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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alexandre Hezez » In Francia al via il processo contro il prete pedofilo che fa tremare il cardinale Barbarin

In Francia al via il processo contro il prete pedofilo che fa tremare il cardinale Barbarin

Bernard Preynat molestò decine di bambini negli anni 70-80 e il cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, avrebbe saputo da tempo degli abusi senza denunciare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Gennaio 2020
in World
Reading Time: 3 mins read
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Si è aperto in Francia il processo a carico dell’ex sacerdote e cappellano scout della diocesi di lione, Bernard Preynat, accusato di violenze sessuali su decine di minori, per le quali è stato destituito dal tribunale ecclesiastico. Il sacerdote, 74 anni, è al centro di una vicenda che da mesi sta facendo tremare la Chiesa cattolica d’oltralpe e, in particolare, i destini del cardinale Philippe Barbarin.

Barbarin infatti, tuttora arcivescovo di Lione, sebbene abbia preso un periodo di ritiro e sia coadiuvato da un amministratore apostolico che ne svolge le funzioni, è in attesa della sentenza di appello dopo che, a marzo dell’anno scorso, il tribunale correzionale lionese lo ha condannato a sei mesi, con la condizionale, per non avere denunciato padre Preynat, colpevole di aggressioni sessuali quando era responsabile del gruppo scout Satin Luc di Sainte-Foy-les-Lyon, negli anni Settanta e Ottanta, dunque quando arcvivescovo di Lione era monsignor Albert Decourtray.

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Preynat fu denunciato nel 2015 da una delle vittime, Alexandre Hezez, ma Barbarin era al corrente da tempo delle molestie, perché era stato proprio Hezez a parlagliene l’anno prima, nel 2014. Ma addirittura, in un’intervista alla Croix del 2016, Barbarin disse di essere stato messo al corrente dei “comportamenti” di Preynat “verso il 2007-2008”. Un sacerdote ha anonimamente raccontato a Le Parisien di aver parlato della questione all’arcivescovo “dal 2002”. Le prime denunce giunte alla diocesi, ad ogni modo, rimontano al 1979. Il porporato, arcivescovo dal 2002, ne ha poi parlato allo stesso sacerdote nel 2010, che gli avrebbe riferito di non aver più compiuto molestie dal 1991. Ma ancora nel 2013 il sacerdote riceve dall’arcivescovo una promozione e continua a svolgere attività da parroco, sebbene lontano dagli scout. Solo nel 2015, quando parte la denuncia civile, il sacerdote, oggi 73enne, viene sottoposto al controllo giudiziario e, in attesa che si esaurisca un processo canonico, sospeso dalle sue funzioni. In prima linea nelle denunce, un’associazione di ex vittime che ha preso il nome La parole liberée perché, da quando ha preso l’iniziativa di denunciare pubblicamente gli abusi, ha permesso che la “parola si liberasse” e che venissero a galla molte altre denunce.

Lo scorso luglio, Bernard Preynat è stato “giudicato colpevole di aver commesso reati sessuali contro minori di 16 anni” da un tribunale ecclesiastico. “Alla luce dei fatti e del loro ripetersi, del gran numero di vittime, del fatto che padre Bernard Preynat ha abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione all’interno del gruppo scout da lui fondato e guidato fin dalla sua creazione, assumendo la doppia responsabilità di capo e cappellano, il tribunale ha deciso di applicare la massima pena prevista dalla legge della Chiesa in un caso del genere, cioè la dimissione dallo stato clericale”, si legge in una dichiarazione rilasciata al termine del processo penale e riportata da Vatican News.

Il tribunale sta attualmente esaminando le richieste di risarcimento finanziario presentate da una ventina di vittime. E ora, un tribunale ha aperto per la prima volta un processo civile. Dovrà valutare se i crimini sono caduti in prescrizione, ma, secondo la stampa francese, il sacerdote rischia fino a dieci anni di prigione. La vicenda è al centro di un film di successo, “Grace a Dieu” di Francois Ozon, che prende il titolo, Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che “la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere”. La giornalista Isabelle de Gaulmyn, lionese, caporedattrice del giornale cattolico La Croix, ha scritto un libro che ricostruisce con precisione l’intera vicenda e, in particolare, il silenzio che ha lungamente circondato, a tutti i livelli, gli abusi (“Histoire d’un silence”, storia di un silenzio).

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https://globalist.it/world/2020/01/13/in-francia-al-via-il-processo-contro-il-prete-pedofilo-che-fa-tremare-il-cardinale-barbarin-2051586.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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