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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Novembre 2017
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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La denuncia di un ex seminarista era stata ripresa da Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro. Nuove indagini sulla vicenda confermano che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti tra i ragazzi ospiti

di PAOLO RODARI

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CITTÀ DEL VATICANO. Si tinge sempre più di giallo la vicenda del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Recentemente è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro Peccato originale (Chiarelettere), a riportare la denuncia di un ex seminarista che scrive in una lettera di aver assistito ad abusi sessuali avvenuti proprio lì dentro. Oggi è l’Ansa a riportare la notizia che un nuovo e recente filone di indagini, condotto dalle autorità vaticane proprio nell’ambito del preseminario, avrebbe portato alla luce il fatto che negli ultimi anni si sono verificate soltanto vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. Secondo quanto scrive l’Ansa, in sostanza, i risultati delle indagini andrebbero a ribaltare le conclusioni di precedenti accertamenti, che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende. Nel pomeriggio la Sala Stampa Vaticana ha diramato un comunicato nel quale spiega che “i fatti denunciati avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro”. Per questo è in corso una nuova indagine.

La denuncia contenuta nel libro di Nuzzi è comunque precisa e circostanziata. L’autore di Vaticano S.p.A., Sua Santità e Via crucis, infatti, riporta una lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario che dichiara: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.

Secondo quanto ha spiegato Kamil, anche il molestatore era un ragazzo ma, ha precisato nel corso di un servizio de Le Iene, aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.

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E ancora: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.

“Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia.La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.

http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/18/news/vaticano_accertati_rapporti_gay_nel_collegio_dei_chierichetti-181432342/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.