Savona oggi ha fatto sentire un suono diverso.
Non quello che pretende di parlare “in nome della vita”, ma quello che ricorda le vite spezzate.
Il 30 dicembre scorso la diocesi di Sanremo annunciava l’installazione della cosiddetta “Campana dei bimbi non nati”, destinata a suonare quotidianamente in memoria dei feti abortiti. Un’iniziativa che fin da subito ha sollevato forti polemiche: sul diritto delle donne all’autodeterminazione, sul confine tra fede e spazio pubblico, ma soprattutto su una questione più profonda e irrisolta.
Chi parla con tanta forza di morale, perché tace davanti ai propri orrori?
La risposta in piazza Sisto IV
Oggi, giovedì 8 gennaio alle ore 18, in piazza Sisto IV a Savona si è tenuto un flash mob organizzato dalla Rete L’ABUSO e dall’UAAR.
Un gesto semplice e potentissimo: al rintocco di una campana sono stati letti uno per uno i 1162 casi di pedofilia nel clero registrati in Italia dal 2000 a oggi.
Nomi, numeri, storie.
Non simboli astratti, ma persone reali.
Vittime reali.
Il suono della campana, questa volta, non celebrava una morale imposta: rompeva il silenzio.
I numeri che la Chiesa non ama ricordare
In Liguria i casi censiti sono 70:
- 15 a Genova
- 24 a Imperia
- 10 a La Spezia
- 21 a Savona
Di questi, 51 non sono mai arrivati alla giustizia ordinaria.
Le vittime liguri censite sono 209:
- 25 donne
- 184 uomini
- tutti minorenni, tranne 9 adulti
In Italia:
- su circa 31.000 sacerdoti attualmente attivi,
- 1164 sono stati denunciati per abusi dal 2000 al 2025,
- solo157 hanno avuto una condanna definitiva, grazie ai tribunali civili, non a quelli canonici.
Le vittime totali censite sono 4.694:
- 554 bambine
- 4140 bambini
- 174 adulti vulnerabili
- 11 persone con disabilità
Numeri che parlano di un disastro sistemico, non di “mele marce”.
Le voci delle vittime
Durante il flash mob sono state lette anche testimonianze dirette, ferite aperte che nessun rintocco può cancellare.
C’è Alessandro, entrato in seminario a dieci anni con una fede sincera, distrutto da un seminarista “anziano” protetto dai vertici.
C’è Samir, nella comunità per minori di via Manzoni a Savona, dove le porte delle camere erano state tolte per facilitare gli abusi.
C’è Mirko, stuprato in tenda durante una gita parrocchiale, che oggi porta sul petto un rosario tatuato con una lametta al posto della croce.
C’è Erik, tolto a un padre violento e affidato a un prete che lo era altrettanto.
C’è Sandro, non creduto nemmeno dalla propria famiglia.
C’è Luca, lasciato in stato di shock per paura che parlasse.
C’è Sara, c’è Paolo, c’è Luis Mario, abusato in una missione all’estero e ignorato dalla Chiesa anche dopo la denuncia.
Storie diverse, un unico schema: silenzio, protezione dei colpevoli, abbandono delle vittime.
La domanda che resta
Di fronte a tutto questo, la domanda è semplice e terribile:
perché definire “omicidio” una scelta riconosciuta dal diritto, e tacere sull’“omicidio psichico” inflitto a migliaia di bambini?
La Chiesa cattolica continua a tuonare sul corpo delle donne, ma costruisce muri quando deve guardare dentro se stessa.
Predica, ma non ripara.
Condanna, ma non risarcisce.
Ricorda ciò che conviene, dimentica ciò che la inchioda.
Una campana per chi non è mai stato ascoltato
Savona è una città dove ogni giorno risuona una campana simbolo di libertà.
Oggi ha dimostrato che può esistere anche una campana per ricordare le bambine e i bambini violati, quelli che non hanno avuto voce, quelli che non hanno avuto giustizia.
Non una campana per giudicare.
Ma una campana per non dimenticare.
E soprattutto, per dire che la vera blasfemia non è la protesta.
La vera blasfemia è il silenzio.





















