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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Maggio 2016
in World
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L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro questo prelato. “Non essendo in grado di agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette, il cardinale ha chiesto di incoraggiare le persone a stabilire un contatto personale e presentare una denuncia”, afferma la nota dell’arcidiocesi di Parigi che sembra finalmente intenzionata a vederci chiaro nell’attività del sacerdote psicoanalista accusato di molestie sessuali sui suoi pazienti.

Come è noto, i primi fatti addebitati al sacerdote, che attualmente è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia e collabora anche con altri dicasteri vaticani, risalgono a 39 anni fa. La denuncia alla polizia è stata presentata da Daniel Lamarca, un ex seminarista che nel 1987 era in terapia psicanalitica con Anatrella, che avrebbe avuto con lui dei rapporti sessuali proprio dopo essersi impegnato a ‘guarirlo’ dalla omosessualità. La sua testimonianza è apparsa nel 2006 su Golias, rivista diretta da Christian Terras, che ha redatto un dossier su “Gli strani metodi del dottor Anatrella”, che esamina in tutta la sua gravità la trasgressione, da parte del sacerdote psicoterapeuta della deontologia professionale e il superamento delle frontiere di ciò che è legalmente accettabile: “cosa che rappresenta – si legge – il colmo dell’ipocrisia”.

Una considerazione analoga è stata formulata dalla psicanalista Louisa de Urtubey, per la quale “il passaggio all’azione sessuale da parte di un analista, è considerato da diversi psichiatri alla stregua di un atto di pedofilia”, dal momento che “la posizione del terapeuta è di tipo parentale, per la regressione indotta dal trattamento e l’instaurazione del transfert”.
Le “strane pratiche” alle quali Anatrella ha fatto ricorso durante la psicoterapia con Lamarca, afferma Terras, sono certamente “deontologicamente inaccettabili, moralmente rivoltanti, ben lungi da una sana assistenza psicologica”, e sembrerebbero ricondurre al tentativo, non raro in alcuni psicanalisti “scelti in modo imprudente”, di “servirsi del loro paziente per risolvere i loro problemi psicologici, per esempio un rapporto difficile nei confronti della propria tendenza omosessuale mal accettata”. Tentativo tanto più grave in questo caso, in cui l’analista è anche un sacerdote, che nasconde “un grave attentato alla dignità di persone libere e un’impostura intellettuale completata da un grave attentato all’integrità dell’altro”.
L’ex seminarista de La Mission de France, Lamarca, ha raccontato che nell’87, a 23 anni, si era lasciato convincere, dal sacerdote psicanalista, a condividere insieme alcuni esercizi di “lavoro corporeo” che sarebbero poi sfociati in abusi sessuali.
La psicanalista Dominique Bourdin, docente in psicopatologia clinica all’Università di Parigi, ha seguito Daniel Lamarca dopo la traumatica esperienza con Anatrella, nella quale “costui aveva ripetutamente imposto a Daniel carezze e approcci sessuali, che provocavano il godimento del ‘terapeuta’, sotto il pretesto di tentare innovativi approcci terapeutici”. “Daniel è stato dolorosamente segnato da questa esperienza”, afferma l’analista che lo ha aiutato a rielaborare i gravi abusi sessuali e di potere subiti ad opera di Anatrella.
La professoressa Bourdin, che aveva lasciato a Daniel Lamarca l’espletamento dei passi ufficiali per la denuncia dell’abuso, si è poi stupita della successiva carriera folgorante di Anatrella in Vaticano. Una carriera scandita da “prese di posizione sempre più intransigenti” tanto da ingenerare nella Bourdin il dubbio se effettivamente il giovane si fosse rivolto alle autorità ecclesiastiche competenti e se fosse il caso di intervenire di persona. “Per ciò che mi riguarda – aveva scritto su Golias – dopo le informazioni datemi da Daniel, ogni volta che mi si è presentata l’occasione ho fatto sapere a colleghi o responsabili ecclesiali che vi erano ragioni etiche importanti (senza precisare quali) per non inviare pazienti da Anatrella. E talvolta ho espresso la mia tristezza e la mia collera per vederlo sfilare sui media”. “Ho avuto l’occasione di constatare – aveva confidato inoltre – la pressione e la forza della legge del silenzio ecclesiale sugli atti di pedofilia. E la maniera in cui arrivano a tacere coloro che in un primo momento sono indignati e tormentati”. “La parola libera. L’impostura menzognera uccide”, aveva sintetizzato invece il dossier firmato da Christian Terras, annotando: “Qualche volta i lupi approfittano dello smarrimento del gregge o del pastore”.
Lamarca denunciò 10 anni fa quanto gli era accaduto all’allora arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger, che gli promise di interessarsene. Ma in realtà non fece niente e Anatrella rimase dov’era a fare quello che faceva. E col tempo è diventato uno degli esperti cattolici più quotati sul tema dell’omosessualità, citatissimo da tutti i siti cattolici. Collaboratore, a quanto risulta, alla stesura dell’istruzione di Benedetto XVI che proibisce l’ingresso in seminario a quanti pur inconsapevolmente hanno tendenze omosessuali. Tanto che l’associazione francese omosessuale cristiana “David et Jonathan” si è chiesta: “Tenuto conto di questi nuovi elementi, Tony Anatrella resterà il portavoce ufficiale o semiufficiale della Chiesa Cattolica in Francia su tutti i temi che concernono l’omosessualità?”.

S.C.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.