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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Belgio: suore, abusi e contesto

Belgio: suore, abusi e contesto

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Settembre 2025
in World
Reading Time: 4 mins read
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Dal 21 agosto sulla piattaforma belga Proximus Pickx sono apparse in successione quattro puntate che raccontano gli abusi avvenuti nei decenni scorsi all’interno degli istituti religiosi femminili, in particolare nelle Fiandre.

Attraverso numerose testimonianze delle vittime le puntate hanno affrontato la violenza fisica, gli abusi sessuali, gli abbandoni forzati dei bambini da parte di giovani donne non sposate e gli abusi di potere all’interno delle comunità.

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La serie sarà a disposizione di tutti a partire da fine settembre, compresa la TV fiamminga (VTM).

Il periodo indagato è fra il 1950 e il 1990, mentre le testimonianze sugli abusi di potere sono più recenti. Le violenze testimoniate negli istituti di rieducazione per bambini abbandonati sono già note per altri casi (Irlanda, Canada, USA) e sempre devastanti: percosse, umiliazioni, privazioni sul cibo e altro, punizioni, lavoro obbligatorio. Un pesante rosario di vessazioni.

De Nonnen (“le suore”)

La reazione della presidente dei religiosi/e fiamminghi/e, sr. Mieke Kerckhot, è stata immediata: «Sono senza parole: sconvolta e nella vergogna. I fatti sono orribili e intollerabili». In una reazione ufficiale della conferenza dei religiosi/e si dice: «Chiediamo perdono alle vittime. Le loro storie, spesso taciute per anni, ci toccano profondamente. Facendo sentire la loro voce, portano alla luce gli abusi e, si spera, danno la forza ad altre vittime di fare lo stesso». Si ricorda la scelta della Chiesa belga per la “tolleranza zero”.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Sulle madri “naturali” e i loro bambini essi difendono anzitutto la loro dignità e offrono le indicazioni a favore del Centro fiammingo per le adozioni a cui hanno affidato da tempo tutti gli archivi a disposizione. Pronti al sostegno quando fosse richiesto.

Una delle puntate riguarda in particolare l’orfanatrofio Sint-Vincentius di Zelem dove, sulla base di alcune indicazioni, ci sarebbe stato anche un omicidio e alcune sepolture clandestine nel cimitero della città. I religiosi/e chiedono di indagare a fondo sulla questione.

Quanto agli abusi di potere, sono in funzione da tempo per le suore e le ex suore centri di ascolto dedicati con un possibile riferimento a organismi esterni e indipendenti. «Continuiamo a impegnarci per affrontare il passato con trasparenza e rispetto per rendere giustizia e dare riconoscimento alle vittime. E, soprattutto, per uno spazio sicuro per l’oggi».

Replica rispettosa del dolore delle vittime

In un’intervista sr. Mieke Kerckhot arricchisce le informazioni. La responsabile della produzione, Barbara Van Poeck, e il giornalista investigativo, Tom De Smet, l’hanno in qualche maniera coinvolta e questo è stato apprezzato. Assieme a lei hanno rivisto le quattro puntate: «Ho chiesto con una certa forza il diritto di replica nell’ambito della trasmissione. Ci avrebbe dato la possibilità di esprimere in modo personale i nostri sentimenti, le nostre scuse per gli abusi passati. Ci è stato negato. I produttori hanno ritenuto che non fosse adatto al “format”. Ci è stato permesso una videata finale con le nostre risposte scritte […] Ma un cartello da solo dice poco e può risultare freddo».

Sarebbero state utili alcune parole di spiegazione, ad esempio, rispetto all’accusa di cambiamento di nome quando si entra in noviziato. Pratica di lunga tradizione nella vita religiosa (oggi largamente ignorata), che non vuole essere una censura ma sottolineare la novità e la radicalità della scelta compiuta.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Inoltre, si sarebbe potuto spiegare che le pratiche e le distorsioni mostrate si riferiscono a decenni passati, non al presente.

Nel quarto episodio si racconta di abusi in una congregazione femminile già censurata dal dicastero vaticano (non può accettare altre vocazioni per diversi anni) e non più presente nelle Fiandre. Nell’insieme, le denunce riguardano sette famiglie religiose su un totale di 295 presenti sul territorio.

16 decisioni ecclesiali

«Restiamo impegnate ad affrontare il passato con trasparenza e rispetto, a rendere giustizia e a riconoscere le vittime di allora e a garantire uno spazio sicuro per tutti oggi. Ripeto sempre: le sorelle consacrate sono persone normali con scelte di vita straordinarie. La maggior parte è sana, ma ce ne sono anche alcune con problemi di salute mentale o persone che potrebbero perdere la testa in determinate circostanze. Ma spero che la cultura del silenzio sia completamente un ricordo del passato. Spero che tutti abbiano il coraggio di superarla. Il documento mediale (De Nonnen, “le suore”) contribuirà a questo».

È prevedibile che la reazione degli spettatori sarà molto forte. Il tribunale di Limbourg ha già avviato un’inchiesta preliminare. Come è già avvenuto nel 2023 quando una serie televisiva (Godvergeten, “dimenticati da Dio”) suscitò uno sdegno generale spingendo la Camera federale ad avviare una commissione di inchiesta e il parlamento fiammingo a definirne una seconda in proprio (https://www.settimananews.it/chiesa/belgio-abusi-tagliare-fondi-alla-chiesa/).

La Chiesa ha già sollecitato la messa in opera delle indicazioni prodotte. In un documento episcopale del 2024 (Cosa ha fatto la Chiesa per le vittime di abusi sessuali fra il 1997 e il 2024?) si enumerano sedici passaggi compiuti o condivisi:

  •  creazione di due punti di contatto per francofoni e fiamminghi (1997);
  •  avvio della commissione Halsberghe per il trattamento delle denunce (2000);
  •  la commissione Adriaenssens (2009);
  •  creazione di una commissione parlamentare speciale (2010);
  •  centro di arbitraggio (2012-2017);
  • creazione di dieci punti di contatto per le vittime (2012-2021);
  • commissione interdiocesana per la protezione dei minori (2012);
  •  sussidio “La sofferenza nascosta” (2012);
  •  documento “Dal tabù alla prevenzione” (2014);
  •  nascita del consiglio di supervisione (2016);
  •  giornata nazionale di riconoscimento e di memoria (2017);
  •  rapporto sugli abusi ai minori nella relazione pastorale (2019);
  •  codice di condotta per i collaboratori ecclesiali (2019);
  • punti di contatto unico (francofono e fiammingo) nel 2021;
  •  dopo la serie televisiva Godvergeten (2023).

L’ultimo evento ricordato è l’incontro delle vittime con papa Francesco nel 2024 (cf. qui). E si prevede che anche dopo l’attuale serie televisiva possa esserci un incontro con papa Leone.

https://www.settimananews.it/vita-consacrata/belgio-suore-abusi-contesto/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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