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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » triveneto » Abusi al Provolo, le vittime ai pm: «Riaprite il caso»

Abusi al Provolo, le vittime ai pm: «Riaprite il caso»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2017
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Dopo lo scandalo in Argentina, esposto in procura delle vittime: dossier con 80 allegatiTripla denuncia A sx don Nicola Corradi, il prete veronese ai domiciliari a Mendoza per gli abusi al Provolo. A dx Francesco Zanardi

Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo: otto anni dopo lo scandalo, a Verona si riapre il caso.

Nel 2009, le indagini finirono in un cassetto per l’«avvenuta prescrizione» di fatti risalenti a una ventina di anni prima. Ma lunedì è stata depositata una nuova denuncia: le vittime chiedono al procuratore Barbaglio di riaprire l’inchiesta alla luce delle nuove violenze recentemente scoperte in Argentina.

Nel 2009, sulle violenze denunciate pubblicamente dalle vittime, le indagini finirono in un cassetto per l’«avvenuta prescrizione» di fatti risalenti a una ventina di anni prima.

Adesso però quell’inchiesta torna prepotentemente alla ribalta: tre giorni fa, infatti, è stato depositato all’ex Mastino un dettaglio esposto: 7 pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un faldone che punta il dito contro «gravi omissioni e ripetute falsità». Episodi che risalgono a tempi recenti, dal 2009 in poi, e su cui i magistrati sono ancora in tempo utile per indagare.È l’associazione «Rete L’Abuso onlus» di cui è presidente nazionale Francesco Zanardi a firmare la denuncia appena giunta sul tavolo del procuratore reggente Angela Barbaglio: altri due esposti sono stati invece inviati ai pm argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna, titolari di altrettante inchieste sulla pesantissima catena di abusi di cui il prete veronese Nicola Corradi, 82 anni, si sarebbe reso macchiato nelle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza.

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E proprio l’anziano sacerdote, arrestato a fine 2016 e ora ai domiciliari per ragioni di salute ed età, rappresenta la figura-chiave di uno scandalo che, dopo aver imperversato a Ver0na, sta sconvolgendo da diverse settimane l’opinione pubblica sudamericana. Rinchiuso nel carcere di Boulogne Sur Mer insieme ad altri 4 operatori scolastici del Provolo Institute (tra cui un secondo prete e un chierichetto), si era ritrovato già implicato vent’anni fa nello scandalo delle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona ma, all’epoca, risultò già essere stato trasferito dagli stessi vertici ecclesiastici «per ragioni di opportunità» in Argentina.

Adesso che lo stesso scandalo è deflagrato in Sudamerica,però,tornano d’attualità anche i fatti di Verona: è riguardo a quegli episodi, infatti, che nell’esposto della onlus Rete L’abuso si parla di «una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’autorità giudiziaria e che oggi, dopo l’arresto di don Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione a Verona».

Oltre alla rete di «omissioni e gravi responsabilità» che l’associazione di vittime di pedofilia coordinata da Zanardi imputa all’Istituto Provolo «se venisse stabilito che don Corradi, arrestato il 26 novembre scorso in Argentina ricade sotto la sua giurisdizione essendo stato ordinato sacerdote a Verona», si chiede anche ai pm scaligeri di indagare per il reato di falso «in merito alla presunta contraffazione dei documenti consegnati alla Commissione d’inchiesta del Vaticano, denunciata l’ex allievo del Provolo, Gianni Bisoli».

In particolare, secondo le vittime,«questa ipotesi di contraffazione troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo di Verona riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere falsificata».

Con questo triplo espostodenuncia, le vittime contano di poter «finalmente accedere gli atti perché – sostiene Zanardi – gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Corradi» e si rende noto che» un altro sacerdote implicato negli abusi (venuto nel frattempo a mancare, ndr) «è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti».

E su tutto ciò, a distanza di vent’anni, gli ex alunni invitano i pm scaligeri a «stabilire finalmente verità e giustizia».

Corriere di Verona del 12-01-2017

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.