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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Luglio 2018
in World
Reading Time: 7 mins read
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NEW YORK-ADISTA. «Zio Ted»: con questo nome era familiarmente chiamato, dalla famiglia di James (il nome completo della vittima non è noto), colui che poi diventerà la stella del firmamento episcopale statunitense, il card. Theodore McCarrick, oggi 88enne, il più importante prelato ad essere accusato di abusi sessuali e pedofilia, rimosso dal proprio ministero (v. Adista Notizie n. 24/18). All’inizio di luglio, dopo aver appreso delle accuse «credibili e sostanziate» contro McCarrick di un uomo abusato 50 anni fa (da chierichetto, 16enne), James, che ora ha 60 anni, ha capito di non essere solo e si è deciso a parlare, sporgendo il 16 luglio denuncia alla polizia in Virginia, dove attualmente vive. La sua storia, raccontata dal New York Times (19/7), è agghiacciante.

“Zio Ted”

James aveva 11 anni quando il predatore, di famiglia a casa sua (era il migliore amico dello zio, e James era stato il primo bambino ad essere battezzato da lui, fresco di ordinazione, nel 1958), si era infilato nella sua camera da letto per cambiarsi il costume da bagno e gli aveva ordinato di farsi guardare, nudo. «Vedi, siamo fatti nello stesso modo, va tutto bene », gli aveva detto, spogliandosi a sua volta. Quello fu il primo di numerosissimi altri episodi. James fu abusato per circa 20 anni. Cercò di confidarlo a suo padre, ma il prete era talmente amato nella sua famiglia e considerato talmente irreprensibile, che la semplice idea risultò non credibile. Anzi, il fatto stesso di essere stato battezzato da lui rese lo stretto rapporto, sotto gli occhi di tutti, quasi un privilegio, come conferma la sorella Karen: «Ci veniva spiegato che Jimmy era speciale per padre McCarrick per il fatto che era stato il suo primo battesimo. Ho sempre pensato a lui come allo zio Teddy. Era come gli altri zii, parte della nostra vita».

Ma gli abusi ormai erano cominciati e si sarebbero ripetuti moltissime volte nel corso degli anni, senza mai peraltro arrivare a rapporti sessuali completi ma fermandosi alla masturbazione: nessun gesto di affetto, nessun bacio, pura meccanica. James aveva vissuto con difficoltà il trasferimento della sua famiglia sulla West Coast e McCarrick, che andava a trovarli spesso, era sempre molto vicino al ragazzo, aiutandolo a inserirsi nella nuova scuola. A 13 anni, questi fu toccato dal prete, e la cosa continuò in parcheggi e luoghi appartati; a 15 James venne ubriacato con vodka in un ristorante di San Francisco e poi fu portato nell’hotel dove McCarrick soggiornava. «Ero assolutamente disgustato e terrorizzato – ricorda James –, avevo paura, che cosa avevo fatto?». A 16-17 anni, in un campeggio con altri ragazzi nello Stato di New York (descritto anche da altre vittime, che vissero la stessa esperienza), nuovamente venne abusato, costretto a dormirgli nudo accanto. Gli incontri proseguirono anche quando il ragazzo si arruolò in Marina e venne mandato prima a Chicago, poi in California: McCarrick andava a trovarlo e lo presentava al jet set come suo “nipote”.

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Una carriera inarrestabile

Quando James lasciò l’esercito e tornò nella East Coast, nel 1980, nel frattempo McCarrick aveva cominciato la sua inarrestabile carriera sotto il pontificato wojtyiliano, prima come ausiliare di New York (1977- 81), poi come ordinario a Metuchen, New Jersey (1981-86), prima di diventare arcivescovo della importante diocesi di Newark (con più di un milione di abitanti, 1986-2000) e infine di Washington (2000- 2006), quando poi fu fatto cardinale e diventò uno dei porporati più potenti a livello globale. Nel 1986 fece un viaggio in Polonia e fu eletto presidente della commissione dei vescovi Usa per l’aiuto alle Chiese dell’Europa centro-orientale, per la migrazione e la politica internazionale; nel 1988 incontrò Fidel Castro. È proprio nei primi anni ’80 che James comincia a crollare: beve e si droga, anche se, nel 1985, tenta di staccarsi dal vescovo sposandosi. Nel 1989, quando va a chiedere a McCarrick del denaro e questi glielo rifiuta, ponendo fine alla relazione, James, invece di provare sollievo, sprofonda: «È finita, mi ha buttato via», si dice. Il suo matrimonio fallisce e nel 1991 tenta il suicidio. La disintossicazione che intraprende, per fortuna, ha successo. Comincia a parlare con qualcuno (anche con alcuni terapisti) di quanto ha subìto, ma in famiglia nessuno è disposto a credergli: lo zio amico di McCarrick gli consiglia di portarsi il segreto nella tomba. Ora, però, James è deciso ad andare avanti nella denuncia anche per aiutare altre vittime. Il rapporto che ha consegnato alla polizia, ha spiegato il suo avvocato, sarà inoltrato al dipartimento che si occupa di reati sessuali a San Francisco, nel New Jersey e a New York.

Non solo bambini

Ancora una volta, la Chiesa era, almeno in parte, al corrente di quanto avveniva. Interviste e documenti ottenuti dal New York Times dimostrano infatti come la gerarchia della Chiesa fosse da decenni a conoscenza almeno degli abusi sessuali perpetrati da McCarrick contro seminaristi adulti. Tra il 1994 e il 2008, alcuni seminaristi si rivolsero ai vescovi statunitensi, al nunzio pontificio e anche a papa Benedetto XVI per denunciare abusi di cui McCarrick si era reso responsabile. Sono stati anche pagati segretamente, dalle due diocesi del New Jersey in cui il vescovo aveva esercitato il suo ministero, risarcimenti a un ex prete, Robert Ciolek, nel 2005 (80mila dollari, senza ammissione di colpa né possibilità di parlare all’esterno), che ha denunciato molestie risalenti agli anni ’80, quando McCarrick era già vescovo, e a un altro ex seminarista, che nel 2007, in seguito ad analoghe denunce, ricevette dalla Chiesa 100mila dollari. Ciolek, allora ventenne, aveva già vissuto un abuso sessuale a scuola e si era confidato con McCarrick: «Avevo fiducia in lui, lo ammiravo. Non potevo immaginare che avesse altro in mente se non il mio bene». Nel frattempo McCarrick si segnalava come uno tra i prelati più fermi nel sostenere la nuova politica episcopale di tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

Secondo quanto ha raccontato Ciolek, McCarrick portava alcuni seminaristi e giovani preti a trascorrere il weekend in una piccola casa al mare a Sea Girt, nel New Jersey, che aveva fatto comprare alla diocesi nel 1984. Dopo cene e fiumi di birra, ne sceglieva uno, che avrebbe trascorso la notte con lui. I seminaristi erano lusingati dal fatto di ricevere queste attenzioni, ma allo stesso tempo disgustati: nessuno ambiva a essere scelto, ricorda Ciolek, oggi 57enne. Con lui, McCarrick non si spinse mai a carezze «al di sotto della vita». Anche qui, nessun gesto di affetto.

Ciolek, oggi avvocato, nel 2004, dopo aver fatto un percorso di counselling, si decise a sporgere denuncia. Nel 2005 ottenne il risarcimento dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

La prima denuncia documentata, però, arrivò al nuovo vescovo di Metuchen, mons. Edward T. Hughes, al più tardi nel 1994. Il prete che la presentò si autodenunciava: gli abusi subiti per mano di McCarrick negli anni ’80, con il trauma sessuale ed emotivo connesso, lo avevano portato a sua volta a comportamenti inappropriati nei confronti di due quindicenni. Il prete venne mandato in terapia in un’altra diocesi, ma nessuna misura venne presa contro McCarrick, che anzi nel 1995 ospitò a Newark papa Woytyla e celebrò con lui una messa. Il prete abusato da McCarrick, invece, nel 2004, fu costretto – in base alle nuove linee di tolleranza zero nel frattempo entrate in vigore e a causa di quella confessione di anni prima prima – a rinunciare al proprio ministero. Nel 2007 riceverà un risarcimento di 100mila dollari.

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Nel 1999 Ciolek fu convocato da colui che era stato il segretario di McCarrick a Metuchen per sapere se intendeva fare una denuncia formale contro la diocesi; rispose di no e l’uomo espresse sollievo. Qualche mese dopo McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington e ricevette la porpora cardinalizia.

Un altro Maciel?

Ma la cosa più grave è che il Vaticano fu informato del comportamento di McCarrick, e non fece nulla. P. Boniface Ramsey, docente risultaal Seminario della Seton Hall University di Newark dal 1986 al 1996, che aveva raccolto le confidenze dei seminaristi sui weekend di abusi al mare con McCarrick, ne parlò infatti con il nunzio papale mons. Gabriel Montalvo e, su incoraggiamento di questi, inviò una lettera in Vaticano. Non ricevette mai risposta. L’astro di McCarrick raggiungeva il suo massimo fulgore nella Chiesa wojtyliana: come fund-raiser, da presidente della Papal Foundation – organismo nato nel 1988 come grande collettore di denaro che la Chiesa Usa voleva destinare al papa – versò nelle casse vaticane milioni di dollari. Ma Wojtyla, pur consapevole delle denunce contro il prelato, si comportò con lui esattamente come con l’altro grande finanziatore vaticano e suo grande amico, il fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo Marcial Maciel Degollado: ignorando le accuse di cui era oggetto. Nel 2006, McCarrick andò in pensione, proprio al compimento dei 75 anni.

Ma Ramsey continuò a allertare il Vaticano. Nel 2008 tornò alla carica con l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, che però lo liquidò rapidamente. E nel 2015 parlò con il card. Sean O’Malley, della Commissione pontificia per la Tutela dei minori. Anche in questo caso, nessun risultato: «Ho lanciato allarmi per 30 anni e non sono arrivato da nessuna parte», ha detto.

Anche un ex prete, Richard Sipe, esperto nel campo degli abusi sessuali, si rivolse al Vaticano. Nel 2008 scrisse a papa Ratzinger, riferendo delle “gite” di McCarrick con i seminaristi al mare, «ampiamente note da decenni». E se è vero, come è stato notato da alcuni, che molestie a un adulto da parte di un superiore non sono considerate esplicitamente come un crimine dal Diritto canonico, vi è però un canone che punisce l’abuso di potere ecclesiastico: ma non è mai stato applicato a McCarrick.

Di certo, la denuncia di abusi perpetrati su adulti – ulteriore risvolto della stessa piaga – è in crescita, forse in conseguenza del movimento #Metoo, secondo quanto riferisce p. Hans Zollner, a capo della Task Force contro gli abusi su minori della Pontificia Università Gregoriana e uno dei massimi esperti sulla questione (New York Times, 16/7). La rete di preti e religiosi Catholic Whistleblowers ha chiesto di recente ai vescovi statunitensi di estendere la categoria delle vittime agli adulti, anch’essi vittime di quello stesso abuso di potere che è all’origine del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa. Nel frattempo, se non altro, Ciolek ha ricevuto le scuse del card. Joe Tobin di Newark e del vescovo di Metuchen mons. James F. Checchio. Ed è stato esonerato dall’obbligo di non parlare.

https://www.adista.it/articolo/59269

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.