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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Prevenzione della pedofilia, Collins risponde al cardinale Mueller

Prevenzione della pedofilia, Collins risponde al cardinale Mueller

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2017
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Sul National Catholic Reporter la replica della vittima di abusi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dopo le dimissioni dalla Commissione pontificia

IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO
Marie Collins, donna irlandese che da bambina è stata abusata sessualmente da un sacerdote, controreplica punto per punto, in un intervento pubblicato dal National Catholic Reporter, all’intervista che il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, aveva dato per rispondere a sua volta alle accuse che Collins aveva indirizzato al suo dicastero nel momento di dimettersi dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

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Primo, il cardinale Mueller aveva affermato di «non poter capire che si parli di mancanza di collaborazione» tra la Commissione per la Tutela dei Minori e l’ex Santo Uffizio, e Collins ricorda che «nel 2015 sono state inviate alla sua congregazione inviti da alcuni dei gruppi di lavoro della commissione che chiedevano la partecipazione di un rappresentante ai successivi incontri a Roma per discutere questioni di reciproco interesse» e la congregazione declinò tali inviti facendo sapere che erano possibili solo comunicazioni scritte. Solo nel settembre 2016 un rappresentante della Congregazione per la Dottrina della Fede ha partecipato agli incontri e «la discussione è stata molto utile, spero per la congregazione così come per la commissione».

Secondo, Mueller aveva detto che «in questi ultimi anni c’è stato un contatto permanente» tra il Dicastero e la Commissione: «Non so che forma abbia preso questo contatto permanente», replica Collins secondo la quale i membri della Commissione non hanno avuto riscontro di «alcun risultato positivo» di un tale contatto.

Il Porporato tedesco aveva sottolineato che un collaboratore della Congregazione «fa parte» della Commissione, e Collins precisa che va utilizzato il verbo al passato poiché Claudio Papale «ha cessato il suoi coinvolgimento nella commissione nel 2015 (sebbene ai membri della commissione le sue dimissioni non sono state rese note sino al maggio 2016)».

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Collins si sofferma poi lungamente su quanto affermato dal cardinale Mueller in merito a un nuovo tribunale per i vescovi negligenti di fronte alle denunce a un sacerdote pedofilo, ossia che si trattava solo di un «progetto» che è poi stato accantonato in seguito a «un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero»: «Era solo un progetto, dice?», domanda la donna irlandese, ricordando la dichiarazione vaticana del 10 giugno 2015 circa «l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale Apostolico» e l’approvazione dalla proposta da parte del Papa che aveva altresì autorizzato «affinché siano fornite risorse adeguate per conseguire questi fini». Rilevando che nelle discussioni tra dicasteri la Commissione non è stata coinvolta, Marie Collins afferma: «Vorrei ringraziarla, eminenza, per confermare con le sue parole che la mia affermazione circa il tribunale era vera. La commissione pontificia l’ha proposto, il consiglio dei cardinali e il Papa l’hanno approvato, e poi è stato respinto dalla sua congregazione». La donna domanda poi al Porporato perché, se gli strumenti già ci sono, «nessun vescovo è stato ufficialmente e in modo trasparente sanzionato o rimosso per la sua negligenza: se non è mancanza di norme, è mancanza di volontà?».

Marie Collins poi risponde con molti dettagli all’affermazione di Mueller che, in risposta a due episodi citati dalla stessa donna nel motivare le proprie dimissioni, un «cambiamento di procedura» nella cura delle vittime e una «richiesta di collaborazione», entrambi «rifiutati» dall’ex Sant’Uffizio, aveva detto: «Non so di questi presunti episodi». Quanto alla prima, ossia la richiesta che la Congregazione rispondesse a ogni lettera ricevuta da una vittima di abusi, Collins afferma, tra l’altro: «Sembra che la preoccupazione che un vescovo locale possa sentirsi non rispettato (se una congregazione romana lo scavalca rispondendo a una vittima della sua diocesi, ndr) ha molto più peso della mancanza di rispetto nei confronti di un sopravvissuto». Quanto al secondo punto, ossia la richiesta della commissione di cooperare alle linee-guida per la salvaguardia dei bambini, «può essere», afferma Collins, che la stessa Commissione «è percepita come esperti “esterni” che usurpano quella che il dicastero considera una propria area di responsabilità: in tal caso, non si potrebbe superare il problema con una franca discussione» nel nome della tutela dei bambini?

Marie Collins respinge, ancora, l’affermazione del Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo il quale «le lamentele si fondano su un malinteso riguardo al nostro vero compito», sottolineando che la richiesta di una risposta alle lettere dei sopravvissuti era niente altro che per una «conferma che la lettera era stata ricevuta e avrebbe ricevuta la debita attenzione» in modo che la vittima di abusi che l’aveva scritta non si sentisse «ignorato».

Settimo, ultimo e «più personale» punto della precisazione di Marie Collins, in risposta alla affermazione di Mueller, «non ho mai avuto prima l’occasione di incontrarla», la donna ricorda una cena a Dublino dopo la propria nomina nella Commissione assieme ad altri officiali della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Marie Collins, infine, precisa che tutto quello che la commissione desidera è di «migliorare la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili dovunque nel mondo ci sia la Chiesa cattolica» e «anziché tornare indietro in un atteggiamento di negazione e offuscamento, quando una critica come la mia viene sollevata il popolo della Chiesa merita una spiegazione appropriate. Abbiamo tutti il diritto di trasparenza, onestà e chiarezza. I malfunzionamenti non possono più essere tenuti nascosti dietro le porte chiuse dell’istituzione. Ciò accade solo fintantoché coloro che conoscono la verità vogliono continuare a rimanere in silenzio». Firmato, Marie Collins, ex membro della Commissione pontificia per la Tutela dei Minori.

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http://www.lastampa.it/2017/03/14/vaticaninsider/ita/vaticano/prevenzione-della-pedofilia-collins-risponde-al-cardinale-mueller-iGWy1vikV222XeoiXPHanL/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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