(ANSA) – ROMA, 10 MAR – “Non basta realizzare sportelli diocesani per pensare di aver tutelato le vittime, queste vanno soccorse e risarcite, soprattutto alla luce della recente indagine svolta dall’Associazione La Rete L’Abuso proprio sugli sportelli che mette in luce gli scarsi risultati ottenuti dalle iniziative diocesane. Come non è una garanzia avvalersi di ‘professionalità formate e competenti’, quando poi i preti denunciati agli sportelli o condannati dalla giustizia italiana, non vengono rimossi ma addirittura reintegrati dopo il carcere, tornando inevitabilmente a contatto con minori. Casi che registriamo anche in Sardegna”.
E’ quanto scrive in una lettera aperta al Consiglio regionale della Sardegna, il portavoce dell’Associazione di vittime del clero, Francesco Zanardi.
Zanardi, tra l’altro, è proprio il ‘rappresentante’ delle vittime italiane che ha mediato il primo incontro tra vittime del clero in Italia e Conferenza episcopale italiana, svoltosi nella sede della Cei a Roma con il cardinale Matteo Zuppi nel maggio del 2023.
“Prendo spunto dall’importante vicenda che ha recentemente coinvolto la Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Carla Puligheddu, il Presidente del Consiglio Regionale Sardo, Piero Comandini, e la Conferenza episcopale sarda, rappresentata dal presidente monsignor Antonello Mura – scrive Zanardi – , al fine di condividere con i destinatari della lettera alcune considerazioni. Nel mese di gennaio scorso, la Garante ha formalmente invitato la Ces a collaborare attivamente con la magistratura italiana per garantire la tutela delle vittime di abusi sessuali commessi da membri del Clero. Dopo quarantotto giorni, la Ces ha replicato contestando l’accuratezza dei dati, ritenendoli infondati. Tuttavia, i dati citati dalla Garante provengono dalle rilevazioni effettuate dalla mia associazione nel corso degli anni e pubblicati online il 24 ottobre 2025”.
Zanardi quindi entra nel merito della realtà sarda: “Ho inoltre informato la Garante di due casi di abuso avvenuti in Sardegna sui quali, al momento, non è stato possibile intervenire: in un caso la vittima non si sente ancora pronta a presentare denuncia alla magistratura, mentre nell’altro il reato risulta prescritto secondo la legge italiana. Di fronte a situazioni concrete come queste, ci si chiede quale azione di tutela consiglierebbero i ‘professionisti formati e competenti’.
È evidente che la posizione presa dal Consiglio Regionale sardo, in linea con le critiche espresse dalla Ces, nei confronti dei sopravvissuti sardi, delle loro famiglie e della stessa Garante, abbia gravemente ignorato la realtà dei fatti e dei numeri, impedendo alle istituzioni (civili ed ecclesiastiche) di favorire interventi adeguati di tutela”. (ANSA).
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