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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » 2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

Osservatorio PERMANENTE by Osservatorio PERMANENTE
9 Ottobre 2025
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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È in arrivo il 2° Report dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, quest’anno ricco di dati rispetto al precedente, purtroppo però, anche tanti nuovi casi.

È servito quasi un anno di lavoro certosino ma oggi finalmente abbiamo informatizzato completamente il nostro archivio, con addirittura una versione pubblica, consultabile gratuitamente ed aggiornata in tempo reale chiamata iCODIS, che trovate direttamente sul nostro portale.

Grazie a iCODIS abbiamo potuto realizzare il 2° Report che fornirà dettagliatamente quanti casi nelle province, nelle regioni e in tutta Italia. Di questi quanti relativi a sacerdoti, suore, indotto laico ecc. E ancora quanti procedimenti sono passati per la giustizia italiana o quella vaticana, a che grado di giudizio sono attualmente, quali pene sono state inflitte al reo e molto altro.

Ma la grande novità, mentre prima non vi era idea di quanti fossero i sopravvissuti prodotti oggi non solo possiamo quantificarli, ma sapere quante donne, uomini sono rimasti vittime, se erano minorenni o adulti vulnerabili, se sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti e via dicendo.

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Abbiamo anche censito e catalogato i dati dichiarati negli anni dalla Conferenza Episcopale, fino ai recenti report, scoprendo che siamo in linea con il dato, uno scarto di soli 60 casi su più di 1.000 censiti.

A quasi quindici anni dall’inizio delle riforme iniziate da Papa Francesco, sempre grazie ai dati censiti abbiamo potuto vedere quale è stato l’effetto della “Tolleranza ZERO” in Italia, quale il gradimento dei sopravvissuti, l’effetto ed il cambiamento che ha avuto nelle loro vite, come le ha cambiate, se e quante di loro hanno ricevuto giustizia.

Chiediamo anche allo Stato italiano dove è stato in questi quindici anni e cosa ha fatto in merito.

Una interessante analisi, raccontata dai numeri.

Il 2° Report sarà presentato pubblicamente giovedì 23 ottobre.

      Per accrediti stampa [email protected]


       INFORMATIVA URGENTE

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                                                                                                                                  Savona 1/10/25

             Al Garanti Regionali

 

l’Associazione Rete L’ABUSO, con la presente istanza volta nell’interesse superiore del minore, intende denunciare la situazione che censiamo sul territorio, al tempo stesso stimolare con l’iniziativa il Garante affinché “l’interesse superiore del minore”, oggi in Italia ancora meramente solo sulla carta, inizi a creare basi concrete e canali affinché possa avviarsi un processo di applicazione rispetto quelle che sono le leggi tra cui la LEGGE NR. 172/2012 e la NR. 69/2019.

Come ben sapete, ad oggi, l’Italia è priva di strumenti concreti ed efficaci di prevenzione contro gli abusi sessuali a danno di minori e persone vulnerabili. Priva di strumenti di consapevolezza per gli adulti ma soprattutto per i minori, coloro che se informati su quali comportamenti deve o non deve avere un adulto nei loro confronti, sono il primo ed il più efficace campanello di allarme per genitori o adulti, affinché possano attivarsi. Consapevolezza spesso capace di fare sì che i minori allarmati sfuggano a certe situazioni, salvandosi e segnalandole agli adulti.

Come potrete constatare nel Report che segue, è la stessa Delegazione italiana, Interrogata dal Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite nell’esamina dell’80° sessione, a sollevare suo malgrado la grave lacuna italiana, fornendo come risposta alla delegazione ONU che chiedeva quali strategie preventive avesse o prevedesse di attuare lo Stato Membro, non ebbe altra risposta che citare quali fossero invece le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

L’ONU ravvisò le gravi carenze, raccomandando al punto 21 del suo rapporto conclusivo quanto l’Italia avrebbe dovuto attuare. (CRC/c/ita/co/5-6)

Quanto esposto in questa istanza in cui, l’Associazione denuncia indirizzando al Garante Regionale il non trascurabile dato emerso, relativo al solo clero cattolico, si fa sollecitamente notare che le cifre censite se pur in difetto sono elevatissime.

Più del 3,5% nel solo clero, in Italia composto da 31.000 unità di cui 1.106 risulterebbero coinvolte.

Dato ravvisato non solo dall’Associazione, ma confermato dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana che per l’esattezza, ne dichiara nello stesso arco temporale da noi censito, 1.049 contro i 1.106 censiti dall’esponente.

Premesso che il clero, in quanto organizzazione, da anni ben consapevole, si è mossa per tutelarsi da un problema al suo interno endemico e ben noto al Vaticano, almeno dal 1962, quando lo regolamentò segretamente, nell’ormai tristemente nota direttiva “Crimen sollicitationis”.

Detto ciò, nulla toglie alla gravità e al dover sollecitamente intervenire, stimolando attraverso gli occhi e gli orecchi del Garanti Regionali, un fermo e sollecito intervento del Garante Nazionale che coinvolga e responsabilizzi i cittadini e la politica sul problema, in un’Italia quindici anni in ritardo rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione Europea, in molti casi giunti non solo a una quantificazione del fenomeno sul territorio, ma ad un risarcimento umano, un sostegno concreto e giustizia per i sopravvissuti, come sancito anche in Italia dalle Garanzie Costituzionali.

Come ben sapete, la peculiarità italiana sono quei vuoti legislativi di base, che nell’applicazione diventano ostativi verso norme secondarie.

Per fare un esempio, l’assenza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini – che andrebbe a responsabilizzare, come deve essere, gli adulti nei doveri di tutela previsti dalla legge nei confronti dei minori – rende praticamente inefficaci strumenti preventivi europei importanti come il certificato anti pedofilia, rilasciato dal Tribunale, con la finalità di impedire a chi pregiudicato per questo tipo di crimini, di tornare a contatto con i minori.

Ma se non c’è l’obbligo della denuncia, non vi è un accertamento preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, di conseguenza una condanna, quindi nessuna iscrizione sul certificato.

Lo stesso certificato anti pedofilia, trova dalla ratifica un altro grave problema.

Infatti non è chiaro perché solo in Italia il legislatore abbia sollevato dall’esibizione la categoria da sempre più a rischio, il volontariato, categoria alla quale guarda caso appartiene anche il clero che, nell’assoluto rispetto della legge, reintegra a contatto con minori i sacerdoti già condannati o recidivi. Quasi come se fosse una cosa “normale”.

L’ultimo caso rilevato in Italia è quello di don Ciro Panigara che come la stessa Diocesi dichiara, già dieci anni prima avrebbe abusato di cinque minori. Omessa la denuncia alle autorità italiane da parte della chiesa, è rimasto nell’ombra fino allo scorso dicembre quando è stato reintegrato, poco dopo ha reiterato come da manuale il crimine.

In questo caso l’obbligo di denuncia prima, il certificato anti pedofilia dopo, avrebbero evitato una tragedia palesemente annunciata che è indiscutibile, che di fatto però, ha creato nuove vittime.

Basta provare a mettersi un solo secondo nella testa di un predatore pregiudicato che, a causa del certificato macchiato oggi non può più avere accesso alla maggior parte di luoghi frequentati da minori, viene da sé che questo andrà a predare dove il certificato non è richiesto.

In associazioni sportive di volontariato, circoli e quant’altro sia disponibile compresa la chiesa, la parrocchia, dove è paradossalmente ancora più tutelato perché il timore della chiesa per lo scandalo gli dà certezza che se scoperto, non solo non verrà denunciato, ma verrà anche coperto, per scongiurare che la cosa trapeli e infanghi il buon nome della chiesa.

Nell’assenza di efficaci strumenti preventivi quindi, l’inserimento dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini (già presente in Italia ma limitato ai soli pubblici ufficiali) e la revisione del certificato anti pedofilia, che come chiede all’Italia anche l’ONU, va corretto nella parte in cui si solleva il volontariato dall’esibizione, porterebbe già ad un buon livello preventivo rispetto l’attuale totale assenza.

                    Francesco Zanardi

     Legale rappresentante – Rete L’ABUSO ODV/ETS

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.