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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Agosto 2017
in World
Reading Time: 4 mins read
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Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.

La settimana scorsa Jorge Bergoglio ha mandato un messaggio in Argentina: se si pretende che ci sia verità e giustizia nel caso degli abusi sessuali ripetuti sistematicamente negli anni nell’Istituto Provolo di Mendoza e di La Plata, dimenticatevelo.

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È stato quando ha nominato il vescovo ausiliare de La Plata Alberto Bochatey “commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e sodalizi della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” è come dire che ha collocato uno dei suoi discepoli diretti a monitorare tutto ciò che succede (e quello che non succede) nella congregazione del Provolo, tanto dentro come fuori dall’Argentina.

La nomina di Bochatey è una continuità nella tradizionale linea di coperture istituzionali da parte del Vaticano sullo scandalo delle violenze e torture commesse in conventi, collegi e parrocchie da parte degli uomini in sottana. Su questa linea, in anticipo papa Francesco aveva inviato i preti di Còrdoba, Dante Simon e Juan Martìnez ad immischiarsi (con l’obbiettivo di sporcare il campo) nel fascicolo sul quale si lavora a Mendoza e per il quale sono detenuti da vari mesi due preti (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) una suora (Kumiko Kosaka) e tre impiegati dell’istituto di Luján de Cuyo.

Prima di designare Bochadey il papa aveva ricevuto dalle mani dei due investigatori – Simòns e Martinez – un’informativa con le conclusioni dell’indagine ecclesiastica che svolsero a Mendoza.

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Secondo quanto ha lasciato intravvedere il commissario Bochadey, Corradi e Corbacho sono ad un passo dall’inferno. Vale a dire che il Vaticano sarebbe disposto a lasciare la mano e abbandonarli alla loro sorte e che l’autorità giudiziaria faccia quello che deve. In questo modo cercherebbero di tagliare il filo sottile e delicato bruciando due fusibili già abbastanza compromessi dalle numerose denunce contro di loro e così interrompere l’estesa catena di responsabilità personali ed istituzionali intorno ad uno dei casi più scandalosi della storia della chiesa.

Niente di divino

Allertati fin dal principio dello scandalo per l’esperienza accumulata per anni, gli avvocati delle vittime non hanno mai dato credito ai molteplici atti di demagogia e alle manovre distrattive dettate da Roma.

Carlos Lombardi, avvocato della parte civile delle vittime del Provolo e assessore letterato della Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha detto al questo giornale che, la designazione di Bochadey da continuità alla linea di abuso, non solamente di potere, ma anche illegale della chiesa, quello che loro cercano non è riparare il danno alle vittime, di fatto ciò che questo soggetto fa attraverso le sue dichiarazioni sui media, è mettere in dubbio l’agire delle vittime, i reati, i fatti e soprattutto le denunce.

Lombardi cita precisamente dichiarazioni recenti del Commissario Apostolico nelle quali deliberatamente occulta la verità. “Questo signore ha appena detto in un’intervista al giornale MDZ di Mendoza che nel tribunale di La Plata non esiste nessuna denuncia. Vuole dire che mette in dubbio non solo le denunce di La Plata ma anche quelle fatte a Verona già da diversi anni. A La Plata c’è un fascicolo con la denunca di Daniel Sgardelis, una vittima che ha viaggiato direttamente da Salta a La Plata per testimoniare davanti al pubblico ministero Fernando Cartasegna”.

“Bisogna sottolineare che la causa platense del Provolo è abbastanza frenata e che non sappiamo se il p.m. è ancora nella sua funzione o è stato rimosso per loro problemi interni” ha ricordato Lombardi.

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Nella capitale della provincia di Bueno Aires è dove compie le sue funzioni da vari anni, niente meno che il commissario apostolico nominato la settimana scorsa da Bergoglio, Alberto Bochadey. L’uomo con l’enorme croce sul petto è ne più ne meno il vescovo ausiliare di mons. Héctor Aguer.

Che Bergoglio dica ciò che sa

Di fronte alle manovre della chiesa cattolica che si succedono i querelanti del Provolo di Mendoza chiedono all’autorità giudiziaria di esigere, di intimare alla curia, di consegnare le informazioni che possiede e non continui a diradare la collaborazione con la giustizia.

Lombardi denuncia che questo commissario apostolico segue la linea istituzionale della chiesa presentandosi altezzosamente come un giustiziere parallelo allo Stato. Per questo con gli avvocati querelanti solleciteremo che questo signore consegni all’autorità giudiziaria la sua indagine quella che la commissione del Vaticano ha fatto integrare dai due sacerdoti inviati a Mendoza, portata a termine ma che non vollero mai presentare. Chi è prevenuto potrebbe pensare che l’avvocato Lombardi stia dicendo un’assurdità ma non è così. Anche se la chiesa è obbligata a affrontare le leggi argentine il suo modus operandi è contrario alla più minima collaborazione per la verità e la ricerca delle responsabilità.

“La chiesa è obbligata a collaborare con le leggi. A Mendoza abbiamo un giudizio della Corte Suprema provinciale nel caso di Ivan Gonzàlez (patrocinato da me) contro l’arcivescovado di Mendoza dove si stabilisce categoricamente che il diritto canonico non prevale sul diritto internazionale in materia di diritti umani. Questo è importante per mettere nero su bianco l’assenza assoluta di collaborazione della chiesa nella causa Provolo di Mendoza. Né l’arcivescovado, né la commissione vaticana, né la Conferenza Episcopale Argentina, né la nunziatura hanno prestato nessun tipo di collaborazione” dice Lombardi.

Bisognerà vedere se l’autorità giudiziaria mendocina darà corso finalmente alle richieste delle vittime di  Corradi, Corbacho, Kumiko e il resto degli abusatori di Luján de Cuyo. O bisognerà aspettare ciò che è prevedibile: che gli strettissimi lacci tra lo stato e il Vaticano terminino confermando i desideri di Bergoglio e culminino solo mettendo dietro le sbarre quei criminali tanto voraci da non poter sfuggire allo scandalo.

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-victimas-de-abusos-exigen-que-Francisco-entregue-las-pruebas-que-tiene

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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