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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Luglio 2014
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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 ROMA – Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha dichiarato ai microfoni de La Zanzara su Radio 24: “Pedofilia? Un prete non deve denunciare subito al giudice, prima isolare il colpevole“. Bettazzi non è nuovo a prese di posizione coraggiose, sorprendenti e in controtendenza.

Punto di riferimento del movimento pacifista, è stato presidente di Pax Christi. Nel 2007 si disse a favore dei Dico, le unioni fra coppie di fatto che l’allora governo Prodi voleva introdurre. Dichiarando che nelle coppie omosessuali c’era un fondamento d’amore equiparato a quelle eterosessuali. Nel 2012, un anno prima, pronosticò le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

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Sull’argomento delicato della pedofilia, che ha visto molti preti coinvolti, monsignor Bettazzi dichiara:

“Se sapessi che un prete ha commesso un atto di pedofilia non vado direttamente dal giudice, ma isolo questa persona e vado incontro alla persona ferita, alla vittima”.

“Un prete che durante la confessione riceve la notizia di un atto di pedofilia non deve andare subito dal giudice – aggiunge monsignor Bettazzi – perché la confessione è segreta. Deve persuadere chi si confessa, perché c’è qualcuno che paga, la vittima. Se il pedofilo è un prete io intanto lo isolerei, mi garantirei che non possa più nuocere. La prima cosa è questa, andare dal giudice dovrei pensarci un po’. E poi andare incontro alla persona ferita”.

Farà discutere anche la sua presa di posizione sul caso della processione di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria:

“Al prete di Oppido, Don Rustico, darei solo un buffetto, un rimprovero. Gli direi di non farlo più, non lo sospenderei. Deve essere lui a dire che non bisogna rendere onore a nessuno durante una processione”.

“Nel passato – dice Bettazzi – queste associazioni mafiose acceleravano la giustizia, avevano un ruolo positivo. Erano onorate società perché con la giustizia lontana garantivano la giustizia spicciola. La mafia è stata anche una cosa positiva all’inizio. Per esempio a un agricoltore rubavano l’asino, la giustizia non arrivava e allora c’era la mafia. Nasceva da una società civile non abbastanza attenta. Poi quando hanno cominciato ad ammazzare no”.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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