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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » bbc » Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia

Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia

Federico Tulli by Federico Tulli
30 Giugno 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Di Federico Tulli

E così, mentre tutta la stampa e i politici esaltano un capo di Stato straniero per aver puntato l’indice contro le “pensioni d’oro” che lo Stato italiano elargisce sulla base di leggi italiane – facendo finta di non sapere che lo stesso Stato italiano paga profumate pensioni, per dirne una, ai cappellani militari che rispondono agli ordini di quel capo di Stato straniero -, accade che il numero tre dello Stato straniero, guidato dal capo in questione e chiamato da costui a dirigere il superministero più importante: quello della Trasparenza economica e finanziaria, confermi di non essere la persona più adatta a ricoprire un ruolo tanto delicato finendo in grossi guai per questioni di pedofilia. Su Left lo avevamo anticipato oltre un anno fa (vedi il numero 10 del 5 marzo 2016) ma facciamo qualche nome, ché magari qualcuno un po’ distratto non ha capito di chi stiamo parlando.

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Lo Stato straniero è il Vaticano, il capo è papa Francesco, il presunto pedofilo superministro dell’Economia della Santa sede è il cardinale australiano George Pell.

La notizia è arrivata in Italia questa notte: Pell è stato incriminato in patria per tre casi di violenza su minori. La notifica di reato – riferisce la radio nazionale Abc – è stata recapitata a Melbourne ai suoi rappresentanti legali dalla polizia dello Stato di Victoria mercoledì 28 mattina. L’alto prelato che fa parte dei cosiddetti C9, i Consiglio dei nove cardinali di fiducia di papa Bergoglio, è stato subito messo in aspettativa dal pontefice per potersi recare in Australia e difendersi personalmente dalle gravi accuse che si sommano a quelle di aver protetto dei preti pedofili e insabbiato decine di casi quando era arcivescovo di Melbourne.

A questo punto è doveroso tornare a marzo del 2016. Precisamente a quando l’esaltatissima – sempre dai politici e dalla stampa nostrana – Pontificia commissione per la protezione dei minori insediata da papa Francesco nel 2014, ha espulso uno dei due componenti laici, l’avvocato inglese Peter Saunders. Come raccontammo su Left, la defenestrazione di Saunders andava messa in relazione alle sue accuse contro il card. George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto senza però riuscire a evitare di deporre dal 28 febbraio 2016 di fronte alla commissione governativa australiana sui crimini pedofili. Tre mesi dopo il cardinalissimo è finito sotto inchiesta per violenze da lui stesso compiute. E ora la notifica di reato.

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«Non sono qui per difendere l’indifendibile» aveva detto mons. Pell a Roma ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini: troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze» ha osservato il cardinale tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili» ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione. Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida (sempre quello che critica le pensioni d’oro).

Papa Francesco «non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini» disse Peter Saunders alla Bbc poco dopo essere stato espulso dalla Commissione, definendo «oltraggiosa» la nomina dell’amico personale di Bergoglio, mons. Juan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile sebbene fosse sospettato di aver protetto padre Karadima, un potentissimo sacerdote condannato per pedofilia nel 2011.

Ma non c’è solo questo a mettere in contraddizione la realtà dei fatti con le parole, i proclami, gli avvertimenti e gli annunci di “tolleranza zero” contro la pedofilia che papa Francesco lancia in continuazione appena si trova un microfono davanti.

Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio nel 2014 i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per la tutela dell’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di questi pedofili la dimissione dallo stato clericale è arrivata SOLO dopo una condanna penale “laica” (come per esempio è accaduto di recente a don Inzoli, alto esponente di Comunione e Liberazione e fondatore del Banco alimentare). Per altri invece si è espresso solo il tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa si rifiutarono di fornire queste notizie agli investigatori dell’Onu che anche per questo hanno accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto per caso papa Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. A proposito di pedofilia, come nel caso di George Pell, il superministro della trasparenza, i fatti e la… trasparenza in Vaticano stanno sempre a zero. Mentre la tolleranza viaggia a vele spiegate, o meglio in business class verso Melbourne.

Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia

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Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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