Pisa, 18 settembre 2022 – Un’esperienza traumatica, rimossa e sepolta per anni nei meandri del subconscio. Ma riaffiorata solo la scorsa primavera, quando uno dei due fratelli (e in seguito anche l’altro), nell’affrontare un percorso di psicoterapia, viene sottoposto a sedute di ipnosi regressiva che riportano la sua mente indietro nel tempo, alla fine degli anni Novanta quando entrambi frequentavano – con tutta la famiglia, con gioia e assiduità – la parrocchia pisana di Santo Stefano extra moenia, nel quartiere di Porta a Lucca, zona residenziale di ville e villette liberty, tra la Torre pendente e l’Arena Garibaldi. Qui il monsignore che i due bimbi di allora (avevano 10 e 13 anni, oggi sono uomini) accusano di abusi sessuali, ha trascorso molti anni. Prima come cappellano poi come parroco (fino al 2002), periodo interrotto soltanto da una breve parentesi in una frazione di periferia.
Ed è qui che 25 anni fa si sarebbe consumato quello che il sacerdote stesso, nel faccia a faccia con l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto, a cui ha rassegnato le dimissioni, avrebbe ammesso esser stato “un momento di debolezza”. Non sarebbe un caso isolato. Il condizionale è d’obbligo, in attesa dei riscontri preliminari da parte della giustizia vaticana, ma c’è già un’altra presunta vittima che si sarebbe fatta avanti, contattando i due fratelli e trovando la forza di raccontar loro di aver ricevuto analoghe attenzioni morbose da parte del ‘don’.
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