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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Brindisi » “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

“Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

Depositate le motivazioni della sentenza di condanna a tre anni e otto mesi di don Giampiero Peschiulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, processato con rito abbreviato: "personalità deviata". La difesa in appello: "Assoluzione perché il fatto non sussiste". Il prete è ai domiciliari in una comunità terapeutica

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Maggio 2016
in Puglia
Reading Time: 3 mins read
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BRINDISI – “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.

Sono state depositate le motivazioni in base alle quali il Tribunale di Brindisi ha affermato la colpevolezza di don Giampiero Peschiulli, 74 anni, condannando l’imputato alla pena di tre anni e otto mesi, al netto della riduzione di un terzo legata alla scelta del rito abbreviato. Il gup Giuseppe Licci ha ritenuto credibili i testimoni, vale a dire i due ragazzi indicati dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza vittime degli atti sessuali del prete, ai domiciliari dal 20 maggio 2015 e tuttora in cura presso una comunità terapeutica. E nella sentenza, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

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Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. La difesa, affidata all’avvocato Roberta Cavalera, chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto e ha depositato il ricorso in appello: secondo il penalista è “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, ha chiesto l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.

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Il primo Giudice (nella foto accanto il gup Giuseppe Licci), invero, si limita ad un generico richiamo di alcune pagine del verbale dell’udienza 28.07.2015, senza, tuttavia, dare congrua motivazione dei criteri adottati nella valutazione complessiva della prova e di come abbia risolto gli insanabili contrasti emersi in quella sede, avuto riguardo le specifiche contestazioni mosse dalla difesa”, sostiene nei motivi d’appello.

A giudizio del penalista le confidenze che uno dei due ragazzi ha fatto a una professoressa “ trovano parziale smentita nella parola di quest’ultima”, per cui ci sarebbero “circostanze di fatto che rendono non credibile il racconto del ragazzo, portatore, unitamente ai propri genitori, di un consistente interesse economico, confluito nella richiesta risarcitoria, che impone una attenta valutazione delle sue dichiarazioni avuto riguardo ad entrambi i profili della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto”.

“Il teste riferisce di saluti, abbracci e baci sulle guance che il parroco dispensava sia sull’altare appena terminata la messa che durante lo svolgimento della catechesi, palesando una diffusività di un comportamento in presenza (da un lato) dei genitori e dei fedeli ancora radunati in chiesa e (dall’altro) delle catechiste”. Ma per l’avvocato Cavalera tali “dichiarazioni sono categoricamente smentite sia dalle catechiste che da tutti gli altri ragazzi sentiti in occasione delle indagini preliminari”.

Nel ricorso ai giudici d’Appello, il difensore ha ricordato che “neppure la psicologa nominata dal pubblico ministero ha individuato indici rilevatori di disagio e di una compromissione della corretta evoluzione psicologica” dei ragazzi. E, in ultimo, ha evidenziato che don Giampiero Peschiulli “segue con impegno e assiduità il percorso terapeutico somministrato per far fronte alle specifiche problematicità”. Spetta, quindi, alla Corte d’Appello di legge esprimersi sul caso dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-sui-chierichetti-quel-sacerdote-sensibile-al-fascino-maschile.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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