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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Aprile 2018
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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di Dario Striano

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Nove scalini ieri mattina lo hanno diviso dal Duomo di Napoli. Lo spazio di un sagrato. Anni di «abusi e violenze» per molto tempo invece lo hanno separato dalla Chiesa. «Insabbiamenti e coperture» lo allontanano ancora oggi dalla Giustizia. «Chiedo al Papa di allontanare il cardinale Sepe dalla Curia di Napoli. Immediatamente. Perché se vuole una Chiesa pulita non può permettere ad una persona del genere che insabbia e non prende provvedimenti su un caso si abusi e violenze plurimi, di essere a capo della Curia di una città che ha già tanti problemi. E perché in questa vicenda ho perso io e ha perso la Chiesa». Maschera sul viso e foto del cardinale Sepe e del suo presunto orco stampate su un cartellone 40×60 affisso sul petto, Diego Esposito, il 40enne di Ponticelli che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali subiti nell’età adolescenziale, non si accontenta della riapertura del caso richiesta da Papa Francesco. Così come non si accontenta del processo che a fine anno dovrebbe tenersi dinanzi al tribunale civile di Napoli, e ieri mattina all’esterno del Duomo di Napoli ha esternato tutta la sua rabbia in un sit-in di protesta. «Sono 8 anni che chiedo giustizia e questa mi viene negata. In attesa di quella civile, archiviata quella penale perché la mia denuncia è stata tardiva, attendo ancora oggi quella ecclesiastica. Perché nonostante 3 interventi di Papa Francesco, non è cambiato niente. Io sto sempre più male, ho perso il lavoro, mi hanno emarginato e trattato come un pazzo, don Silverio Mura ha invece continuato ad insegnare ai ragazzini sotto copertura della Curia di Napoli che non ha mai preso alcun provvedimento».

 

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La maschera sul volto di Diego non ha impedito di scorgere i suoi occhi castani, profondi e malinconici. Lucidi, sul punto di lacrimare quando il 4oenne ha ripercorso la sua storia. «Mi ha detto di amarmi. Don Silverio Mura per me era Dio in terra e io mi sono lasciato abbindolare dalle sue attenzioni e dai suoi regali prima. Dalle sue parole, poi. All’inizio avevo paura di denunciare quei 3 anni di abusi e violenze subiti all’eta di 16 anni. Poi sono iniziati i dolori fisici. Quindi un giorno sono svenuto, credevo di morire e ho confessato tutto. Ma da allora attendo ancora giustizia». Ieri mattina Diego non era solo all’esterno del Duomo. Con lui c’era anche Giuseppe, altra presunta vittima di molestie e violenze sessuali, più timido e più silenzioso. «Non è questo il momento di parlare della mia storia, ma a breve arriverà, renderò tutti partecipi del mio dolore». Anche lui sarebbe stato vittima delle attenzioni perverse di don Silverio, assieme ad altri 10 ragazzi della periferia est di Napoli, pronti a denunciare nel processo di parte civile la loro sofferenza fisica e mentale che li costringe a percorsi di cura psicologica e alle assistenze continue dei familiari. Ieri mattina c’era anche la moglie di Diego a distribuire un volantino di denuncia alla gente e a chiedere «l’espulsione dalla chiesa di don Mura e del cardinale Sepe». Lei del resto ha sempre supportato e supporta Diego in ogni sua iniziativa, assistendolo nelle cure quotidiane, nei suoi problemi pscicologici «legati all’evento traumatico», e spiegati dalla dottoressa Luisa D’Aniello, consulente di parte civile nel processo al tribunale di Napoli. «Da quando si è accorto di non essere complice ma vittima di don Silverio, in Diego c’è una rimurginazione ossessiva. La sua vita è polarizzata su una sola cosa: sul desiderio di giustizia. Lui vive per ottenere giustizia. Non esiste nient’altro». Attacchi di panico ricorrenti, «problemi psicosomatici molto importanti» costringono oggi Diego ad «una seria cura farmacologica che seda la sua rabbia». Una rabbia che qualche giorno fa lo ha spinto anche a dichiarazioni forti. Relative ad una possibile vendetta ‘fai da te’. «Fortunatamente le pillole aiutano a calmarmi – ha commentato Diego – Senza di queste non so cosa potrei fare. Se avessi davanti don Silverio non so cosa sarei capace di fare».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.