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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » IL PREMIO A FRANCESCO ZANARDI DELLA “RETE L’ABUSO”, «UN SEGNALE CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO»

IL PREMIO A FRANCESCO ZANARDI DELLA “RETE L’ABUSO”, «UN SEGNALE CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO»

Zanardi premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali • • nella Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
1 Dicembre 2025
in Cronaca e News
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42454 CREMONA-ADISTA. Un coraggioso attivista che da decenni con «coraggio e costanza» denuncia la pedofilia nella Chiesa: Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha ricevuto con questa motivazione il 26 novembre scorso a Cremona la menzione speciale come “Testimone del nostro tempo” nell’ambito del Premio Nazionale Lea Garofalo, istituito quattro anni fa dall’associazione Dioghenes A.p.s, che edita la testata Wordnews.it.

Lea Garofalo, giovane donna calabrese che nel 2009 pagò con la vita la sua scelta di ribellarsi alla ‘ndrangheta divenendo testimone di giustizia, è divenuta il simbolo della lotta alla criminalità organizzata e di una resistenza che si forma già a partire dai banchi di scuola. Il premio, infatti, è conferito a classi e scuole che hanno inviato lavori sul tema della giustizia (“La mafia teme più la scuola che la giustizia”, è stato detto citando il magistrato Antonino Caponnetto) ed è un’occasione per riflettere, oltre che sull’esempio di Lea, anche sul tema della violenza contro le donne, in concomitanza con la Giornata del 25 novembre.

Il premio prevede anche una menzione speciale dei “Testimoni del nostro tempo“: familiari di vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, testimoni di giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni. Ed è in questa veste che, nella quarta edizione del premio, Francesco Zanardi è stato scelto: sopravvissuto agli abusi sessuali del suo parroco, don Nello Giraudo, perpetrati quando era solo un bambino, Francesco è riuscito con la sua determinazione e la sua forte motivazione a denunciare non solo gli abusi subiti personalmente, ma a mettere in piedi un organismo che difende e sostiene da molti punti di vista tante altre vittime. Il suo dolore è diventato una battaglia civile che si è sostanziata nella Rete L’Abuso, associazione che dal 2010 offre empatia, ascolto, supporto giuridico, accompagnamento a chi ha subito un abuso clericale.

Non solo: oltre a documentare i casi di abusi in Italia (ha creato un enorme database, che finora è l’unico nel nostro Paese), la sua azione di promozione della trasparenza e della giustizia e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica lo ha visto più volte rivolgersi alle istanze internazionali di protezione dei minori. È stato premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»: così le motivazioni della menzione. «Ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza persona le in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il te ma della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico.

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Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica nel no me della verità e della dignità. Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la menzione speciale del Premio nazionale Lea Garofalo».

È la prima volta che un premio nazionale, tradizionalmente dedicato a mafie, criminalità organizzate e femminicidio, si apre alle vittime di abusi del clero. «Quello consegnato a Francesco non è solo un premio: è un segnale che qualcosa sta cambiando», ha scritto Luciana Esposito sulla testata che dirige, Napolitan.it.

«In un Paese dove per decenni gli abusi nel clero sono stati sepolti sotto silenzi, imbarazzi e complicità, vedere un attivista come Zanardi riconosciuto come simbolo del coraggio civile segna un’evoluzione importante».

«Lea Garofalo – prosegue Esposito – denunciò la ’ndrangheta sapendo cosa rischiava. Zanardi denuncia un altro tipo di potere, diverso ma capace di generare lo stesso dolore e la stessa solitudine nelle vittime.

Mettere questi due mondi sullo stesso palco non è una provocazione: è una scelta culturale, quasi politica.

Questo premio non celebra una persona: celebra tutti quelli che, come Francesco Zanardi, trasformano una ferita in parole che illuminano». (ludovica eugenio)

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.