Una guardia giurata segnala l’anomalia, i Carabinieri lo denunciano per abuso della credulità popolare
CIVITAVECCHIA – L’amore per Dio e per la chiesa che si scontra con il dovere di rispettare le leggi dello Stato. Un prete sospeso a divinis con divieto di indossare l’abito ecclesiastico, che invece segue il suo cuore e alla maniera di Melchisedec ostenta senza limitazioni il suo essere “sacerdote in eterno”. Un po’ come ci insegna simpaticamente Don Bastiano nel film Il Marchese del Grillo, che nonostante la scomunica arrivata dal Papa, batte i pugni e afferma: “Prete sono e prete rimango”. E davanti al patibolo pretende di veder cadere il tricorno che gli copre il capo insieme alla sua testa. In questa storia non c’è un abito talare, né un cappello a tre punte. C’è però il classico colletto romano, di quelli che i preti utilizzano anche sul clergyman, l’elegante completo scuro che un tempo portavano i pastori protestanti e che negli anni ha raggiunto la massima diffusione anche tra i sacerdoti della chiesa cattolica. Un colletto che a quanto pare il protagonista di questa storia non avrebbe dovuto indossare per via del provvedimento emesso dalla Curia in base al codice di diritto canonico, ma che invece ha continuato a portare, incurante dei rischi.
Siamo in Tribunale, c’è un processo e il sacerdote è stato chiamato in veste di testimone. Si presenta in clergyman e colletto romano e le telecamere di sorveglianza del Palazzo di Giustizia lo inquadrano perfettamente. Raggiunge l’aula delle udienze e si qualifica: il pm vede che si tratta di un sacerdote e prosegue nel suo lavoro, prendendo atto della presenza di quel testimone che ora attende di essere ascoltato.
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