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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Acri » “Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

“Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Maggio 2018
in World
Reading Time: 3 mins read
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Christina Babin, 42 anni, sopravvissuta alla setta “Children of God”, ha raccontato il suo passato di schiava sessuale

È sopravvissuta alle molestie subite all’interno di una setta, quella dei “Bambini di Dio” (“Children of God”) e ha raccontato la sua esperienza. Christina Babin, 42 anni, madre di quattro figli, ha ora una vita felice, ma la sua infanzia è stata un vero inferno: come riportano i media inglesi, a soli 11 anni fu reclutata con la forza e fu costretta a diventare una schiava sessuale per coppie sposate.

È stata la madre, per prima, ad aderire alla setta, trascinando con sé anche la figlia, che in quegli anni venne spedita in diverse parti del mondo, dal Giappone alle Filippine, dove viveva in comunione con altri adepti, subendo abusi di ogni genere. “Ci veniva detto che il sesso era una buona cosa e che avremmo dovuto divertirci”, ha raccontato la donna al Mirror. “Ero così confusa perché io non mi divertivo affatto. Non riuscivo a capire perché per me non fosse affatto quella meravigliosa cosa che tutti dicevano”.

“Ci formavano per essere dei robot, sempre felici, sempre sorridenti. Non ci era consentito giocare o leggere libri. Non dovevamo piangere e tutti i bambini che piangevano venivano puniti”, ha ricordato. Dopo essere stata mandata in Giappone, insieme al fratello e senza la madre, all’età di 12 anni, e nelle Filippine, e aver subito in questi “campi” violenze sessuali da parte di uomini adulti, Christina e il fratello sono stati messi su un volo verso gli Stati Uniti per tornare a casa. Da lì è ricominciata la sua nuova vita, ma non senza cicatrici.

Il movimento religioso “Children of God” è nato in California nel 1968. Inizialmente faceva parte del “Jesus Movement” dei tardi anni sessanta, che aveva fatto molti dei suoi primi proseliti nel movimento hippie. A partire dal 1974 essi iniziarono a sperimentare l’uso del sesso per dimostrare l’amore di Dio. La pratica venne abbandonata nel 1987.

Prima della cessazione della pratica, però, il sesso veniva utilizzato come una vera e propria arma: i membri venivano incoraggiati a copulare con qualsiasi membro che ne avesse bisogno, azione nota comunemente come “sharing” (condivisione) o “sesso sacrificale”: chiunque si opponeva subiva forti coercizioni. I “Bambini” credono infatti che Dio abbia creato la sessualità umana, che essa sia una necessità naturale, emozionale e fisica, e che le relazioni di tipo eterosessuale tra adulti consenzienti e in età legale sia una meraviglia pura e naturale della creazione di Dio, e che sia permessa secondo le Scritture. I membri adulti possono copulare con qualsiasi membro adulto dell’altro sesso. Ai teenager dai 16 anni è consentito copulare con altri membri sotto i 21 anni. Sin dal 1986, il sesso tra minorenni ed adulti è proibito.

https://www.huffingtonpost.it/2018/05/14/io-prigioniera-di-una-setta-a-11-anni-costretta-ad-essere-una-schiava-sessuale-per-coppie-sposate_a_23434015/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.