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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alberto Stasi » Chi l’ha visto, “il Vaticano sapeva dei festini a luci rosse al Santuario della Bozzola”: il documento inedito e l’ultimo messaggio dell’amico di Sempio prima della morte

Chi l’ha visto, “il Vaticano sapeva dei festini a luci rosse al Santuario della Bozzola”: il documento inedito e l’ultimo messaggio dell’amico di Sempio prima della morte

Nella puntata del 4 giugno si parla ancora del Santuario di Garlasco, le cui ombre entrano a pieno titolo nell'inchiesta sulla morte di Chiara Poggi dopo che anche i carabinieri hanno acquisito gli atti del processo conclusosi nel 2014 con la condanna di due uomini rumeni per estorsione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Giugno 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Le ombre del Santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco entrano ufficialmente nell’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. La puntata di “Chi l’ha visto?” in onda il 4 giugno riprende il discorso dove si era interrotto 7 giorni fa: dal contenuto della chiavetta USB della giovane uccisa nell’agosto di 18 anni fa che sarebbe in qualche modo legato allo scandalo dei ricatti hard. Ricatti di cui “a leggere gli atti dell’inchiesta – spiega l’inviato Vittorio Romano – si scopre che erano al corrente in tanti: le forze dell’ordine, il sindaco, eppure nessuno ha presentato denuncia.

È stato un informatore dei carabinieri di un altro comune che ha fatto una soffiata”. Come mai le due questioni vengono messe in relazione tra loro sebbene appartengano ad anni diversi? Perché l’avvocato di Andrea Sempio – nuovo indagato nell’omicidio Poggi – ha ventilato l’ipotesi che Chiara sarebbe diventata una testimone scomoda, e per questo sarebbe stata uccisa. Su quella chiavetta, lo ricordiamo, la ragazza aveva salvato articoli sugli abusi dei preti e sulla pedofilia.

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Spunti ritenuti interessanti anche dagli investigatori, al punto che “i carabinieri di Milano hanno acquisito gli atti del processo che si è concluso nel 2014 con la condanna di due rumeni per estorsione ai danni di don Gregorio Vitali, direttore del Santuario che ogni mercoledì notte celebrava la Messa di Liberazione. Un esorcismo in pubblico”. I due uomini hanno ricattato il religioso pretendendo 250.000€ per non pubblicare le telefonate hot con il rettore e presunti video di festini a luci rosse all’ombra del Santuario.

Una telefonata intercorsa tra uno dei due rumeni, oggi latitante, e l’inviato del programma Vittorio Romano ci mette al corrente del fatto che secondo il bandito l’omicidio di Garlasco e lo scandalo della Bozzola sarebbero collegati. Chiara avrebbe scoperto il giro di abusi e prostituzione all’ombra del Santuario e aveva deciso di parlare. Motivo per cui sarebbe stata eliminata per mano di un sicario.

La testimonianza di don Cervio – Tornando invece a dati certi, le carte del processo dicono che indagando sul caso dei ricatti hard i carabinieri hanno sentito un parroco, don Cervio, che svela di essere al corrente di uno scandalo a sfondo sessuale alla Bozzola già dal 2006. Queste le parole del prete morto nel 2016: “Mi riferirono di particolari sconcertanti in merito alle condotte immorali di don Gregorio. Successivamente giunse presso la mia parrocchia un ragazzo e mi disse che un suo amico maggiorenne si recava presso il santuario della Bozzola e riceveva delle cospicue somme di denaro in cambio di una prestazione sessuale con don Gregorio”.

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Il parroco non sporge denuncia alla polizia ma informa la Curia, la quale – stando alle parole dello stesso don Cervio – non risulta abbia attivato alcun tipo di accertamento. Di certo il Vaticano invia un promotore di giustizia ad indagare su don Gregorio ben prima che vengano alla luce i ricatti hot, “segno che qualche voce di festini a luci rosse all’ombra del Santuario è già arrivata fino a Roma. Non sono tutte illazioni” spiega Romano. Anche Massimo Lovati, avvocato di Sempio, sostiene – come il latitante – che Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da un sicario in quanto personaggio scomodo. Probabilmente aveva scoperto qualcosa, come suggerirebbero quegli articoli salvati da lei stessa fino a pochi giorni prima della sua morte.

La misteriosa impiccagione di Michele B. – La trasmissione di Federica Sciarelli si chiede chi, tra le persone che gravitavano intorno a Chiara, frequentava ai tempi il Santuario. A quanto pare nessuno: né Alberto Stasi, né le gemelle Cappa, e nemmeno Sempio. Seguendo le tracce lasciate sul web il programma ha però trovato la foto di tale Michele B. – un ragazzo di Garlasco che Sempio frequentava da adolescente – in posa proprio all’interno del Santuario. Il giovane ha tatuaggi un po’ ovunque. Alcuni di questi sono immagini demoniache sul petto, e il nome scelto come nickname su Facebook sono 3 lettere dell’alfabeto ebraico che indicano il quinto nome di Dio. “Il loro significato” continua ancora Vittorio Romano, “è associato nella kabala alla liberazione da energie negative”. Nel gennaio 2016 Michele scrive un post citando una canzone dei Club Dogo: “La verità sta nelle cose che nessuno sa”. Si tratta di uno dei suoi ultimi messaggi, perché poco dopo si toglie la vita.

La soluzione del delitto di Chiara è nelle paradesive? – Intanto si avvicina il 17 giugno, quando inizierà l’incidente probatorio. Ciò vuol dire che i genetisti e i consulenti di parte analizzeranno non solo il dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi per confrontarlo con quello di Sempio (già valutato dal giudice nel 2017) ma anche le paradesive, fascette finite tra i faldoni dell’inchiesta e che all’epoca catturarono impronte digitali mai analizzate. Su di esse potrebbe essere impressa un’eventuale traccia del dna del colpevole. La domanda, dunque, è una: il dna di chi sarà nelle 60 paradesive che verranno aperte dal 17 giugno?

La reazione della famiglia Poggi – Da quando è stata riaperta l’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi sono state sollevate tante questioni, come visto. I genitori hanno rotto il silenzio per ribadire che la vita della figlia era limpida e priva di segreti. “Nostra figlia era una ragazza semplice, non aveva misteri, segreti, amanti” ha spiegato la madre ai giornalisti sperando di mettere un punto a certe voci. “Non aveva 2 telefoni e quello che è grave è che si fanno insinuazioni su una ragazza che non si può difendere. Adesso è giunto il momento di dire basta. Noi non tollereremo più che si infanghi la memoria di nostra figlia”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/05/omicidio-chiara-poggi-nuove-rivelazioni-santuario-garlasco-news/8014834/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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