Dal 18 febbraio 2016 l’attore italo-americano sarà nelle sale con “Il caso Spotlight”, film dedicato al team di giornalisti che nel 2002 rivelò al mondo una drammatica verità: la Chiesa cattolica aveva protetto e coperto decine di preti pedofili
E’ un periodo d’oro per Mark Ruffalo, sempre più popolare per la sua capacità di rendere umani personaggi diversi come Hulk, nel carrozzone degli Avengers, o un padre bipolare, nel delizioso indieTeneramente folle. Adottato da molte donne come ideale di maschio, affascinante ma morbido, ha appena ottenuto la terza nomination all’Oscar per il ruolo di un giornalista che denuncia lo scandalo dei preti pedofili a Boston, ne Il caso Spotlight, in sala dal 18 febbraio.
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Un personaggio impegnato socialmente che gli somiglia molto, viste le sue battaglie ideali che lo portano spesso a manifestare la sua posizione, sulle strade americane come attraverso i social network. Non è sempre stato così, visti i tanti anni di provini falliti e piccoli ruoli, prima di consacrarsi come ospite fisso nei set di autori come Michael Mann, David Fincher Martin Scorsese o Bennett Miller. Anni difficili anche nella vita privata, con un tumore al cervello diagnosticato nel 2002, da cui ha recuperato in pieno, o la morte del fratello Scott, a casa sua, in seguito a un colpo di pistola partito in circostanze mai chiarite.
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