È accusato di aver favorito un prete a eludere le indagini per un’inchiesta di pedopornografia. Con quest’accusa è finito sotto processo D.G., un giovane residente in un paese dell’hinterland di Frosinone, lo stesso dove risiedeva il prelato. Ieri sono stati sentiti due agenti della squadra mobile del capoluogo che hanno ricostruito le indagini. Tutto ruota intorno alla cancellazione dei file compromettenti da due computer del religioso, di nazionalità messicana, poi sequestrati in casa dell’imputato.
«L’indagine nasce da una costola di un’altra, per violenza sessuale a una minore di sette anni – ha spiegato l’ispettore della Mobile – contro il prete che espletava la sua missione, pur senza avere una parrocchia, nella diocesi di Frosinone. Dalle intercettazioni telefoniche – ha ricostruito il teste – capimmo che il soggetto era venuto a conoscenza del fatto che era sotto indagine». Proprio ascoltando quelle conversazioni la polizia venne a scoprire la richiesta fatta dal prelato al parrocchiano, evidentemente pratico di computer, di cancellare le foto pornografiche e pedopornografiche presenti nella memoria. Anche se le intercettazioni, relative principalmente al procedimento a carico del solo sacerdote, sono state materia di scontro con la difesa.
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