Le perplessità della Rete L’ABUSO sulla richiesta di rinvio a giudizio vaticana per gli abusi sui chierichetti del papa

Apprendiamo da un comunicato stampa del Vaticano che il promotore di giustizia della Santa Sede, con i provvedimenti del 16 e 17 settembre, ha chiesto il rinvio a giudizio di don Gabriele Martinelli (accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X) e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

Una delle due presunte vittime – il polacco Kamil Jarzembowski – è seguita dall’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri (del Foro di Roma), con il quale il Presidente della Rete ha voluto confrontarsi.

Va detto, che a seguito dei diversi insabbiamenti attuati dal Vaticano dal 2012, la Rete L’ABUSO aveva presentato nei mesi scorsi formale querela presso la Procura di Roma, ottenendo l’apertura di un fascicolo.

Ora naturalmente sorgono una serie di perplessità in quanto la competenza territoriale del reato, è proprio lo Stato del Vaticano, uno stato che fino ad oggi ha sistematicamente insabbiato tutti i casi a lui denunciati dalle vittime, che non ha mai risarcito spontaneamente, ma solo quando costretto dai tribunali civili.

Il timore dell’associazione, è che la richiesta di rinvio a giudizio vaticana, sia solo un escamotage per spostare il procedimento dall’Italia, in Vaticano.

Ad aumentare i dubbi, un apposito provvedimento di Bergoglio del 29 luglio scorso, che aveva proprio il fine di rimuovere la causa di improcedibilità sulla vicenda.

Il Presidente

Francesco Zanardi

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