I giudici della Cassazione confermano i due anni e due mesi decisi in appello per Paolo Glaentzer. Papa Francesco lo dimise dal clero
La Cassazione ha confermato ieri sera la condanna a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione nei confronti di Paolo Glaentzer, 73 anni, ex parroco di San Rufignano a Sommaia (Calenzano), accusato di aver abusato di una bambina di dieci anni. I giudici della Corte Suprema hanno accolto la sentenza emessa nel giugno di un anno fa dalla Corte di Appello di Firenze che, a sorpresa, aveva dimezzato la già esigua pena del primo grado, quattro anni e quattro mesi in rito abbreviato.
Il pm Laura Canovai aveva chiesto una pena di poco più severa, cinque anni tenendo conto della buona condotta processuale. La Cassazione ha messo la parola fine su un caso che, all’epoca, fece molto scalpore e discutere. Il sacerdote fu ridotto allo stato laicale dopo la condanna di primo grado da Papa Francesco. Era il 24 luglio 2018 quando Glaentzer venne trovato appartato in auto insieme a una ragazzina di 10 anni. L’atteggiamento era inequivocabile: la bimba aveva la maglietta alzata e l’uomo i pantaloni abbassati. I due erano fermi in un parcheggio sotto casa della bambina a Calenzano.
Ad accorgersi di quello che stava accadendo fu un vicino, insospettito quando vide l’anziano entrare in auto con la piccola. Fu lui ad aprire la portiera della macchina e a lanciare l’allarme. Glaentzer venne arrestato dai carabinieri e messo ai domiciliari. Il suo atteggiamento fu fin da subito collaborativo tanto che, interrogato dal pm Laura Canovai, confessò che non era la prima volta che si intratteneva con la ragazzina. La bimba faceva parte di una famiglia che lui seguiva e che aveva aiutato economicamente ogni tanto.
“Credevo fosse più grande, che avesse 14 anni”, fu una delle scuse usate dall’ex prete per giustificarsi di fronte agli inquirenti. Glaentezer fu messo ai domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca dove è rimasto tutti questi anni e adesso ha già finito di scontare la pena. Durante il procedimento a carico dell’ex parroco, l’uomo ha sempre tenuto un atteggiamento collaborativo tanto che le attenuanti generiche sono state sempre ritenute prevalenti sulle aggravanti. Circostanza che gli ha permesso di ottenere una pena così esigua rispetto alla gravità delle contestazioni mosse.
La sentenza di Appello, che ha dimezzato la pena, è arrivata però come un fulmine a ciel sereno. I giudici di Appello motivarono così la clamorosa riduzione di pena: “Le attenuanti generiche possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori; si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni. E almeno apparentemente ha preso le distanze da esse. Ha sempre rispettato con scrupolo la misura cautelare degli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato”.
Dopo il fatto la bambina venne tolta ai genitori e affidata a una struttura protetta. I genitori furono esclusi dal risarcimento in primo grado. Anche questa decisione venne ribaltata in Appello. I genitori, assistiti dagli avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, vennero riconosciuti come parti offese e ammesse al risarcimento da stabilirsi in sede civile con una provvisionale immediata di 2500 euro. Alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati, fu riconosciuta una provvisionale di 50mila euro. “La decisione della Cassazione ha messo un punto finale sull’accertamento della penale responsabilità dell’imputato – hanno detto gli avvocati Generini e Stefani – per i gravissimi fatti commessi nei confronti della minore. Resta anche confermata la condanna al risarcimento danni in favore dei genitori che già l’Appello aveva riconosciuto”.
Laura Natoli












