichiarato a “El País” che la denuncia fatta dal nipote non era valida poiché era stata inviata tramite la posta elettronica, quindi in una modalità non riconosciuta e accettata dal Diritto Canonico”. Il giornale spagnolo scrive che “attualmente sappiamo che è stata aperta un’inchiesta i cui risultati sono stati mandati a Roma e successivamente in Vaticano”.
*** In queste ore le inchieste de “El País” (Spagna) rivelano un altro scandalo di pedofilia che coinvolge ancora i gesuiti della Bolivia. L’ex gesuita Pedro Lima, spagnolo, dichiara di aver denunciato, anni fa, altri due membri della Compagnia ugualmente spagnoli – Luis Tó e Antonio Gausset Capdevilla – che avrebbero abusato di decine di ragazzi e novizi. Dopo questa sua denuncia al provinciale Ramón Alaix, anche lui spagnolo, ricevette l’ordine di lasciare subito la Compagnia di Gesù. I fatti risalirebbero al 2001 secondo Lima. Fonte – El País
***
(es) Padre Hans Zollner, disertante del Seminario, Prevención de Abusos en la Iglesia en Bolivia – 23 marzo 2023 (Video)
Nelle interviste a sopravvissuti, religiosi, giornalisti e altri esperti si affrontano le accuse di abusi sessuali all'interno delle istituzioni cattoliche...
Used to monitor number of Google Analytics server requests when using Google Tag Manager
1 minute
_ga_
ID used to identify users
2 years
_gid
ID used to identify users for 24 hours after last activity
24 hours
_gali
Used by Google Analytics to determine which links on a page are being clicked
30 seconds
_ga
ID used to identify users
2 years
__utmx
Used to determine whether a user is included in an A / B or Multivariate test.
18 months
__utmz
Contains information about the traffic source or campaign that directed user to the website. The cookie is set when the GA.js javascript is loaded and updated when data is sent to the Google Anaytics server
6 months after last activity
__utmv
Contains custom information set by the web developer via the _setCustomVar method in Google Analytics. This cookie is updated every time new data is sent to the Google Analytics server.
2 years after last activity
__utmb
Used to distinguish new sessions and visits. This cookie is set when the GA.js javascript library is loaded and there is no existing __utmb cookie. The cookie is updated every time data is sent to the Google Analytics server.
30 minutes after last activity
__utmc
Used only with old Urchin versions of Google Analytics and not with GA.js. Was used to distinguish between new sessions and visits at the end of a session.
End of session (browser)
__utma
ID used to identify users and sessions
2 years after last activity
__utmt
Used to monitor number of Google Analytics server requests
10 minutes
_gac_
Contains information related to marketing campaigns of the user. These are shared with Google AdWords / Google Ads when the Google Ads and Google Analytics accounts are linked together.
90 days
Marketing cookies are used to follow visitors to websites. The intention is to show ads that are relevant and engaging to the individual user.
Facebook Pixel is a web analytics service that tracks and reports website traffic.
Used to detect if the visitor has accepted the marketing category in the cookie banner. This cookie is necessary for GDPR-compliance of the website.
179 days
LOGIN_INFO
This cookie is used to play YouTube videos embedded on the website.
2 years
YSC
Registers a unique ID to keep statistics of what videos from YouTube the user has seen.
Session
VISITOR_INFO1_LIVE
Tries to estimate the users' bandwidth on pages with integrated YouTube videos. Also used for marketing
179 days
PREF
This cookie stores your preferences and other information, in particular preferred language, how many search results you wish to be shown on your page, and whether or not you wish to have Google’s SafeSearch filter turned on.
10 years from set/ update
GPS
Registers a unique ID on mobile devices to enable tracking based on geographical GPS location.
Puoi farlo con un CLICK utilizzando i tuoi account social
In alternativa puoi registrarti compilando il modulo che troviQUI
Abiamo bisogno del tuo sostegno per poter continuare!
Login / Registrati
Informazione sui contenuti
La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.