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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Scandalo abusi in Francia, tema che interpella le chiese

Scandalo abusi in Francia, tema che interpella le chiese

Il commento delle pastore Manocchio e Tomassone sui recenti episodi che riguardano la chiesa protestante transalpina

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Febbraio 2025
in World
Reading Time: 4 mins read
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Scandalo abusi in Francia. Mediapart riporta la notizia della sospensione temporanea e precauzionale di Élian Cuvillier, professore e direttore di master presso l’Istituto protestante di teologia (IPT) di Montpellier e Parigi, da parte della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF). La decisione è arrivata dopo le segnalazioni di ex studentesse, che lo accusano di aver sfruttato la sua posizione. Secondo Mediapart, l’EPUdF aveva ricevuto una prima segnalazione già nel 2021, ma solo dopo l’adesione alla Commissione riconoscimento e riparazione della Chiesa cattolica nel 2024 ha deciso di intervenire. Il professore, noto nel mondo protestante e già coinvolto in studi sulla prevenzione degli abusi nella Chiesa, non ha risposto alle richieste di commento della testata. Tre ex studenti, riporta ancora il quotidiano indipendente che ha raccolto queste testimonianze, hanno descritto un ambiente segnato da paura e pressioni psicologiche. Chi ha rifiutato le avances di Cuvillier racconta che lui sarebbe diventato freddo e minaccioso. Un’ex studentessa riferisce di aver subito avvertimenti su possibili conseguenze per il suo rifiuto. Un altro sostiene che la sua candidatura al pastorato sia stata bloccata.

Si parla molto di abusi nella chiesa cattolica, si è parlato dello scandalo nella chiesa anglicana, qualche notizia inizia ad arrivare anche in ambito protestante, dalla Germania, dalla Svizzera e ora dalla Francia.

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È presto per dire qualcosa su come evolverà la questione, ma c’è da dire che il tema resta di attualità, se consideriamo le cronache sugli abusi sessuali e la trasversalità del fenomeno, in tutti i ceti sociali, in tutti i Paesi e in tutte le religioni.

In molti, troppi casi, gli abusatori restano al loro posto, o vengono reintegrati, silenzio e omertà accompagnano le loro carriere. A volte, la reputazione nelle chiese e nelle Università può essere immacolata, si riconosce la qualità del lavoro di ricerca, il loro valore intellettuale. Come bisognerebbe comportarsi dopo una denuncia, dopo una segnalazione, o dopo una assoluzione? In che modo vanno gestite le indagini interne e come si accertano i fatti? Come tutelare le persone? Carol Hanisch nel 1970 ci ha insegnato che “il personale è politico”. Siamo ancora qui. “Le violazioni dei diritti umani delle donne compiute in nome della famiglia, della religione e della cultura sono state occultate dalla santità della sfera cosiddetta ‘privata’ ed i perpetuatori di tali abusi godono di un’immunità che fa sì essi non debbano rispondere delle loro azioni”, scrivevano Charlotte Bunch e Samantha Frost nel saggio sui diritti umani delle donne. Era il 2001.

Sul caso in Francia, abbiamo interpellato la pastora metodista Mirella Manocchio, presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) e la pastora e teologa valdese Letizia Tomassone, coordinatrice dei corsi di Studi femministi e di genere presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma.

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Mirella Manocchio: «Quanto emerso nell’IPT di Montepellier, come in altri casi eclatanti del mondo protestante e altrove, come pure il caso Pelicot in Francia alcuni mesi fa, ci dicono – se ce ne fosse ancora bisogno – che il fenomeno investe tutte le nazioni, ogni strato sociale ed ogni ambito della vita.

Le nostre chiese, che per troppo tempo hanno ritenuto di avere i giusti anticorpi, devono prendere atto che la realtà è differente e che pertanto, proprio a partire dalle nostre chiese, è necessaria una reale presa di coscienza e un lavoro capillare che porti ad un profondo cambiamento mentale e culturale nella costruzione dei rapporti umani; rapporti che brutalmente – la cronaca e la politica – ci dicono strutturati sulla sperequazione, sul dominio, sull’aggressività.

Se vogliamo davvero operare questo cambiamento che porti i nostri rapporti, le nostre relazioni nell’ordine del Vangelo, credo sia necessario partire dai più giovani: le Scuole Domenicali e i gruppi di Catechismo possono essere formidabili strumenti di evoluzione in tal senso!

Ma che dire allora del fatto che nelle scuole italiane non si riesce a introdurre in modo strutturale corsi sull’eduzione sessuale e all’affettività? E che fine faranno quei fondi che sarebbero stati stanziati a tal fine? È sconcertante la risposta che viene da un imbarazzato Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, il quale ha affermato che ‘i 500mila euro stanziati dalla legge di bilancio per promuovere corsi di educazione sessuale ed affettiva, saranno invece utilizzati per formare gli insegnanti delle scuole medie e superiori sui temi della prevenzione delle infertilità’.

Anche questo approccio del governo e della politica a questo problema sociale va dolorosamente tenuto presente quando noi cerchiamo di impegnarci nel dar vita a dinamiche relazionali improntate alla equanimità, all’amore nella libertà e nel rispetto reciproco, quando ci spendiamo per contribuire alla formazione di individui credenti consapevoli e responsabili».

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Letizia Tomassone: «Negli ambiti religiosi si mescola autorevolezza spirituale e esercizio di potere. Tanto più allora bisogna essere attenti e attente alle implicazioni personali nel rivestire un ruolo di pastore, insegnante, anziano di chiesa.

Una riflessione continua su di sé e una formazione continua è quanto chiedono le studentesse e gli studenti della Facoltà teologica di Strasburgo, a seguito delle denunce e delle sospensioni di insegnanti in diversi istituti protestanti francesi. L’ultimo, con la sospensione di un professore piuttosto noto dell’IPT di Montpellier che avrebbe scambiato assegnazioni di posti lavorativi in prova con favori sessuali.

I protocolli sulle chiese come luoghi sicuri ormai da qualche anno ci sono, anche in Italia. Tuttavia, ancora manca una cultura del rispetto mentre le relazioni sembrano ripetere modelli di maschilità aggressiva a fronte di un femminile supino e accondiscendente. Manca una cultura dei diritti e dell’uguaglianza. Manca una cultura evangelica, in cui sì e no esprimono la verità, e non ci si nasconde dietro le apparenze o i ruoli.

Assistiamo sgomente alla sfilata di personaggi che popolano questa galleria dove il servizio diventa potere, potere anche spirituale sui soggetti che ti sono affidati.

Sembra che la riflessione portata avanti con coraggio dalle donne cattoliche non sia stata considerata nella chiesa protestante, con un senso di superiorità che denunciava all’origine degli abusi l’obbligo del celibato. ‘Noi non siamo così…’, si sosteneva. Invece purtroppo sì, perché il male è più profondo, si chiama maschilità tossica, relazioni disuguali tra i generi, sessualità intesa come appropriazione dell’altro, dell’altra.

Ora siamo, forse, lo speriamo, costretti e costrette a guardare diritto nel male che devasta le relazioni tra uomini e donne».

Da Nev – Notizie evangeliche

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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