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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | Campania | “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

“Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2025
in Campania
Reading Time: 6 mins read
A A
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di Irene Fassini – Si è appena tenuta l’udienza del processo penale a carico di un giovane sacerdote dei Teatini. La presunta vittima è un ragazzo all’epoca 20enne. In Italia i preti abusanti sono più di 1.200, ma c’è un sommerso enorme, tra insabbiamenti e nessuna conseguenza né penale né canonica. Abbiamo raccolto numeri e testimonianze. “Il prete aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”, ci viene detto in un’altra vicenda

La pandemia. L’isolamento forzato. Gli studi interrotti. E la difficoltà ad accettare la propria sessualità in un contesto familiare poco accogliente. A un certo punto, Mirco ha pensato che la sua omosessualità fosse una malattia e voleva guarire. Mirco è il nome di fantasia di un ragazzo che ha 22 anni quando decide di aggrapparsi alla Chiesa. Deluso dalla tradizione moderna, inizia a partecipare alle messe che seguono il rito antico, in latino, in una basilica del centro storico di una città del Sud. Dietro all’altare c’è padre A., quasi 40 anni, appartenente all’ordine dei Teatini. Da novembre del 2022 fino a Natale, Mirco è in chiesa tutte le domeniche. Non sa ancora quello che lo aspetta. Tutto inizia con l’invito a partecipare alla messa, poi arrivano gli inviti alle cene con la comunità e alla fine la proposta di restare “a tempo indeterminato” nel convento di Napoli. Giorno e notte.

Gli abusi

All’epoca Mirco è fragile, ha paura di tutto ed è dilaniato dal senso di colpa. I Teatini diventano la sua famiglia, ma è proprio tra le mura del monastero che subisce abusi fisici e psicologici. Con un consenso che, come sostiene Mirco, spesso gli veniva estorto e dipendeva dalla sua condizione di sottomissione. Mirco – che non aveva mai avuto relazioni prima di allora – faticava a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Dopo diversi mesi entra in crisi e arriva a pensare al suicidio. Ci metterà del tempo per confidarsi con il suo psicologo e denunciare. Con l’udienza di ieri, davanti al tribunale di Napoli, è iniziata la fase dibattimentale del procedimento penale di primo grado a carico di A. Le accuse sono di violenza sessuale tramite l’abuso della debolezza della vittima.

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Non è un caso isolato. L’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha contato dagli anni Duemila a oggi 1.236 casi di abuso e 840 situazioni insabbiate. Non sono dati esaustivi, ma in Italia non esiste un monitoraggio ufficiale. In alcune regioni, come la Lombardia e in particolare a Milano, il sommerso supera di gran lunga il numero di condanne definitive. Spesso i procedimenti che si svolgono davanti ai tribunali ecclesiastici regionali non portano a delle condanne e nel frattempo i sacerdoti accusati vengono promossi oppure trasferiti.

Lo spostamento di sede e la promozione

È quello che è successo a padre A. In attesa della conclusione delle indagini, i vertici dell’ordine hanno deciso di spostarlo in un’altra sede nel Nord Italia, dove ha continuato a celebrare l’eucarestia, la messa e la penitenza, “con l’obbligo di adottare particolare prudenza con giovani e bambini”. Nella nuova sede, gli è stato concesso di continuare gli studi religiosi e le lezioni online con i novizi.

A luglio del 2025 sarebbe arrivata persino una sorta di promozione. Il governo provinciale dell’ordine dei chierici regolari Teatini d’Italia ha eletto padre A. tra le figure al vertice per il triennio 2025-2028. L’ordine dei Teatini è stato fondato nel 1524, subito dopo la riforma protestante. Tra i valori fondanti c’è il tentativo di vivere come gli apostoli e la rinuncia a beni e rendite, dedicandosi solo alla carità e alla misericordia di Dio.

Padre A. è arrivato in Italia dalla Polonia e ha iniziato a esercitare in una parrocchia del centro. Laureato in liturgia, ha proseguito gli studi post-universitari. Con una profonda ammirazione per Benedetto XVI, è stato ordinato sacerdote da uno degli arcivescovi più vicini a Ratzinger. Avrebbe anche ricevuto in dono il suo zucchetto. Un privilegio unico

Le accuse di abuso fisico e psicologico

Padre A. è la prima persona che Mirco incontra durante le celebrazioni della messa, mentre fa i conti con le sue insicurezze e il bisogno di approvazione. Durante gli 8 mesi di iniziazione alla vita relgiosa, padre A. è il riferimento per tutti i giovani novizi. Il loro rapporto si fonda su un’alternanza tra rassicurazioni e umiliazioni. A. sembra consapevole del potere che esercita sul ragazzo.

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Mirco è quasi plagiato da questa figura, spesso idealizzata. Dopo alcuni mesi arrivano gli appuntamenti nella camera del prete, dove Mirco sostiene avvenissero gli abusi sessuali. A novembre del 2022, il ragazzo decide di lasciare la comunità, inizia un percorso con uno psicologo e trova il coraggio di denunciare.

Il processo, in fase di dibattimento, va avanti dall’autunno del 2024. Il 17 settembre, l’ultima udienza. “Tra le accuse ci sono la violenza sessuale, abusando delle condizioni di fragilità del ragazzo, e i maltrattamenti psicologici avvenuti durante il periodo di formazione”, riferisce a MilanoToday Dossier l’avvocato Massimo Calò, difensore della vittima, che si è costituita parte civile.

Padre A. e il suo avvocato, raggiunti da MilanoToday Dossier, non rilasciano dichiarazioni in merito, trattandosi di un processo in corso, ma presumibilmente continueranno a sostenere che ci fosse il consenso da parte della vittima. “È una vicenda ancora aperta e ci sono tante cose che non combaciano”, dichiara a MilanoToday Dossier padre Adam Marek Kowalczykowski, il nuovo capo della Provincia dei Teatini, attualmente rettore della chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo, che sostiene di non conoscere nei dettagli la storia, essendo subentrato in un secondo momento.

“Nella comunità teatina padre A. è indicato da sempre, per la sua onestà, la sua integrità e la sua rettitudine, come persona al di sopra di ogni sospetto. Non comprendiamo le ragioni che hanno spinto la sedicente vittima alla denuncia penale. Allo stato, vista la pendenza di un giudizio penale, riteniamo opportuno non rilasciare alcuna dichiarazione particolare: i processi si fanno nelle aule di giustizia non nella pubbliche piazze o sui giornali, lasciando all’opinione pubblica il compito di giudicare gli imputati”, replica l’ordine dei Teatini a MilanoToday Dossier.

 Dalla Polonia a Milano in fuga dal prete pedofilo

“Capisco cosa prova Mirco”, dice a MilanoToday Dossier Giorgio Babicz, che è dovuto scappare a Milano per ricostruirsi una vita dopo le molestie sessuali di un prete, che gli aveva fatto da padre. La sua storia inizia a Lublino in Polonia, in una famiglia che definisce disfunzionale: madre anaffettiva, padre alcolista e violento. Le sue fragilità erano simili a quelle di Mirco. Anche in  questo caso, la chiesa diventa un riferimento. E quando il sacerdote italiano che frequentava la sua famiglia in Polonia gli offre l’opportunità di raggiungerlo in Italia, non ci mette molto ad accettare. “Avevo 13 anni e abitavo nella casa canonica di un piccolo paese”.

Non parlavo ancora l’italiano e non capivo cosa stesse succedendo”, ricorda. “Il prete era pedofilo e aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”. Ogni volta che Giorgio rifiutava, il sacerdote lo minacciava di rimandarlo in Polonia. “Sono passati 20 anni, ma sono ancora in cura da uno psicologo”, dice. “Quegli episodi hanno sempre avuto ripercussioni pesanti sulla mia vita sentimentale”, sottolinea. Il prete è stato denunciato, ma anche in questo caso ha ricevuto soltanto un ordine di trasferimento.

I fratelli Lucchina

“A Milano è abbastanza famosa la storia dei fratelli Lucchina”, racconta Francesco Zanardi, presidente dell’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero a MilanoToday Dossier. Entrambi sacerdoti, entrambi accusati di abusi sessuali. “Don Alberto Lucchina avrebbe abusato di una bambina negli anni Novanta quando era sacerdote nel Varesotto. È stato condannato 3 anni fa dal Tribunale ecclesiastico della Lombardia a 5 anni di esercizio del sacerdozio in una Casa di riposo per anziani, interrompendo qualunque attività con minorenni”, prosegue Zanardi. Eppure è stato trasferito dalla parrocchia del quartiere Isola – dove esercitava – all’ex seminario di Seveso solamente alcuni mesi dopo. “Nonostante il provvedimento, era rimasto a contatto con dei minori”. Per il fratello invece, c’è stata l’archiviazione del processo per violenza sessuale nei confronti di una donna disabile. I fatti risalgono al 2016, ma la denuncia è arrivata solo qualche anno dopo. I pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione perché non c’erano più i termini temporali per procedere.

I ritardi di denunce e processi

“È un problema ricorrente”, afferma Zanardi. Il percorso di rielaborazione da parte di una vittima è lungo e complesso. Può innescarsi una rimozione del trauma che cancella per anni le violenze subite. “Quando le vittime acquisiscono consapevolezza e sono pronte a denunciare ormai è troppo tardi”.

Peraltro è ben diverso un procedimento che prende il via da una denuncia fatta alla magistratura italiana rispetto al processo canonico davanti al tribunale ecclesiastico. Cambiano sia le procedure sia i potenziali esiti. “Nel processo canonico, l’offesa è a Dio e la vittima non viene nemmeno sentita”, spiega Zanardi. In circa 20 anni, sono emersi oltre mille episodi di violenze sessuali e pedofilia che hanno coinvolto il clero. “In altri paesi d’Europa sono molti meno. Perché vengono aperte commissioni d’inchiesta e tavoli di discussione. In Italia, invece, non si fa nulla”.

“Tra l’altro non si conosce la portata del sommerso che presumibilmente gonfia i numeri che rileviamo noi come associazione”, precisa Zanardi. In poco più di due decenni, l’associazione ha registrato solamente 28 condanne definitive in Lombardia e oltre 100 episodi insabbiati.

“Non ci sono interventi da parte della politica né da parte della magistratura”, prosegue Zanardi. “In Spagna, paese cattolico quanto l’Italia, la Procura generale della Repubblica ha richiesto recentemente tutti i dati delle aggressioni sessuali nei confronti di minori all’interno di istituzioni religiose. La Procura è arrivata dove non ha agito la Politica, che è stata di fatto costretta ad aprire una commissione d’inchiesta”.

di Irene Fassini (MilanoToday, 18 settembre 2025) Alexander Iwasvczonek

https://www.milanotoday.it/dossier/sociale/prete-abusi-sessuali-promozione.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.