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PEDOFILIA, IL RACCONTO “HORROR” DI FRATESCHI CONFERMATO ANCHE DALL’APPELLO

Pedofilia, l’ex professore di religione e diacono Alessandro Frateschi, condannato a 12 anni in Appello. Depositate le motivazioni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Marzo 2026
in Lazio
Reading Time: 7 mins read
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La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha depositato le motivazione con cui il 26 novembre scorso ha confermato la condanna a 12 anni di reclusione per Alessandro Frateschi, l’ex professore 50enne del liceo “Majorana” di Latina ed ex diacono, originario di Terracina, condannato in primo grado, per violenza sessuale su minori, in abbreviato, a luglio 2024.

Frateschi aveva presentato ricorso in Corte d’Appello e il Presidente della terza sezione penale aveva fissato la data d’udienza allo scorso 26 novembre. L’imputato è difeso dagli avvocati Edoardo Fascione e Danilo Riccio. Sette le parti civili, tra cui le vittime dei comportamenti di Frateschi, i genitori e il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, difesi dagli avvocati Nicodemo Gentile, Antonio Cozza e Francesca Giuffrida. È stato il Procuratore generale della Corte d’Appello a chiedere al conferma “in toto” delle accuse a carico dell’ex diacono, allontanato anche dalla Chiesa per decisione di Papa Prevost. La difesa dell’uomo aveva cercato di scardinare le accuse, non trovando accoglimento.

In primo grado, il 52enne era stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli, con l’accusa di aver abusato sessualmente di cinque minorenni, tra cui studenti dell’ex scuola dove insegnava. Episodi tra il giugno 2018 e il gennaio 2023 in cui i ragazzini venivano abusati sessualmente, persino, in un caso, alla Vigilia di Natale.

Dopo oltre 90 giorni, per via di una proroga richiesta dal Gip Morselli, erano state pubblicate le motivazioni di una sentenza arrivata con il rito abbreviato secco che ha condannato l’ex docente, difeso dagli avvocati Donatello D’Onofrio e Carlo Fusco, per violenza sessuale aggravata dal fatto che le cinque vittime, al momento dei fatti, erano minorenni.

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Frateschi, che si trova in carcere, a Latina, prima di essere giudicato, subì l’aggravamento della misura (dai domiciliari al carcere), ricevendo anche la moglie e la figlia, oltreché a due uomini non identificati. Una indagine partita dalla segnalazione del Garante dell’Infanzia rispetto ai messaggi intimi che Frateschi inviava ai suoi alunni del Majorana; messaggi di natura erotica che, al contempo, il docente chiedeva agli studenti. Ne seguì una serie di segnalazioni e querele dei genitori che portarono al procedimento penale nei confronti del diacono ben addentro alla Diocesi di Latina di cui era funzionario, successivamente sospeso per aver sottratto 50mila euro dalle casse dell’Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero di Latina.

Nelle fasi di indagine, coordinate dalla Procura di Latina, è emerso anche un vasto materiale pedopornografico a disposizione di Frateschi il quale, negli anni, si è “distinto” anche per diversi procedimenti penali per reati finanziari.

Ricostruendo le accuse a carico dell’ex docente, il Gup Morselli scriveva testualmente che dal racconto di due vittime “risulta confermato che Frateschi “selezionava” gli studenti particolarmente fragili, che vivevano una situazione personale o famigliare di particolare disagio, con i quali, dapprima, instaurava un rapporto confidenziale, approfittando del proprio ruolo di insegnante di relazione. Poi, forte della fiducia riposta in lui dai suoi studenti, cominciava a intrattenere rapporti confidenziali con loro anche fuori dal contesto scolastico, in particolare tramite la piattaforma Instagram, che egli utilizzava per intrattenere conversazioni con i suoi studenti il cui tenore era inizialmente neutro; dopodiché si faceva sempre più ambiguo, fino ad arrivare all’invio di foto erotiche o all’inoltro di battute a sfondo sessuale“.

I tre giudici dell’Appello Ludovica Cirolli, Elvira Tamburelli e Valeria Cerulli hanno respinto l’appello della difesa ritenendolo infondato, in quant la ricostruzione del gup di Latina “è del tutto condivisibile”

Sottolineata dal giudice per l’udienza preliminare di Latina anche la maturità di uno dei minorenni che, ad un certo punto, con coraggio, denuncia “per evitare che altri ragazzi potessero divenire destinatari” delle condotte di Frateschi “invadenti e moleste”. Il 52enne, peraltro, come evidenziato in sentenza, aveva avuto in affidamento due fratelli minorenni (femmina e maschio). Padre di famiglia e uomo di Chiesa appariva la persona giusta. Nei confronti di uno di loro, però, ci furono abusi sessuali tanto da vedersi tolto l’affidamento. È per tale ragione che i Carabinieri della Compagnia di Latina avevano escusso una suora, responsabile della Casa Famiglia a Terracina dove erano collocati i due fratelli. La medesima suora era a conoscenza che il fratello più piccolo, appena 13 anni, aveva raccontato di essere stato molestato da Frateschi con “attività” di natura masturbatoria. Un contesto avvenuto quando la struttura era retta da un’altra suora.

La figura che ne usciva era quella di un uomo pronto a tutto pur di sfogare la sua sessualità con i minorenni. Per il giudice per l’udienza preliminare, la cui ricostruzione è stato sposata in pieno dai giudici dell’Appello romano, veridici sono i racconti dei ragazzi, mentre inverosimile è la versione offerta da Frateschi che è arrivata a tal punto da dire che le sue frasi sull’organo genitale di una vittima erano state proferite perché il ragazzo avrebbe avuto improbabili problemi. Il Gup Morselli, in riferimento a Frateschi, scrive di “falsità delle dichiarazioni“: il 51enne ha “evidentemente tentato in modo maldestro, prima, di manipolare in ragazzi che aveva preso di mira, scegliendo quelli particolarmente fragili e che in lui ponevano fiducia; poi di manipolare una delle vittime per evitare denunce“, profilando persino il suicidio della moglie nel caso si fosse venuto a sapere qualcosa dei suoi comportamenti.

In un caso, una delle vittime ricorda di come Frateschi, a casa sua, dopo aver spento la televisione, gli mostrò un atto sessuale di masturbazione tra lui e un prete che aveva fatto parte della Chiesa di Terracina, conosciuto dalla stesso giovane. Un video mostrato da Frateschi per indurlo “a convincersi di come tale perversa attività sessuale rappresentasse la normalità per gli uomini e quindi anche per loro due“.

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Il giudice evidenziava inoltre “la tendenza a mistificare le proprie intenzioni” da parte di Frateschi: tendenza dimostrata anche in ambito giudiziario. Ciò è indicativo “della manipolazione che è stato in grado di esercitare sui minori, affidati alle sue cure in virtù del ruolo ricoperto, al fine di ottenere il soddisfacimento delle proprie perversioni sessuali“.

Frateschi “era solito abusare del proprio ruolo di adulto” e del “suo ruolo di religioso”. Era solito adulare e circuire i suoi alunni, ad esempio, “facendoli sentire amati e apprezzati…per fargli abbassare le difese e renderli impotenti e increduli nel momento in cui compiva atti sessuali di cui i minori erano soggetti passivi, spiazzati, inermi e intimoriti“.

Li faceva entrare nel suo “circolo privato ed esclusivo di amici intimi, trattando i minori da adulti, per poi “mandare le sue foto con il pene in erezione, accompagnate da commenti“.

Ma ad essere rimarcato è l’episodio del minorenne prima affidato ai Frateschi e poi tornato nella casa famiglia poiché molestato: “Lascia basti – scriveva il Gup – il fatto che il minorenne, rivoltosi a due case famiglia, di cui una a Terracina, per ricevere protezione, non l’abbia ricevuta e sia rimasto in attesa della evoluzione giudiziaria di una denuncia che le operatrici delle case famiglia gli avevano assicurato di aver presentato, e che invece sembra essere caduta nel nulla“.

C’è di più. Frateschi fu tutelato dalla case famiglia e “lungi dall’essere allontanato dai suoi incarichi religiosi ed educativi è stato avvisato in modo tale che potesse esercitare pressioni sul minore per farlo desistere dal presentare una denuncia“. È solo grazie alla segnalazione della Garante dell’Infanzia che è emersa “la gravità dei fatti compiuti ai suoi danni”.

L’imputato “ha cercato, in modo piuttosto goffo e ben poco credibile, di dare una lettura diversa” degli episodi contestati, cercando di far credere di aver avuto “un mero intento altruistico” nei confronti dei ragazzini. Per i suoi comportamenti, Frateschi “non ha mostrato alcuna rivisitazione critica, né alcun pentimento, preferendo evocare pretestuose e mistificatrici versioni dei fatti”. Il suo è stato “un unico disegno criminoso, quello di trovare soddisfazione dai rapporti sessuali con soggetti minorenni maschili“.

Ciò che rimane è il forte disagio provocato nei giovani, avendo provocato in loro “danni, quantomeno morali, nella forma di chiusura in se stessi”. Invece di essere punto di riferimento, Frateschi “ha approfittato”.

I giudici dell’Appello rimarcano che “tiratosi indietro uno dei ragazzi, il Frateschi aveva rivolto le sue attenzioni sessuali su un’altra preda, anch’egli in condizione di particolare fragilità non solo per la sua minore età, ma per la sua storia familiare, dal momento che era orfano di madre, con un padre assente e viveva in una Casa-famiglia”. A quel punto, l’imputato non si era fatto scrupoli a “cogliere il ragazzo di sorpresa e masturbarlo, inviandogli messaggi per proseguire gli approcci sessuali con lui, cercando, peraltro, successivamente, di esercitare – sia lui che la moglie – pressioni psicologiche, anche tramite la sorella, per evitare la denuncia”.

Ad un altro ragazzo, Frateschi diceva “io mi sto mettendo nudo, mettiti nudo pure tu, così ne parliamo di come siamo nudi”. Una volta che il ragazzo aveva scritto “mi sto facendo due palle” – per dire che si stava annoiando – Frateschi aveva replicato “in che senso?” aggiungendo le palle con le facce innamorate. Spesso ricorreva ai doppi sensi, come quando gli aveva detto “comunque stai tranquillo, non tifare le pippe mentali”, e subito dopo aveva aggiunto “fatti altri tipi di pippe”.

E ancora: “sia in classe che nei corridoi, durante la ricreazione, gli veniva vicino, faceva battute maliziose e gli metteva la mano sui fianchi e sulle gambe e lui indietreggiava, provando un disagio sempre maggiore”.

“Durante le lezioni di religione tenute dal docente, quest’ultimo era continuamente chiamato alla cattedra e ogni volta era oggetto di apprezzamenti e, poi, il professore gli mostrava dal suo cellulare le immagini di lui nudo. In particolare, in un’occasione davanti a tutti il professore aveva mimato l’atto sessuale prendendo da dietro Nicolò eprovocando nel giovane un moto di stizza, tanto da divincolarsi subito, nonostante avesse più volte invitato il professore a “tenere le mani a posto“.

“Dall’analisi della documentazione digitale rinvenuta nei dispositivi informatici sequestrati all’imputato – spiegano i giudici dell’Appello -, si rileva non solo l’esistenza di copioso materiale di chiaro contenuto pedopornografico, consistente in file di video e file di immagini sia reali che virtuali, tutte ritraenti individui di sesso maschile, sia l’esistenza di una conversazione tramite messenger con una persona che riferiva di abusi subiti, dall’età di sette fino ai dieci anni, ad opera del nonno, oltre a file di carattere pornografico, tra cui anche foto e video ritraenti l’imputato mentre consumava atti sessuali con persone dello stesso sesso il cui viso era intenzionalmente occultato, riprendendo il tutto in diretta sui social e archiviando gli screenshot“.

Inquietante il racconto riportato dal minorenne della casa famiglia “preso in adozione” da Frateschi. Il ragazzino è stato abusato e continuamente provocato: “Non ho dormito perché avevo paura che lui entrasse in camera e iniziasse a fare di nuovo “queste cose“.

L’appello delle difesa “deve essere integralmente rigettato. Il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado comportano la condanna dell’appellante al pagamento delle spese di giustizia attinenti al giudizio di impugnazione. Vanno confermate, anche, le statuizioni civili della gravata sentenza, con condanna dell’imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e assistenza del grado di giudizio sostenute dalle parti civili”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.