Pochi giorni fa ha fatto scalpore la dichiarazione di Papa Leone “il più grande distruttore della pace è l’aborto”, sollevando polemiche un po’ ovunque e per diversi motivi.
Senza entrare nel merito in quanto l’Associazione non è mai stata soggetta a ideologie tuttavia, recentemente ci siamo imbattuti in iniziative anti abortiste ipocrite, come la campana istallata dal vescovo di Sanremo mons. Antonio Suetta, che abbiamo contestato con l’iniziativa “Per chi suona la campana?”, domandando quale fosse il reale valore della vita per la chiesa?
Come racconta “NUNS vs. the VATICAN” – un film italiano diretto da Lorena Luciano e prodotto da Filippo Piscopo, presentato in anteprima negli Stati Uniti il 15 novembre scorso – sono centinaia le suore che subiscono stupro da parte di loro confratelli.
Stupri che spesso portano la suora alla gravidanza e che la chiesa stessa fa interrompere.
Ma questa è solo la parte ipocrita.
Papa Leone è andato ben oltre la frase “il più grande distruttore della pace è l’aborto”, sottolinea anche, che la pace richiede attenzione ai più vulnerabili e invita a una partecipazione politica che favorisca la fraternità universale e la giustizia sociale.
Valore che quando sei vittima di abusi sessuali da parte del clero, pare svanire misteriosamente per i cattolici, come svanisce l’anti abortismo, quando a rimanere incinta di un prete è una bambina o una suora.
Valori che, soprattutto quando espressi dal pontefice, sollevano una serie di riflessioni non solo sulla permissività dell’aborto da parte della chiesa che, nell’ipocrisia, di fatto discrimina chi sceglie di farlo, ma anche sull’attenzione ai più vulnerabili nonché sulla giustizia sociale.
Ci si chiede come mai, avendo in quanto Papa il potere e l’occasione di dare il buon esempio, non concretizza i concetti che esprime in casi come quello di Marko Rupnik, accusato da decine di suore di essere uno stupratore. Oggi ancora impunito senza che la chiesa abbia mai concluso un processo a suo carico.
Eppure Rupnik, in quanto prete è nella piena disponibilità del Papa, come lo è stato per ben due papi il vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi sotto processo dallo Stato italiano per aver mentito su un prete pedofilo, ma non da quello pontificio, che in barba alle sue stesse leggi resta puntualmente inadempiente nella loro applicazione.














