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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
4 Dicembre 2022
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Cosa mi ha davvero scioccato del primo Report della Cei sugli abusi nella Chiesa? Il fatto che lo Stato sia rimasto a guardare, in sfregio alla Costituzione e agli stessi cittadini, tutti, non solo le vittime.

L’operazione appare come la palese prova dell’esistenza di uno Stato dentro lo Stato: non quello di chi ha stuprato nei fatti, ma dei vescovi italiani che hanno sempre coperto. Palese perché esisteva una direttiva riservata del 1962, Crimen sollicitationis, redatta dal cardinale Ottaviani (che stabiliva la procedura canonica nelle cause di sollicitatio ad turpia, ovvero l’utilizzo da parte del prete del sacramento della confessione per fare avances sessuali ai/alle penitenti, ndr) riveduta nel 2001 (De delictis gravioribus, ndr) che di fatto ha avuto una funzione di insabbiamento. Qualunque vescovo l’avesse violata avrebbe commesso un reato solo per il Codice di Diritto canonico, quindi è puerile evitare oggi un’inchiesta a fronte di una realtà sotto gli occhi di tutti, denota solo una mancanza di onestà e forse una paura.

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La domanda che dobbiamo porci, ma che si dà risposta da sé, è: perché già nel 1962 Ottaviani scrisse per il Vaticano quella procedura criminale?

Il mondo la scoprirà solo nel 2001, e nel 2004 un avvocato di Houston, Daniel Shea, trascinò il cardinale Ratzinger – all’epoca a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero l’organo vaticano che si occupa della dottrina e della disciplina, quindi anche della pedofilia dei preti – in tribunale: l’accusa è di intralcio alla giustizia, in quanto avrebbe omesso di denunciare i casi alle autorità civili, ribadendo nella sua funzione ai vescovi di tutto il mondo, con De delictis gravioribus, che la direttiva del 1962 era tutt’ora in vigore.

Di certo rocambolesco fu il salvataggio di Ratzinger (oggi stranamente segregato in Vaticano, ma non certo per punizione: d’altra parte era il monarca assoluto dello Stato dentro le mura leonine) se si pensa ai vari scandali, non solo del Banco Ambrosiano e dello IOR; persino qualche buon cattolico come Giulio Andreotti, al di là del peccato consapevole, avrebbe potuto pensar male.

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Ebbene, il cardinale Raztinger, chiamato a rendere conto in tribunale di quell’accusa, divenne papa, eletto da un intero Conclave, dopo il provvidenziale decesso del predecessore. Usufruì in quanto capo di Stato dell’immunità diplomatica, e non rispose mai agli inquirenti che lo accusavano.

Tuttavia di Ratzinger la Chiesa parla bene in Italia. Gli opinionisti dicono persino che ha fatto tanto per la pedofilia (non è chiaro se per mantenerla o eliminarla). Mentre i magistrati e le vittime in Germania gli chiedono conto.

Anche papa Francesco ha fatto molto, dicono. Tuttavia in Italia vediamo la Cei non seguire le innovazioni che secondo molti sarebbero state introdotte, in sostanza non rispettando ciò che il papa ha deciso fosse legge. Ma non vedo dal Vaticano alcuna irritazione per questa violazione, solo silenzio.

L’altro giorno la Cei se ne è uscita con un Report non indipendente, e parziale in quanto carente dei dati dei tribunali e delle associazioni di vittime. E malgrado questa carenza di fonti, quel Report della Cei dice che in Italia, nei due anni presi in esame (2020-2021, in cui tra l’altro uffici pubblici e diocesani sono stati per lungo tempo chiusi a causa della pandemia di COVID), sono state ricevute 89 segnalazioni, per un numero di 68 presunti abusatori.

Ebbene, in Francia, dove l’indagine è stata imparziale e approfondita, censendo in 70 anni circa 3.000 sacerdoti colpevoli, se si divide il numero di questi ultimi per gli anni, il risultato è, in media, di 44 casi l’anno. Cifra non lontana dalla media dei dati Cei per i due anni.

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Naturalmente non si è dato peso a questo elemento, ma neanche alla domanda più banale: come può la Chiesa italiana (e solo quella italiana), gestire in proprio i crimini che ha essa stessa coperto per legge interna?

Come può lo Stato italiano, controcorrente rispetto a tutti gli altri, fare finta che non ci sia nulla di grave?

Come possono, gli stessi cattolici che affidano al clero i propri figli, continuare a farsi andare bene tutto così?

La via italiana è ancora davvero lunga. Non esiste ancora, nel Paese, una coscienza collettiva, civile, e questo lascia spazio, nei fatti, a qualcosa che continuerà ancora per anni.

Lo stesso Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, ndr), in conferenza stampa, dopo il ventennale fallimento della Chiesa italiana, ha detto comunque che questa è la via giusta, che proveranno ed eventualmente correggeranno. Non ha fissato una scadenza.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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