Il Pontefice interviene alla fine della Messa che conclude l’incontro planetario sulla protezione dei minori e parla di «manifestazione attuale dello spirito del male»
di Gian Guido Vecchi
È «giunta l’ora» di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa». Alla fine della Messa nella Sala Regia, la celebrazione che conclude l’incontro planetario sulla «protezione dei minori» e gli abusi pedofili, Francesco parla di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», evoca «i sacrifici pagani» e guarda dentro ma anche fuori la Chiesa: «Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque». Certo, premette il Papa: «Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».
La pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di bambini diventa «uno strumento di satana». Alla fine del lungo intervento, una sorta di saggio con tanto di bibliografia e statistiche delle organizzazioni internazionali, il Papa elenca sette punti ispirati alle «Best Practices» formulate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la «tutela dei bambini» (cita le parole di Gesù: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare»); la «serietà impeccabile» (cita il suo discorso di Natale alla Curia: «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso»); una «vera purificazione» (non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà); la «formazione» e quindi la selezione dei seminaristi, la necessità di «rafforzare e verificare le linee guida delle conferenze episcopali» perché «abbiamo valore di norme e non solo di orientamenti» («nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato»); l’impegno ad essere vicini e «accompagnare le persone abusate»; infine l’attenzione al «mondo digitale» («occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori: il reato non gode del diritto alla libertà) e la lotta al «turismo sessuale».
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