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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

Un rapporto indipendente, pubblicato lunedì 20 gennaio 2025, fa luce sui casi di violenza sessuale commessi nella diocesi di Bolzano e Bressanone, tra il 1964 e il 2023. Il primo in Italia.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Gennaio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Mai prima d’ora era stata effettuata un’indagine di questo tipo all’interno della Chiesa cattolica italiana. Lunedì 20 gennaio 2025, un rapporto indipendente commissionato dalla diocesi di Bolzano e Bressanone, in Alto Adige (Nord), ha evidenziato casi di violenza sessuale commessi al suo interno. Risultato: 41 sacerdoti sono stati accusati di aver abusato di 75 persone, soprattutto minorenni, tra il 1964 e il 2023.

L’indagine è stata condotta dalla società tedesca Westpfahl Spilker Wastl, autrice del rapporto di Monaco del 2022, in cui l’ex papa Benedetto XVI era implicato per la sua inerzia nei confronti dei preti pedofili quando era arcivescovo.

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“Errori” e “negligenze”

Per produrre questo file di 631 pagine, gli autori hanno passato al setaccio gli archivi diocesani. È stato inoltre lanciato un invito a presentare testimonianze. «Al di là del numero delle vittime e dei sacerdoti accusati, quest’opera presenta le dinamiche e gli aspetti strutturali che hanno contribuito a questi abusi», spiega don Gottfried Ugolini, responsabile del servizio di prevenzione della diocesi. Questa dimensione “sistemica” è stata rivelata nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) presentato ai vescovi francesi il 5 ottobre 2021.

Gli autori descrivono nel dettaglio una ventina di casi evidenziando “errori” e “negligenze” da parte dei funzionari diocesani. Come il caso di questo sacerdote trasferito di parrocchia in parrocchia, da quasi cinquant’anni, nonostante le denunce di abusi su bambine. «Mi assumo la responsabilità degli errori commessi durante il mio episcopato», ha reagito venerdì Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano dal 2011, venuto a conoscenza dei risultati del rapporto al momento della sua pubblicazione, quattro giorni prima. Il vescovo ha chiesto “perdono alle persone coinvolte, alle comunità parrocchiali e ai fedeli”. Prima di annunciare nuove misure in arrivo, tra cui l’istituzione di “procedure più chiare”, una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali, o anche un sistema di “monitoraggio e controllo”, per prevenire la recidiva in caso di sospetto abuso.

Una diocesi in prima linea

Da diversi anni la diocesi di Bolzano e Bressanone – culturalmente vicina alla Germania – è in prima linea nella lotta alla pedofilia nella Chiesa in Italia. Nel 2010 è stato il primo ad aprire un centro di ascolto per le vittime di preti abusivi.

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Il sondaggio pubblicato è “un’esperienza che consideriamo positivamente e che studieremo”, ha commentato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Finora la Chiesa cattolica italiana si è rifiutata di affidare il dossier sugli abusi sessuali a una commissione indipendente, come in Francia. In questa fase sono stati prodotti due rapporti esclusivamente sulla base dei casi denunciati alle autorità ecclesiastiche tra il 2020 e il 2022. Un altro è previsto, alla fine del 2025, sui fatti denunciati alle diocesi tra il 2001 e il 2021.

“Un risultato parziale”

Ancor prima della sua pubblicazione, Francesco Zanardi parla già di “farsa”.  «Questo rapporto non sarà completo perché la Cei non tiene conto dei dati della magistratura», lamenta il presidente dell’associazione Rete l’abuso, che elenca i casi di abusi sessuali nella Chiesa italiana. Ricorda inoltre che il clero, ancora potente nel Paese, non è obbligato a denunciare queste violenze ai tribunali. Un privilegio previsto dal Concordato, adottato nel 1929 e modificato nel 1984, che definisce i rapporti tra il Vaticano e l’Italia.

Quanto all’inchiesta della diocesi di Bolzano, Francesco Zanardi non si mostra più entusiasta. “Dove furono messi i preti violenti? Cosa è stato fatto alle vittime? », chiede. Certamente l’indagine è stata condotta da uno studio legale indipendente, “ma i dati restano quelli della diocesi. Non possono essere imparziali ”, sottolinea con scetticismo. Inoltre, questo rapporto non tiene conto né dei casi giudicati nei tribunali né di quelli denunciati negli istituti religiosi. “È un risultato parziale”, ammette Don Gottfried Ugolini. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.