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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » asilo » Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Ottobre 2014
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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Vive ora in famiglia e non è più una suora Soledad Bazan Verde, la novizia al centro dello scandalo emerso nel 2006 a Vallo della Lucania dove una trentina di bambini denunciò di essere stata vittima delle sue attenzioni morbose. All’indomani della vicenda, Suor Soledad era stata trasferita e protetta presso l’Istituto delle Ancelle di Santa Teresa del Bambin Gesù a Roma. Poi era sopraggiunto il rimpatrio organizzato dallo stesso Stato italiano alla scadenza del suo permesso di soggiorno, nonostante il giudizio fosse ancora in corso.

Ora è in Perù, pare proprio nella capitale Lima, dove è tornata dalla sua famiglia e ha deciso di togliersi il velo, per mettere fine ad un capitolo burrascoso e difficile della sua vita. Il processo di secondo grado, sebbene abbia visto allungarsi i tempi, a causa del trasferimento a Lagonegro di uno dei componenti del collegio giudicante, potrebbe ribaltare la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania che la condannò a 8 anni di reclusione . A questo fa pensare la dura requisitoria del Procuratore Generale che criticò le indagini e il processo di primo grado e chiese l’assoluzione oltre che per gli imputati già assolti, anche per Soledad e le altre due suore condannate per favoreggiamento. Comunque andrà a finire Soledad è in Perù a ricominciare una nuova vita .

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Non è così per le famiglie dei bimbi di Vallo Della Lucania che hanno forse in parte attutito la rabbia dei primi tempi ma non di certo la sofferenza. “Il problema non è che Soledad si sia spogliata- dicono – ma è l’atteggiamento del mondo che le sta intorno. Siamo ancora pazientemente in attesa di una parola che venga dal Pastore della Diocesi di Vallo della Lucania, non a noi, ma ai nostri figli che oggi sono quasi adolescenti e rivivono gli insulti ricevuti quando erano piccolissimi perché ora cominciano a fare esperienze diverse. Noi possiamo dire ai nostri figli di aver fatto il possibile e cerchiamo di rispondere alle loro domande. Che cosa possono dire gli altri ? L’importante è che la società vallese abbia ripreso la sua vita normale e abbia dimenticato tutto. “C’è ancora tanta amrezza nelle parole dei genitori che proseguono “ Noi non smettiamo di credere .

Percepiamo la presenza di Dio ma non quella dei suoi pastori che non hanno avuto parole per queste pecorelle. Questo, tuttavia, è un problema delle loro coscienze. Esiste per la coscienza di Monsignor Ciro Miniero, con tutto il rispetto per la sua figura, un problema di questo tipo? E per quella di Monsignor Favale?” Ora il processo riprenderà a febbraio con la conclusione delle parti civili. A marzo la parola passerà alla difesa in due udienze e forse poi si giungerà alla sentenza finale.

Daria Scarpitta

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http://www.105tv.it/web/cronaca/5270-abusi-all-asilo-di-vallo,-nel-2015-la-sentenza-d-appello-soledad-non-%C3%A8-pi%C3%B9-suora.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.