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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Febbraio 2019
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Reading Time: 3 mins read
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Pell con divisa da detenuto e in isolamento, come da prassi per i reati di pedofilia. E intanto parte l’indagine del Vaticano

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO
Ieri un furgone bianco è entrato nel carcere di Melbourne. Si è aperto lo sportello ed è sceso un cardinale che fino a qualche giorno prima era ai vertici delle gerarchie della Chiesa. Si sono aperte le porte della prigione per George Pell, condannato per pedofilia. E su di lui parte anche l’indagine interna del Vaticano: un’accelerazione della Santa Sede 24 ore dopo avere dichiarato di voler attendere il giudizio «definitivo», che arriverà il 13 marzo. Segno che ora le accuse sul porporato sono ritenute credibili anche nei Sacri Palazzi.

Quando il giudice gli ha comunicato la revoca della libertà su cauzione e quindi la custodia in carcere, Pell è rimasto impassibile. Non un gesto, non una parola. Il suo sguardo non ha lasciato trapelare alcuna reazione. Tipico del suo stile e carattere da «Cardinale-ranger», come viene chiamato. Non lo hanno smosso né scosso nemmeno le urla della gente che gli gridava insulti e improperi. Ora è nell’Assessment Prison, istituto di massima sicurezza, con divisa da detenuto e in isolamento, come prassi per i reati di pedofilia.

Dunque, un cardinale di Santa Romana Chiesa recluso: un duro colpo assestato al Papa a pochi giorni dal summit per la protezione dei minori.

Pell è stato dichiarato colpevole di abusi sessuali compiuti in sagrestia su due coristi 13enni, dopo una Messa nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne, nel 1996. Ed è stato confermato che i suoi cinque capi d’accusa comportano una condanna massima di 10 anni ciascuno, per un totale di potenziali 50 anni. Per Pell, che ha 77 anni, sarebbe una sorta di ergastolo. Lui peraltro continua a dirsi innocente e ricorrerà in appello.

Paradossalmente non lo aiuta il suo avvocato, che ieri è caduto in una gaffe, definita Oltretevere «sconcertante». Come ha scritto The Guardian, Robert Richter ha affermato che uno dei reati «non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (“plain vanilla sex”, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente». L’intento difensivo era chiedere una condanna meno pesante sostenendo che su Pell non graverebbero «circostanze aggravanti». Ma si è rivelato un clamoroso autogol.

E le traversie giudiziarie non finiscono qui. Il padre di uno dei due coristi starebbe intentando causa di risarcimento sia contro il prelato sia contro la Chiesa, dopo la morte del figlio per overdose di eroina nel 2014. Il genitore sostiene che il figlio abbia sofferto di stress post-traumatico a causa delle violenze subite. Pell «ha le mani sporche di sangue», sosterrà il genitore, come anticipa la sua legale Lisa Flynn.

Intanto, oltre a confermare che Pell «non è più il prefetto della Segreteria per l’Economia» – il mandato quinquennale gli è scaduto quattro giorni fa e non è stato rinnovato – il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti ha comunicato che «la Congregazione per la Dottrina della Fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica». Significa che parte l’investigazione canonica, cominciando con la richiesta di vedere gli atti giudiziari australiani. L’iter del processo ecclesiastico, nel caso se ne riscontrassero gli elementi, potrebbe anche portare alla dimissione dallo stato clericale.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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