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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
4 Giugno 2024
in Il punto della Rete L'ABUSO
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La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

“ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

“ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

Immagine WhatsApp 2024 03 07 ore 17.45.02 93a2c944Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

Ama Del Monte con uguale ardore

la scimmia e il servitore.

Egli al vago femmineo garzoncello

ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

perché la scimmia, a trattamento uguale,

non fa pur cardinale?»

*Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

“Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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